SCENARIO/ Sgarbi: torma il “pentapartito” modello Renzi

- int. Vittorio Sgarbi

Per VITTORIO SGARBI, quella di cui si sta discutendo non è la riforma di Renzi e Berlusconi, bensì quella di Nicola Gratteri che è il miglior pubblico ministero nel nostro Paese

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Matteo Renzi (Infophoto)

Intervengo perché c’è una campagna stampa contro il M5S che è vergognosa. Queste sono schifezze del nostro ebetino presidente del consiglio, che se tornassi indietro non solo non parlerei con lui, come ho fatto, dicendo che è una persona non coerente e non affidabile, come gli ho detto, ma direi che è un bugiardo, un falso e un ipocrita”. E’ l’invettiva con cui Beppe Grillo investe il presidente del Consiglio sul suo blog, dopo che il dibattito sulla riforma della giustizia è tornato ad accalorare i toni. Lontano dai riflettori della politica, sul disegno di legge è però al lavoro la commissione di esperti presieduta da Nicola Gratteri, procuratore aggiunto di Reggio Calabria. Ne abbiamo parlato con Vittorio Sgarbi, politico, esperto dei problemi della giustizia e assessore alla rivoluzione per il Comune di Urbino.

Che cosa ne pensa delle critiche del M5S alla riforma della Giustizia?

Alla riforma della giustizia sta lavorando Gratteri, che è uno dei pm più considerati e che presiede la commissione di esperti che sta elaborando il disegno di legge. La vera questione quindi è se questa riforma l’abbia fatta Orlando, cosa che non credo, o se l’abbia fatta Gratteri. Se poi M5S e Sel si vogliono mettere contro Gratteri, lo fanno nella loro superba ignoranza. Se cinque deficienti di 5 Stelle criticano uno dei pm migliori che abbiamo in Italia, manderei loro in Calabria a fare i magistrati, così vediamo che figura fanno.

L’obiezione del M5S però è che a fare la riforma della giustizia siano Renzi e Berlusconi insieme…

Questa obiezione riguarda la maggioranza che approverebbe la nuova legge. Il problema è che i testi delle riforme sono normalmente elaborati dai tecnici, mentre i politici possono al massimo dare un indirizzo. Quindi la questione è una sola, se quella della giustizia sia la riforma Gratteri o la riforma Renzi. Poiché a me risulta che il vero autore della riforma sia Gratteri, è evidente che i 5 Stelle ignorano che l’articolato è stato formulato dal più importante pubblico ministero in Italia e quindi non ha niente a che fare né con Berlusconi né con Renzi.

Vuole dire che Berlusconi e Renzi non c’entrano nulla?

I due sono semplicemente i titolari dello schieramento trasversale che andrà a votare la riforma. La maggioranza e Forza Italia stanno collaborando proprio per il rifiuto del M5S di partecipare a qualsiasi trattativa con il governo. Non sono però convinto che la riforma della giustizia nasca da una riflessione di Berlusconi e Renzi. Berlusconi non è mai riuscito a farla, quando era al governo, perché è un incapace totale. Renzi si è impegnato a fare la riforma, ma dubito che l’abbia affidata a Orlando il quale è un poverino. La contrapposizione non è dunque con Renzi e Berlusconi, ma tra il M5S e Gratteri che da solo vale di più di tutti i 5 Stelle messi insieme.

Lei come vede in questo momento le prospettive del governo Renzi?

Le prospettive del governo Renzi sono molto positive. Dal momento che l’opposizione è composta da Berlusconi e da Grillo che sono tra loro incompatibili, non ha nessuna possibilità di prevalere sul Pd. Bene fa quindi Berlusconi a stringere accordi con Renzi, anche perché non ha alternative. Il Pd si sta muovendo in una prospettiva simile al Pentapartito nella Prima Repubblica, in cui si aggiungevano progressivamente dei pezzi a una maggioranza relativa molto forte.

 

Come si spiega questo cambiamento di paradigma?

Ciò che è avvenuto è che si è dissolto completamente il bipolarismo, perché sia Grillo sia Berlusconi alle Europee sono stati ben lontani da qualsiasi risultato che li potesse rendere competitivi nei confronti del Pd. Quindi a questo punto avremo un polo più forte, cui si aggiungeranno delle altre parti in un consociativismo che è quello che i grillini lamentano, ma che di fatto è la fine del bipolarismo.

 

L’Italicum potrebbe ripristinare un bipolarismo di fatto?

Qualsiasi sia la riforma elettorale che sarà approvata, non toglie che il bipolarismo non c’è più. L’Italicum è una legge costruita per un bipolarismo che in realtà si è già dissolto.

 

(Pietro Vernizzi)

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