CAOS FI/ Belpietro: il partito di Berlusconi non ha futuro

- int. Maurizio Belpietro

Per MAURIZIO BELPIETRO, nessuno dei leader del centrodestra è in grado di tenere insieme la coalizione, tranne Berlusconi che però è ai servizi sociali e rischia di non potersi candidare

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Silvio Berlusconi (Infophoto)

Alta tensione in Forza Italia. Per Silvio Berlusconi, ai servizi sociali, è sempre più difficile controllare i gruppi parlamentari che rischiano ogni giorno di più di sfuggirgli di mano. L’ennesimo segnale che qualcosa non va la si è avuta giovedì, quando la candidatura di Antonio Catricalà alla Corte costituzionale è stata fatta cadere dalla fronda interna del partito. Ieri invece Raffaele Fitto ha duramente replicato a Mariarosaria Rossi, accusata di rilasciare patenti di appartenenza al partito. Abbiamo chiesto un commento a Maurizio Belpietro, direttore di Libero.

Come si spiega le tensioni interne a Forza Italia?

Berlusconi è confinato ai servizi sociali, quindi con un’agibilità politica piuttosto limitata, e soprattutto non è in Parlamento. E’ evidente che qualche problema si sta creando, perché qualcuno comincia a chiedersi che cosa accadrà se un domani Berlusconi non si potesse candidare. La linea dell’appoggio a Renzi non è proprio condivisa da tutti, e quindi all’interno di Forza Italia la situazione è piuttosto complicata. Reputo un problema il fatto che Berlusconi faccia il leader di Forza Italia senza potersi candidare quando un domani si andrà a elezioni.

Il centrodestra ha ancora un futuro senza Berlusconi?

Per ora non mi pare che di futuro ne abbia, perché nessuno dei leader o dei partiti di centrodestra è in grado di tenere insieme la coalizione. Né Alfano né la Meloni né Fitto riuscirebbero a ottenere i voti e a diventare i leader di una coalizione. L’unico che ha la capacità di fare la sintesi è Berlusconi. Il problema è che se domattina il Cavaliere non si potesse candidare, si aprirebbe un serio problema.

Come vede invece lo stato di salute della Lega nord?

La Lega nord sembrava un cadavere, invece Matteo Salvini è riuscito a trovare due o tre argomenti che hanno rilanciato l’elettorato leghista e il partito. Ora il segretario federale gioca la sua sfida personale, come anche la Meloni che sta cercando di allontanare i rappresentanti più logori per presentarsi come un leader nuovo. Il problema però è che il principale partito del centrodestra, Forza Italia, ha un leader che porta ancora a casa i voti ma non si può candidare. Le Regionali quindi non andranno particolarmente bene, a meno che si trovino dei candidati di centrodestra forti che per ora non vedo. Se permarrà questa situazione si andrà incontro a una débacle, e così il centrosinistra avrà ovunque la maggioranza assoluta.

In Forza Italia c’è un cerchio magico rappresentato da Mariarosaria Rossi e Francesca Pascale?

Queste sono tutte stupidaggini, la verità è che Berlusconi si è stancato delle liti di partito. Ma è sempre lui a decidere tutto, non certo la Rossi e la Pascale.

 

Renzi ha rimesso in agenda l’Italicum. Vuole tenersi una porta aperta?

Più che una porta aperta, Renzi vuole tenersi un portone, perché si rende conto che la situazione economica non migliora. Il premier sperava che nella nuova Commissione Ue passasse l’asse italo-francese, invece non è successo nulla di tutto ciò. La Merkel ha ancora una volta dettato la linea e quindi non c’è nessuna possibilità di un allentamento del rigore. Renzi inizia a chiedersi che cosa accadrà se il consenso di cui oggi gode dovesse andarsene rapidamente. Se alla luce dei risultati economici nella prossima primavera la situazione sarà più complicata, la vecchia guardia del Pd lo farà cadere. Siccome lui lo sa, si tiene aperto il “portone” delle elezioni anticipate.

 

Che cosa ne pensa della bocciatura di Catricalà alla Corte costituzionale?

Una parte di Forza Italia ha fatto cadere Catricalà perché è una figura esterna, e non una personalità organica al partito. Del resto Renzi per la stessa posizione ha scelto Violante. Alcuni esponenti di Forza Italia quindi hanno sentito che, dopo avere a lungo sorretto e sostenuto i suoi vertici, nel momento di fare delle nomine andava scelto una figura interna, e non un esterno come Catricalà.

 

(Pietro Vernizzi)

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