RETROSCENA/ Articolo 18 e Nazareno, i “diversivi” di Renzi per bloccare il Parlamento

- int. Furio Colombo

Per FURIO COLOMBO, le scelte politiche di Renzi sono sempre più inspiegabili e nascondono i contenuti del patto segreto del Nazareno con il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi

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“Nel mio partito c’è chi pensa che dopo il 40,8% alle Europee si possa continuare con un ‘facite ammuina’ per cui non cambia niente e Renzi fa la foglia di fico: sono cascati male, ho preso questi voti per cambiare l’Italia davvero”. Lo ha detto il capo del governo Renzi in un’intervista per il Tg2, dopo che il tema del lavoro e in particolare la questione dell’articolo 18 ha scatenato lo scontro all’interno del Pd. Tanto che Gianni Cuperlo ha subito risposto in modo diretto al leader del suo stesso partito: “La delega sul lavoro è ancora troppo vaga. Chi fa il segretario e premier ha il dovere di indicare il percorso. Non possiamo accettare una discussione strumentalizzata per dividere il Pd tra innovatori e conservatori o minacciare decreti”. Abbiamo chiesto una valutazione a Furio Colombo, editorialista de Il Fatto Quotidiano ed ex direttore de l’Unità.

Che cosa ne pensa della fibrillazione in atto all’interno del Pd?

Renzi meraviglia da un lato per la sua tempestività, bravura, efficacia, e dall’altra per quelli che sembrano degli errori clamorosi. Gli conveniva andarsi a mettere adesso in un pasticcio come quello sull’articolo 18? Gli conveniva avere adesso questo tipo di battaglia e di scontro? Francamente non capisco perché non abbia pensato di avviarsi a un momento estremamente difficile della sua nuova leadership senza aggravare ulteriormente la situazione.

Lei che cosa ne pensa dell’incontro tra Renzi e Berlusconi che ha riaperto la partita sull’Italicum?

Renzi e Berlusconi lo fanno perché lo devono fare, c’è qualcosa che forza questo evento ad avvenire. Il problema è che non sappiamo nulla di che cosa abbiano effettivamente deciso per quanto riguarda l’Italicum. Il patto del Nazareno richiede una verifica pubblica, altrimenti non si capisce l’interesse che avrebbe Renzi a incontrare Berlusconi in modo così ufficiale e vistoso. La “grande pacificazione” non esiste, non è mai avvenuta e non può avvenire tra persone che non hanno gli stessi valori e non credono nelle stesse cose.

Che cosa ci sta nascondendo Renzi?

Tutto ciò che ha fatto Renzi finora è stato alla luce del sole, ma il segretario del Pd sta nascondendo il patto del Nazareno. Come dice Brunetta, quel patto non è stato rivelato, non sappiamo che cosa richiede e prevede.

Renzi si è impegnato a salvare le imprese di Berlusconi?

Il solo fatto che esista il Patto del Nazareno è comunque un’alleanza con Berlusconi. Per quale ragione quest’ultima fosse necessaria, e perché soprattutto celebrarla così spesso e così clamorosamente, è una cosa non chiara e dobbiamo rassegnarci a questo dato di fatto.

 

Ma in fondo non è stata la linea dura del M5S a consegnare Renzi nelle mani di Berlusconi?

Purtroppo questa è una buona diagnosi di un errore grave, dettato da incompetenza parlamentare, ma che certamente è avvenuto. E’ avvenuto proprio questo, il M5S ha fatto un regalo a Berlusconi.

 

Che cosa dovrebbe fare il M5S per evitare di continuare a cadere in questo errore?

Dovrebbe fare quello che hanno fatto i radicali al tempo in cui erano un vero gruppo parlamentare. Non mi riferisco all’ultimo periodo, in cui sono vissuti all’interno del Pd, ma a quando erano un gruppo di cui faceva parte anche Pannella. I radicali si autoconvocavano la mattina presto e tentavano di discutere le cose che il Parlamento non voleva discutere. In questo modo i radicali avevano un impatto molto forte sull’opinione pubblica.

 

Il movimento di Grillo potrebbe fare come Pannella?

Sì, il M5S dovrebbe tentare di seguire la stessa strada. I grillini, che alla Camera e al Senato rappresentano un gruppo numeroso, dovrebbero forzare le rispettive presidenze. Ciò dovrebbe avvenire attraverso un’alleanza, non attraverso una provocazione violenta. Avendo sempre in mente l’obiettivo di una convocazione delle Camere affinché esse si diano un ordine del giorno, invece di riceverne uno dall’alto. Non è costituzionale che le Camere siano impegnate tutto il tempo a fare esattamente ciò che richiede l’esecutivo.

 

(Pietro Vernizzi)

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