CAOS FI/ Sorgi: Berlusconi? La crisi del centrodestra è in mano ai pm

- int. Marcello Sorgi

Forza Italia è in fermento. Ci sono senatori che vogliono il senato elettivo, ed è in vista una riunione con Berlusconi, che intanto lancia segnali di riunificazione a Ncd. MARCELLO SORGI

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Silvio Berlusconi (Infophoto)

Forza Italia ribolle. Diversi senatori vogliono il senato elettivo, col rischio di far saltare il patto del Nazareno, ma a quel punto potrebbe crollare anche l’intesa sull’Italicum. Nel frattempo, Berlusconi ha rivolto un appello alle forze moderate a tornare insieme per vincere, perché le elezioni non sarebbero lontane. Le premesse non ci sono, gli ha risposto Gaetano Quagliariello (Ncd) sul Corriere di giovedì. Abbiamo chiesto a Marcello Sorgi, editorialista de La Stampa, cosa succede nell’area di centrodestra. “Sullo sfondo rimane il problema di riorganizzare il centrodestra più o meno come è avvenuto nel centrosinistra con l’arrivo di Renzi, ma non si intravede un metodo”.

Dunque l’appello di Berlusconi è destinato a cadere nel vuoto?
Finché alla guida di Forza Italia resta Berlusconi, la vedo difficile; quelli di Ncd se ne sono andati perché volevano che Berlusconi passasse la mano. La coalizione si è rimessa insieme in occasione di elezioni locali, ma senza risultati concreti. 

Cosa servirebbe?
Il Pd ha fatto le primarie, Renzi le ha vinte, una volta segretario ha fatto cadere Letta, ha assunto la guida del governo e ha preso il 40 per cento. Tutto questo nelle vecchie componenti del centrodestra è di là dal cominciare. 

È singolare che sia Crosetto (Fratelli d’Italia) che Quagliariello (Ncd) guardino al ruolo svolto nel centrosinistra da Matteo Renzi…
Il problema molto semplice è che il Pdl prima e Forza Italia poi sono state formazioni a proprietà esclusiva di Silvio Berlusconi. Non c’è democrazia interna, c’era e c’è un leader, il leader decideva tutto e gli altri obbedivano. La sentenza di condanna della Cassazione e poi la decadenza da senatore hanno mandato in crisi questo modello. Quando Berlusconi ha cercato di scambiare il sostegno al governo con la grazia non c’è riuscito, il centrodestra si è spaccato e un pezzo è rimasto al governo. Oggi, nella realtà delle cose, siamo ancora fermi a quella situazione.

Come spiega il fermento di questi giorni?
Le votazioni degli emendamenti la prossima settimana sono un’incognita, ed esiste obiettivamente l’occasione di dare una legnata a Renzi. La vogliono i dissidenti del Pd, la vuole Sel che ha subito una scissione in favore di Renzi… Forza Italia dovrà scegliere se sostenere il progetto di riforma contenuto nel patto del Nazareno. Berlusconi può decidere se sostenere Renzi, battendo gli emendamenti contrari. Se questo non avviene, i senatori di FI, non governati da Berlusconi, in parte si alleano coi dissidenti Pd, mandano sotto il governo e affossano la riforma. 

Con quali risultati?

La sconfitta della riforma non sarebbe probabilmente definitiva, ma si creerebbe una turbolenza tale da portare presto o tardi, secondo me più tardi che presto, a un nuovo giro di elezioni anticipate. Quello dei dissidenti, come la decisione di parte dei forzisti di sostenerli, non sarebbe un grande progetto politico. 

Ma per Renzi sarebbe uno smacco. 
È da vedere. Io credo che alla fine i senatori di FI e anche quelli della Lega aiuteranno Renzi ad approvare la riforma del senato, anche perché agli occhi dell’opinone pubblica affossarla sarebbe un fatto negativo. Renzi avrebbe buon gioco nel fare i nomi di chi ha sabotato le riforme e si intesterebbe la battaglia per mandare a casa i nemici del cambiamento. Andremmo verso una tornata elettorale dove Renzi si sceglierebbe i suoi nuovi senatori uno per uno. Non è che se Renzi ora viene sconfitto rinuncia alle riforme; o gliele fanno fare, o in primavera si va alle elezioni. Ecco perché quelli che votano contro le riforme del governo votano anche contro se stessi.

L’attivismo di un Raffaele Fitto porterà a qualche risultato? Prima delle europee si parlava di gruppi autonomi, se il voto fosse andato male.
Secondo me il chiarimento interno alle componenti del vecchio centrodestra ci sarà quando si chiarirà bene quale sarà il destino giudiziario di Berlusconi. Il leader di FI sta andando incontro a un processo d’appello per il caso Ruby, a un processo a Napoli per la compravendita dei senatori, a un altro processo a Milano per corruzione di testimoni. Se dovesse inanellare una serie di condanne, allora sì che si potrebbe innescare un processo di rinnovamento nel centrodestra. Al momento però mi sembra più probabile che si acceleri la frantumazione, non la riaggregazione. Molto dipenderà dalla legge elettorale. Se questa mantiene una soglia di ingresso alta, i partitini non sapranno dove andare.

Dunque a FI conviene davvero l’Italicum?
Certo. Se le componenti del vecchio centrodestra si organizzassero, la soglia del 37 per cento potrebbero pure raggiungerla. In elezioni fatte con l’Italicum, il Movimento 5 Stelle tornerebbe ad essere il terzo partito, perché difficilmente Grillo può allearsi con altri. Berlusconi avrebbe interesse a un proporzionale solo se pensasse che il centrodestra non può vincere mai più. Tanto vale allora smettere di fare politica.

(Federico Ferraù)

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