VITTADINI/ Un Meeting oltre le ideologie

L’intervista di GIORGIO VITTADINI al “Corriere della Sera” di oggi, in occasione dell’apertura della 35 edizione del Meeting di Rimini. “L’uomo? Irriducibile desiderio di bene”

24.08.2014 - int. Giorgio Vittadini
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L’intervista di Francesco Alberti a Giorgio Vittadini uscita “Corriere della Sera” di oggi, in occasione dell’apertura della 35 edizione del Meeting di Rimini.

Lo si può anche definire “periferico” il Meeting numero 35 di Comunione e Liberazione che da oggi e per una settimana riempirà i padiglioni della Fiera di Rimini. Ma non per l’assenza del premier Renzi, compensata da una folta pattuglia di ministri, sottosegretari ed esponenti del renzismo più ortodosso, ma perché, con scelta tutt’altro che trendy, l’appuntamento riminese si prefigge di sondare “una periferia” esistenziale e culturale che, al pari delle tante periferie “fisiche” che deprimono le nostre città, presenta vuoti e macerie, rendendo necessaria una ricostruzione fondata sul confronto e la ricerca del bene. “E’ l’unica via, ma non è considerata importante: periferica, appunto…” sospira Giorgio Vittadini, 58 anni, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà dopo anni alla guida della Compagnia delle Opere e tra i fondatori del Meeting. Sarà una kermesse dal forte afflato internazionale (ospiti da 43 Paesi) che in tempi di guerre permanenti rilancia il tema del dialogo, boccia gli interventismi unilaterali e confida nel ruolo dell’Onu. Sul piano interno, rispetto a quando veniva etichettato non sempre benevolmente come “palcoscenico del potere” (“Alcuni incontri non sono stati il massimo: possiamo sbagliare ma proviamo a costruire” ammette Vittadini), ora il Meeting tende a defilarsi da formule e schieramenti (“Filogovernativi? Se fallisce questo governo di unità nazionale, rischiamo di finire nel Terzo Mondo”), imputa al centrodestra berlusconiano di “aver mancato nel 2008 l’occasione storica di una rivoluzione liberale”, non chiude del tutto ai 5 Stelle.

Vittadini, una febbre bellica attraversa il mondo, il Papa parla di “terza guerra mondiale”. Nel titolo del Meeting si dice che “il destino non ha lasciato solo l’uomo”: si può ripartire da qui per arrivare dove? 

“Alle parole di papa Francesco quando parla del cuore dell’uomo che è irriducibile desiderio di bene. In questo consiste la vera religiosità che Gesù Cristo è venuto nel mondo a richiamare. Senza vera religiosità è menzogna ogni pretesa di soluzione perché non si riesce a tener conto di tutti i fattori della realtà”.

La realtà va però in un’altra direzione: bombardamenti, teste mozzate, stragi…

“E’ quello che succede quando viene dimenticato quello che ho appena detto. In particolare è il fallimento della dottrina ‘neocon’ sulle cosiddette ‘guerre di civiltà’ (vedi i due conflitti del Golfo) e di quella ‘liberal’ che teorizza l’esportazione delle democrazie occidentali. Eppure il passato dimostra che la convivenza è possibile: penso in Egitto fino al ’56 tra ebrei, musulmani e cattolici o al Libano dalle differenti comunità. Non a caso, il Meeting sarà aperto da padre Pizzaballa, custode di Terra Santa, che ha fatto da consulente al Papa per l’invocazione alla pace pronunciata insieme da Shimon Peres e Abu Mazen”.

Intanto il nostro Parlamento decide l’invio delle armi ai curdi e i droni americani bombardano: è la strada giusta?

“E’ giusta la difesa di fronte ad atti di terrorismo, ma in una logica di confronto, come dice anche il papa. L’errore è la soluzione unilaterale, la prova muscolare come nella crisi tra Ucraina e Russia…”.

 

A chi affidarsi?

“La mediazione dell’Onu è fondamentale, nonostante i suoi limiti, in Libano anni fa funzionò”.

 

Venendo alla politica italiana, al Meeting non ci sarà Renzi, ma molti ministri: la solita Cl filogovernativa, da Andreotti a Berlusconi, da Letta a Monti?

“Non è questione di ideologie, è che se non si esce da questa crisi, che è peggio di quella del ’48, si finisce nel Terzo Mondo. Va sostenuto qualsiasi sforzo unitario per il bene comune. E per questo va recuperato il senso dell’umano, come si vede nella mostra che dedicheremo a Guareschi e a Jannacci: i loro personaggi, “periferici”, ma autentici, seguono quello che hanno dentro di sé, non rispondono ad alcuna ideologia. E così sono capaci di mettere a nudo l'”io” di tutti.

 

C’era una volta il Meeting dei potenti (con polemiche annesse, le ultime sul caso Formigoni): e ora?

“E’ passato di tutto. Potenti, grandi uomini e ultimi del mondo ma il Meeting rimane. Errori? Certo, alcuni incontri si potevano evitare. Come ha detto don Carrón, presidente di Cl: ‘Possiamo aver dato dei pretesti’. Ma l’errore si supera se si riscopre che l’altro nella sua verità e diversità può essere una risorsa: una strada forse è meno appariscente, ma più profonda e duratura”.

 

Come giudica i primi mesi del governo Renzi?

“Si sta dando da fare. Di riforma istituzionale se ne parlava da 30 anni. Quella della Pubblica amministrazione sarà fondamentale…”.

 

Era meglio partire dalle riforme economiche?

“E’ il fronte più sensibile, lì si vedrà se davvero potremo farcela”.

 

A proposito di fare squadra, che ne pensa dei 5 Stelle?

“Vedo istanze giuste e altre distruttive. Sono agghiaccianti quando giustificano il terrorismo o la logica del tanto peggio, tanto meglio”.

 

Anno zero per il centrodestra?

“Nel 2008 Berlusconi poteva fare la rivoluzione liberale e ha fallito. Ora devono decidere che mondo vedono e vogliono, e questo vale anche per il centrosinistra”.

 

Francesco Alberti

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