NUOVO SENATO/ Minzolini (FI): quello che vuole Renzi è una casta di inquisiti

- int. Augusto Minzolini

Per AUGUSTO MINZOLINI (FI) si rischia di fare una riforma che è il simbolo e l’emblema di quella casta contro cui Renzi si è sempre scagliato nella sua scalata prima al Pd e poi al governo

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Augusto Minzolini (Infophoto)

“Rischiamo di fare una riforma che è il simbolo e l’emblema di quella casta, contro cui Renzi a parole si è sempre scagliato nella sua scalata prima al Pd e poi al governo”. Sono le parole di Augusto Minzolini, senatore di Forza Italia, che si oppone alla riforma di Palazzo Madama sul punto dell’elettività di secondo grado. Una posizione che Minzolini condivide non solo con altri esponenti del suo partito, ma anche con i “ribelli” del Pd capeggiati da Vannino Chiti. Intanto il dibattito in Senato prosegue con i tempi contingentati dalla cosiddetta “ghigliottina”, attraverso cui si stabilisce una data allo scadere della quale la discussione terminerà per passare allo scrutinio finale.

Senatore Minzolini, che cosa ne pensa della piega assunta dal dibattito sulle riforme?

Si sta facendo passare l’idea che ci sia una parte del Senato che vuole bloccare le riforme. Io ho appena votato un emendamento che chiedeva di abolire il primo e il secondo capo della riforma, proprio perché sarebbe stato come cancellarlo del tutto. Nella realtà c’è un’unica questione che riguarda l’elettività del Senato, e io ho posto un problema chiarissimo al premier dicendo che se da parte sua ci fosse una posizione meno rigida, nel giro di una settimana avrebbe la riforma in tasca.

Con quali conseguenze sul piano politico?

Sarebbe un risultato storico, perché riuscirebbe a ottenere una riforma che comporterebbe il superamento del bicameralismo e cambierebbe le funzioni delle due camere. Di fatto si affiderebbe soltanto a una delle due Camere la facoltà di esprimere la fiducia sul governo. Tutto ciò è messo in discussione e sottoposto a un grande stress dal punto di vista parlamentare, perché Renzi su questo punto continua a dire di no senza spiegare il perché.

Secondo lei il no viene da Renzi o da Berlusconi?

Il no viene da Renzi. Berlusconi è anche un po’ perplesso rispetto all’atteggiamento di Renzi. Il superamento del bicameralismo, su cui tutti siamo d’accordo, deve coniugarsi con la tradizione di questo Paese. E’ inutile fare discorsi sul sistema francese o tedesco, perché si tratta di nazioni diverse. Tanto più perché in Italia stiamo creando le condizioni per una elezione di secondo grado, in cui i senatori sono nominati dai consiglieri regionali. Rischiamo di fare una riforma che è il simbolo e l’emblema di quella casta, contro cui Renzi a parole si è sempre scagliato nella sua scalata prima al Pd e poi al governo.

Per quale motivo il nuovo Senato è l’emblema della casta?  

Perché su 920 consiglieri regionali, almeno 500 sono inquisiti. L’immunità parlamentare con l’elezione al Senato è decisa dai consiglieri regionali, ed è prevedibile che si cercheranno di nominare gli inquisiti per salvarli da un’eventuale condanna. Basterebbe quindi garantire l’elettività di primo grado dei senatori, che non interviene per nulla sul superamento del bicameralismo perfetto o sulla divisione tra i compiti e le funzioni delle due camere.

 

Che cosa ha in mente Berlusconi per il futuro di Forza Italia?

Di Berlusconi possiamo dire tutto quello che vogliamo, ma un dato bisogna riconoscerglielo: da 20 anni segna la politica italiana e le ha dato un impulso di modernizzazione di cui vediamo gli effetti. Per la prima volta, consapevolmente o inconsapevolmente, la sinistra subisce il fascino di quel modo di fare politica. Renzi nei fatti riprende molte di quelle tematiche, anche se a volte rischia di trasformarsi in una sorta di caricatura. Sulla riforma della Costituzione l’atteggiamento di Berlusconi sarebbe stato molto più attento alle indicazioni che provenivano dal dibattito del Senato, e non si sarebbe bloccato su una posizione rigida quanto inspiegabile sulla questione dell’elettività.

 

(Pietro Vernizzi)

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