CAOS PD/ Caldarola: la spaccatura del partito “fa bene” a Renzi

- int. Peppino Caldarola

Per PEPPINO CALDAROLA, la leadership di Renzi trasformerà in modo così radicale il partito, da rendere difficile la coesistenza con altre componenti. Ci troviamo su una rotta di collisione

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Renzi lancia l’aut aut ai senatori ribelli, Chiti gli risponde che così com’è la riforma di Palazzo Madama non va. Lui e gli altri 20 senatori democratici che sostengono la mozione alternativa non voteranno il decreto legge costituzionale del governo, se non sarà superato lo scoglio dell’elezione di secondo grado. Ieri si è tenuta la riunione del gruppo del Pd al Senato, senza però la presenza del premier. Ne abbiamo parlato con Peppino Caldarola, ex direttore dell’unità ed ex deputato di Ds e Pd.

Il vero problema che agita i ribelli del Pd è la riforma del Senato o la leadership di Renzi?

Sicuramente la riforma del Senato ha un ruolo, ma non credo che sia la vera questione. In primo luogo perché nella tradizione della corrente di sinistra del Pd, quella che viene dal Partito Comunista, la fine del bicameralismo era un tema all’ordine del giorno. In secondo luogo questa predilezione per le preferenze non fa parte della tradizione della sinistra. Quindi credo che sia in atto un vero e proprio scontro per mettere in discussione la leadership di Renzi, per contenerla e cercare di condizionarla. E’ uno scontro dettato anche dalla paura che Renzi trasformi così radicalmente il partito da renderlo inospitale per queste aree conservatrici, di cui una persona perbene come Chiti rappresenta la problematica. Chiti è una bella persona ma con posizioni nettamente conservatrici.

Che cosa ne pensa dell’aut aut di Renzi ai senatori ribelli?

Gli aut aut non mi piacciono, però non mi piace neppure questa battaglia della minoranza che sposa una tesi francamente impossibile. Renzi è sottoposto a un tipo di attacco logorante che con il tempo è divenuto insopportabile. Il premier non è contestato perché propone cose che ad altri non piacciono, ma la contestazione che gli viene fatta è di avere in mente un’idea autoritaria delle istituzioni. Chi non è d’accordo con una certa area della sinistra minaccia la democrazia. Posso capire quindi che da parte di Renzi ci sia una reazione dura. Il premier si trova di fronte non solo a chi contesta la legittimità della sua posizione e della sua leadership, che è stata suffragata da una votazione delle Primarie e poi dalle Europee, ma è addirittura accusato di attentato alle istituzioni della democrazia. C’è qualcosa di esagerato e di inaccettabile nelle posizioni della minoranza del Pd.

Eppure dare ultimatum non rivela in qualche modo l’intrinseca debolezza di Renzi?

Mi permetta di azzardare una previsione. La leadership di Renzi trasformerà in modo così radicale il suo partito, da rendere difficile la coesistenza di altre componenti. Ciò non avverrà perché Renzi cerchi di dominare, ma perché la leadership di Renzi è insopportabile per questo mondo conservatore come quello rappresentato da Chiti. Ci troviamo su una rotta di collisione e Renzi lo sa. Un po’ per temperamento, un po’ perché non vuole farsi condizionare, un po’ perché fatto oggetto di accuse ridicole come quella di essere un possibile dittatore, allora anche il premier alza il tono. Il dato di fatto di fondo è che Renzi ha il consenso popolare dalla sua.

 

E’ possibile una convivenza di Renzi e Chiti nello stesso partito?

Per quanto mi riguarda la risposta è no.

 

Al di là delle valutazioni politiche, che cosa ne pensa del merito del dibattito sulla riforma del Senato?

Che il Senato non sia eletto direttamente è un passaggio che accetto. In diversi paesi c’è il monocameralismo, in numerosi altri le Camere sono due, con valutazioni e procedure diverse. Ritengo giusto che una delle due camere debba essere selezionata attraverso i meccanismi che Renzi propone.

 

(Pietro Vernizzi)

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