SCENARIO/ Sansonetti: Renzi deve liberarsi della Merkel e dei pm

- int. Piero Sansonetti

Per PIERO SANSONETTI, le ultime inchieste su Eni e Pd sono un avvertimento della magistratura al premier per convincerlo ad accettare le sue condizioni sulla riforma della giustizia

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Matteo Renzi (Infophoto)

“I candidati del Pd li scelgono i cittadini con le primarie, non soggetti esterni. In Emilia Romagna vinca il migliore”. Renzi affida a Twitter, come di consueto, il suo commento sull’inchiesta della magistratura bolognese sui candidati del Pd alle Primarie, Stefano Bonaccini e Matteo Richetti. Aggiungendo, a proposito dell’altra inchiesta che coinvolge il ceo dell’Eni, Claudio Descalzi, indagato dalla Procura di Milano con l’accusa di corruzione internazionale: “Sono felice di aver scelto Claudio Descalzi ceo di Eni. Potessi lo rifarei domattina. Io rispetto le indagini e aspetto le sentenze”. Ne abbiamo parlato con Piero Sansonetti, direttore del quotidiano Il Garantista.

Che cosa ne pensa dell’inchiesta di Bologna e dell’avviso di garanzia a Descalzi?

Mi sembra di essere come nei film western, quando il bandito spara intorno ai piedi della vittima per farla “ballare”. I magistrati stanno facendo esattamente la stessa cosa. Non penso che il loro obiettivo siano i candidati emiliani, bensì mandare un messaggio a Renzi: “O ritiri la riforma della giustizia o noi siamo in grado di abbatterti”. Indagando Bonaccini e Richetti si colpisce al cuore dell’Emilia rossa e del Pd. Indagando Descalzi inoltre hanno fatto vedere a Renzi che possono mettere nel mirino anche i suoi manager.

Che cosa vogliono esattamente i magistrati?

Se leggiamo l’editoriale del Fatto Quotidiano di giovedì, scritto da Marco Travaglio, il capo dell’“ala militare” della magistratura, si pongono tre condizioni: reintrodurre il reato di falso in bilancio, rinunciare alla modifica del periodo feriale e cancellare ogni norma sulla responsabilità civile dei giudici. La partita è tutta qui, se il governo non rinuncia a questi tre punti c’è la possibilità che i magistrati arrivino a incriminare Renzi.

Secondo un sondaggio di Diamanti i consensi del premier sono crollati di 15 punti in tre mesi. Lei come se lo spiega?

E’ evidente che Renzi aveva scommesso sulla ripresa economica, che tutti noi pensavamo fosse iniziata e che non si sarebbe arrestata. Il fatto che contro tutte le previsioni la ripresa si sia fermata in tutta Europa e che stiamo tornando in recessione, per il premier è un grande problema. Dal momento che tutte le forze politiche hanno investito su Renzi è difficile mandarlo a casa. Naturalmente l’unica forza che è in grado di mandare a casa chi vuole è la magistratura.

Per quanto riguarda l’economia, Renzi è un burattino di Bruxelles?

Renzi ha ben pochi margini da questo punto di vista. Quello che potrebbe fare è cambiare completamente la linea economica, scegliendo una politica di sinistra, sganciandosi dall’Europa e ponendosi come alternativa alla “destra” della Merkel. Per fare una politica di sinistra ci vuole però anche una sinistra che stia in piedi, e oggi non ne troviamo tracce né in Italia né in Europa. L’assenza della sinistra dalla scena politica rende molto difficili i margini di autonomia per le politiche nazionali. Non si può fare altro che stare dentro al recinto definito dalla Merkel.

 

Su giustizia e politica economica, Renzi si lascerà ingabbiare o stupirà tutti?

Renzi può accettare la sfida e cercare di cambiare i rapporti di forza in Italia con una vera riforma della giustizia, oppure accettare da un lato il dominio europeo e dall’altra quello della magistratura, sperando che queste due grandi potenze lo accompagnino indenne al 2018, dopo di che si vedrà. Sospetto che la sua strategia alla fine sarà quella di chiacchierare e basta, per non disturbare né l’Europa né la magistratura. Renzi è al bivio tra fare la “rivoluzione” e assecondare i poteri forti, e penso e temo che farà la seconda scelta.

 

(Pietro Vernizzi)

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