IL CASO/ Fassina: articolo 18, Alfano è l’alleato di Draghi contro Renzi

- int. Stefano Fassina

Per STEFANO FASSINA (Pd) abolire l’articolo 18 aggraverebbe la recessione e farebbe lievitare il debito pubblico. Solo la destra ideologica e disperata continua a proporre questa misura

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Angelino Alfano (Infophoto)

Tre mosse in tre mesi per sbloccare l’economia dell’Italia. E’ la proposta del ministro dell’Interno Angelino Alfano, che le ha elencate così: “La prima: dare un segnale di forte semplificazione delle regole con l’abolizione dell’articolo 18 entro la fine di agosto. La seconda: pagare quindici miliardi di debiti della pubblica amministrazione entro fine settembre. Terza: la delega fiscale”. Ne abbiamo parlato con Stefano Fassina, responsabile Economia e lavoro della segreteria del Partito democratico.

Che cosa ne pensa dell’uscita di Alfano sull’articolo 18?

L’obiettivo di Alfano è soltanto quello di recuperare un po’ di visibilità, dopo essere stato messo al margine.

Politicamente che cosa significa questa sfida per la maggioranza?

Non significa nulla. Alfano ha il 4%, ieri ha “conquistato” qualche titolo di giornale e tutto finisce qui.

Nel merito che cosa ne pensa?

Nel merito abolire l’articolo 18 aggraverebbe la recessione e farebbe lievitare il debito pubblico, perché è una misura recessiva. Solo la destra ideologica e disperata continua a proporla.

In che senso aumenterebbe il debito pubblico?

L’abolizione dell’articolo 18 aggrava la recessione, e quindi aumenta il rapporto tra debito e Pil. E’ una misura recessiva e non espansiva. Si aumenta la precarietà del lavoro, è una modifica normativa finalizzata a ridurre le retribuzioni, e quindi a rendere i lavoratori ancora più ricattabili. Come conseguenza si riduce la domanda interna e quindi ulteriormente il Pil, aggravando la recessione.

Fino a che punto la maggioranza al governo è solida?

Dipende da quale agenda si vuole portare avanti. Se si vuole portare avanti l’agenda con cui il presidente del Consiglio ha ottenuto la fiducia a febbraio, la maggioranza è ancora solida. Se si vuole invece portare avanti un’agenda in linea con le richieste di Draghi allora è certamente più complicato.

Il portavoce del Pd Guerini ha detto che l’accordo con Forza Italia sarà solo sulle riforme, Berlusconi spinge per un sostegno al governo anche sull’economia….

Credo che sarebbe grave se arrivasse un sostegno di Berlusconi sull’economia. Vorrebbe dire che il governo Renzi attua un’agenda di destra.

L’Italia è davvero allo stremo come dice Berlusconi?

No, l’Italia ha problemi ma questi ultimi possono essere superati se si cambia rotta. Se si continua sulla rotta di Berlino, Bruxelles e Francoforte allora l’Italia va a sbattere.

 

Intervistato dal Financial Times, Renzi ha detto: “Sulle riforme decido io, non la Troika”. Che cosa ne pensa di queste affermazioni?

Finalmente un presidente del consiglio italiano afferma così. Draghi è andato oltre, e vorrei capire sulla base di quale legittimazione ha parlato. Certamente non ha una legittimazione politica o istituzionale, perché è responsabile della politica comunitaria, e non ha neanche una legittimazione tecnica, perché l’unico obiettivo che la banca centrale doveva garantire, cioè l’inflazione al 2%, è clamorosamente mancato. Draghi si occupi di portare l’inflazione al 2%, mentre la politica si occupa dell’agenda delle riforme.

 

Che cosa pensa delle prossime sfide del governo, cioè ddl sulla pubblica amministrazione e jobs act?

Penso che dobbiamo portarle avanti realizzando bene queste riforme. Per quanto riguarda il Jobs Act dobbiamo puntare a estendere gli ammortizzatori sociali e a rafforzare le politiche attive per il lavoro. Per quanto riguarda la pubblica amministrazione occorre razionalizzare e valorizzare il lavoro pubblico.

 

(Pietro Vernizzi)

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