DIETRO LE QUINTE/ Berlusconi attacca Grillo per “colpire” Renzi

- Anselmo Del Duca

Solo contro tutti: è lo schema di Berlusconi in campagna elettorale. In passato come oggi. E l’ex Cavaliere non può correre il rischio di farsi soffiare i voti da M5S. ANSELMO DEL DUCA

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Silvio Berlusconi (Infophoto)

Si è calato nella parte come solo lui sa fare. L’offensiva mediatica di Silvio Berlusconi è ormai avviata, e il Cavaliere non perde nessuna occasione. La politica è sospesa, se ne parlerà probabilmente solo all’indomani del voto europeo. Per il momento la propaganda ha la meglio, anche perché non c’è nessuno che sa fare propaganda meglio di lui. 

Dove le restrizioni imposte dai giudici gli impediscono di arrivare, suppliscono i collegamenti in videoconferenza. E quindi non solo televisioni, ma anche contatto diretto con i suoi militanti. Amici e avversari sono avvisati: dalla furia dell’ex Cavaliere non si salverà nessuno. Primo bersaglio Matteo Renzi, definito una delusione. Una raffica di accuse, quelle mosse dall’ex Cavaliere, in primo luogo quella di pensare a una esosa patrimoniale da 400 miliardi e a un aumento sino al 45% delle tasse sulle successioni.

Si tratta di argomenti classici per spaventare il ceto medio, per convincerlo a rinnovare la fiducia a Forza Italia, oppure a farvi ritorno dopo qualche scampagnata magari dalle parti grilline. Ne ha fatto le spese anche Matteo Salvini, perché Berlusconi, rimasto seduto sulla poltrona di Lucia Annunziata ben oltre il tempo riservatogli a “In mezz’ora”, si è esibito in un sistematico controcanto teso a rubare al giovane leader leghista ogni argomento, dalla critica all’euro all’opposizione al rigore made in Germany.

Un Berlusconi scatenato a questo livello non si vedeva dalla campagna elettorale delle politiche 2013. Adesso, come allora, l’impresa è disperata: una rimonta al limite del folle per contrastare sondaggi impietosi nel disegnare la crisi di Forza Italia e della sua stessa leadership. Lui assicura che il partito azzurro è unito, e che il 25 maggio conseguirà un risultato eccellente, addirittura superiore al 25%. Sarebbe un successo clamoroso, se si pensa che un anno fa il Pdl si fermò (come partito) al 21,6% e che da allora c’è stata pure la scissione di Alfano.  

Il futuro ha sempre più le sembianze della figlia Marina. La discesa in campo della primogenita non è più esclusa categoricamente, come in passato. Certo, dovranno essere gli elettori a consacrarla, ma lo stesso Berlusconi le riconosce capacità e carisma adeguati. E poi il cognome è un brand da preservare. 

Si tratterà di vedere se anche il partito la penserà come lui, oppure se le spinte centrifughe, oggi sopite in ragione della campagna elettorale, torneranno a galla e si trasformeranno in emorragia o, ancor peggio, in diaspora. Tutto dipenderà dal risultato europeo, il cui valore travalica ormai quello della competizione per Strasburgo. La sfida è sopravvivere, non farsi spazzare via dalle due maree montanti, il renzismo e il grillismo. 

Con il premier lo scontro è a tutto campo per quanto riguarda i provvedimenti di governo. Diverso il discorso sulle riforme costituzionali, dal momento che Berlusconi ha detto chiaramente di conservare la velleità di essere riconosciuto come padre della patria dai futuri libri di storia. Doppio binario, quindi, e attenzione a non rompere del tutto, anche se in campagna elettorale non si faranno passi avanti, come dimostra l’accanimento con cui viene affondata l’ipotesi del governo sul futuro del Senato. Agitare lo spettro di mettersi a cavalcare il presidenzialismo serve allo stesso modo a mantenere le distanze, affinché il premier non possa sbandierare risultati in questo campo prima del 25 maggio.

Nessuna precauzione sarà invece usata nei confronti del Movimento 5 Stelle: il leader azzurro lo sente come concorrente diretto che gli contende una rilevante fetta dell’elettorato moderato. Da qui il paragone fra Grillo e Hitler e gli affondi sull’inutilità del voto dato ai grillini.

Il tallone d’achille di Berlusconi rimane il fatto che la battaglia da qui alle elezioni europee la dovrà condurre sostanzialmente da solo. Non potrà contare, al di là delle dichiarazioni di facciata, né sul suo partito, né sugli alleati. E, ovviamente, non potrà attendersi alcuno scontro dagli avversari del Pd.

Solo se saprà sopravvivere a questa prova potrà pensare al futuro, quello suo e quello del suo partito. E dovrà affrontare quella scelta sempre rinviata, quella della successione a se stesso.

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