INCHIESTA EMILIA-R./ Turci: vi spiego perché non è giustizia a “orologeria”

- int. Lanfranco Turci

Per LANFRANCO TURCI, l’inchiesta bolognese è in corso da due anni e sono stati gli avvocati dei candidati di vedere gli atti alla vigilia della presentazione delle firme per le Primarie

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Stefano Bonaccini continua la sua corsa (Infophoto)

Sia Stefano Bonaccini sia Matteo Richetti, i due candidati alle Primarie del Pd per l’Emilia-Romagna, sono indagati dalla procura di Bologna per i rimborsi gonfiati dei gruppi consiliari. Richetti si è già ritirato mentre Bonaccini per ora rimane in corsa. Richetti aveva inizialmente spiegato la sua mossa con motivi di “unità del partito”, ma poi si è saputo che è indagato per peculato. Entrambi i candidati sono renziani, e nei giorni scorsi l’Anm aveva criticato pesantemente il premier Renzi. Ne abbiamo parlato con Lanfranco Turci, ex presidente della Regione Emilia-Romagna ed ex deputato dei Ds.

L’inchiesta di Bologna è legata allo scontro Renzi-Anm?

Io sono contrario al tentativo di leggere sempre complotti o comunque meccanismi sotterranei. La protesta dell’Anm è di tre giorni fa, e riguarda piuttosto la riforma della giustizia. L’indagine sull’uso dei fondi dei gruppi consiliari regionali ha ormai due anni di vita, e sono stati gli avvocati dei due concorrenti alle Primarie che hanno chiesto l’accesso agli atti per andare a vedere a che punto era l’indagine. Non vedo in tutto ciò un meccanismo automatico per cui l’Anm protesta, e subito i giudici di Bologna procedono contro i due candidati alle Primarie del Pd.

Come si spiega allora che in Emilia-Romagna in questo momento risultino indagati il presidente uscente e i due principali candidati alle Primarie?

Ho l’impressione che l’ondata di indagini sulle Regioni che ha preso il via circa due anni fa in tutta Italia, abbia trovato anche in Emilia-Romagna una magistratura molto solerte. Ricordo che a essere coinvolte sono state anche Piemonte, Lazio e Lombardia. Errani è stato condannato per una vicenda in cui non compaiono elementi classici di corruzione, ma per un documento che secondo la sentenza di secondo grado sarebbe stato volutamente scritto in modo sbagliato. Nessuno ha ipotizzato che ci siano state tangenti tra quei finanziamenti a Pd ed Errani.

Posto che non c’è alcuna “giustizia a orologeria”, a chi giova questa inchiesta? Al M5S?

Intanto anche il gruppo consigliare del M5S, come del resto quello della Lega nord, è coinvolto in questa indagine. Nei giorni scorsi si saputo che il presidente del M5S avrebbe voluto candidarsi come presidente della Regione, ma Grillo lo stava sconsigliando perché è a sua volta fra gli indagati. Fatico a vedere chi possa giovarsi di questa vicenda. A livello nazionale il M5S finora non è mai stato coinvolto da inchieste perché è un nuovo movimento. Ma siccome in Emilia-Romagna l’inchiesta riguarda fatti molto recenti, e dal 2010 il M5S si trova già in consiglio regionale, non può certo trarre un particolare vantaggio da questo fenomeno.

 

Come giudica poi l’aspro confronto tra Anm e Renzi sulla riforma della giustizia?

Vedo con poca simpatia che l’Anm tra gli elementi di polemica abbia messo anche l’accorciamento delle ferie. Non mi pare una mossa molto acuta da parte dell’Anm, in un momento di crisi del Paese in cui si pretende di toccare anche le pensioni e i redditi più bassi, e si scarica tutto sui ceti più poveri della popolazione. In una situazione come questa, polemizzare per difendere i 45 giorni di ferie mi sembra una mossa poco accorta. Capisco che l’Anm non gradisca il fatto che Renzi tenda a dire che la crisi della giustizia ha a che fare con il fatto che i magistrati non lavorano abbastanza, ma se fossi stato nei giudici avrei evitato di toccare l’argomento.

 

(Pietro Vernizzi)

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