FINANZA E POLITICA/ Forte: l’Istat è contro il patto Renzi-Berlusconi

- int. Francesco Forte

FRANCESCO FORTE commenta i dati dell’Istat sul secondo trimestre: “qualcosa non torna”. E indica a Matteo Renzi dove metter mano: mercato del lavoro, Giustizia, taglio delle spese e…

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Matteo Renzi (Infophoto)

Mentre il Parlamento, da giorni, è focalizzato sulla riforma del Senato e, a breve, sulla nuova legge elettorale, sono arrivati i dati Istat, che di fatto bocciano l’Italia: è recessione tecnica, con perdita di uno 0,2% del Pil nel secondo trimestre. Inutile nasconderlo: Renzi, Padoan ed esecutivo si auguravano notizie migliori e di opposto segno, ma il premier assicura che non arriverà alcuna manovra correttiva e che bisogna continuare, con coraggio, sulla strada imboccata, possibilmente accelerando. Abbiamo fatto il punto con Francesco Forte, ex ministro delle Finanze, che indica dove mettere, e al più presto, mano. (Clicca qui per leggere la rettifica dell’Istat su questa intervista, insieme al replica del Professor Forte).

Riforma del Senato e nuova legge elettorale sono le due priorità estive del governo Renzi, che tratta con Berlusconi. Gli ultimi dati Istat però sono preoccupanti: siamo in recessione. Non sarebbe il caso di spostare il baricentro dell’attenzione sull’economia?

Sicuramente è questo il punto decisivo, ma la priorità di Renzi e del Pd in massa, con i suoi sindaci e presidenti di regione, era ed è per una riforma del Senato che – secondo loro – gli assicurerà un grande potere, visto consentirà loro di essere arbitri dell’elezione del capo dello Stato. Oltre a sbagliare i conti, rendono la nomina del presidente della Repubblica di terzo grado, in contrasto con la Costituzione Italiana: voglio vedere se questa impostazione sarà considerata legittima…

Ma a parte questo…

Renzi sta prendendo tempo, ma, prima o poi, si dovrà pur occupare dei veri problemi. Quando lo farà, però, non avrà più tutto il consenso di cui gode attualmente. È tempo che l’esecutivo affronti di petto le vere sfide, che sono economiche. Padoan – di cui non ho grande considerazione – è una persona di grande reputazione internazionale come economista, ma la situazione che si trova a fronteggiare ha tutte le premesse per fargli fare pessime figure. Insomma, non sarà per nulla facile. Una cosa però va detta.

Prego.

Renzi è anche vittima di attacchi meramente strumentali. E mi riferisco anche agli stessi dati Istat: guardandoli bene c’è qualcosa che non mi quadra.

Si spieghi.

Io sono imparziale e non riesco bene a capire bene come con la crescita della produzione industriale – dello 0.9% – ci sia poi questo declino del Pil aggiustato per le stagionalità chissà come. Poi questa dichiarazione che abbiamo la recessione tecnica: allora, può anche essere vero, ma è un problema statistico diverso.

Quindi non stiamo andando così male?

Il primo semestre, ancorché in recessione, rispetto alla crescita dell’anno scorso ha guadagnato qualcosa. Quindi non è vero che abbiamo un -0,2% strutturale acquisito quest’anno, bensì un -0,2% congiunturale acquisito. Io vedo dunque che nel primo semestre abbiamo ottenuto un +0,1-0,2%. L’Istat sta barando perché sta per cambiare finalmente – e guarda caso lo fa a partire dal secondo semestre – il sistema dei conti, adeguandosi a quello europei. L’establishment comunistoide che lo governa non digerisce l’accordo con Berlusconi e allora ha lanciato un chiaro segnale politico al premier.

Renzi dice che in autunno non arriverà comunque alcuna manovra correttiva. È così?

È così, non ci sarà. Facciamo attenzione: dal punto di vista tecnico tutto ciò non influisce sul bilancio corretto per il ciclo, che tiene conto – come sconto – della fluttuazione ciclica. Se noi abbiamo lo 0,2% in più di peggioramento, questo viene eliminato dal calcolo del rapporto debito/Pil. Quindi dal punto di vista tecnico-giuridico della Comunità europa il nostro bilancio può anche perdere 0.2%. Tra l’altro non è detto affatto che le entrate seguano questo declino, visto che in gran parte vanno per conto proprio.

 

Il problema dove sta?

Le dico prima dove non sta: il vero problema, ripeto, non è che noi abbiamo perso uno 0,2% o quello che è, bensì il tasso di inflazione, oltre ad avere un rapporto debito/Pil mostruoso, accumulato dal malgoverno degli ultimi anni. È qui che bisogna intervenire d’urgenza: le carte per la ricrescita le avremmo anche.

 

Il presidente del Consiglio ha detto che per ripartire sono pronte cinque riforme. Quali sono le cose da fare?

Vado in ordine sparso. Allora, numero uno, nel campo del mercato lavoro, c’è necessità di contratti aziendali di flessibilità. Poi, riforma della Giustizia, stabilendo regole chiare per la magistratura (che vadano al di là di questa responsabilità civile delle toghe), che deve essere esautorata di alcuni potere insensati che ha.

 

Per esempio?

Il sequestro circa l’economia di mercato. Facciano i loro processi, ma non sta a loro sequestrare i beni.

 

Poi?

Taglio delle spese. Ed è una cosa molto semplice visto che qui in Italia c’è una grandissima quantità di superfluo, in particolare nelle 8mila imprese degli enti locali (oltre a Ferrovie, Poste e privati). E ancora, ridurre le imposte sulla proprietà. Ah, e per chiudere cambino la norma sul diritto di sciopero: esiste l’ordine pubblico; è ora di finirla episodi come quelli di Fiumicino, con bagagli lasciati in mezzo alla pista…

 

(Fabio Franchini)

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