WHY NOT/ Sansonetti: anche i forcaioli hanno diritto al garantismo

Per PIERO SANSONETTI, anche se se ne è accorto in ritardo, le critiche di De Magistris alla magistratura sono vere e non c’è ragione per applicare nei suoi confronti la legge del taglione

27.09.2014 - int. Piero Sansonetti
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Luigi De Magistris (Infophoto)

“Non mi dimetto, lo facciano piuttosto quei giudici”. Sono le parole di Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, condannato per abuso d’ufficio per le intercettazioni realizzate nel corso dell’inchiesta “Why Not”. In consiglio comunale l’ex pm si è difeso parlando di “ambienti invisibili che vogliono mettere le mani sulla città e riportare alla ribalta un sistema di potere che è stato cacciato dal palazzo”, per poi aggiungere: “Non li chiamerò più poteri forti, ma li chiamerò poteri criminali, sistema criminale”. Per Piero Sansonetti, direttore de Il Garantista, “anche se se ne è accorto in ritardo, le critiche di De Magistris alla magistratura sono comunque vere e non c’è ragione per applicare nei suoi confronti la legge del taglione”.

Il giustizialista De Magistris adesso ha anche lui bisogno dei garantisti?

Tutti hanno bisogno dei garantisti, sarebbe sciocco non esserlo. Non condivido affatto la legge Severino, ed è giusto che se lo ritiene opportuno De Magistris rimanga al suo posto. Il sindaco di Napoli è stato eletto democraticamente, e quindi i giudici non hanno il diritto di mandarlo a casa, così come non hanno il diritto di mandare a casa nessuno. Proprio per questo non c’era bisogno che il governatore della Calabria, Scopelliti, si dimettesse, tra l’altro dopo essere stato condannato per lo stesso reato di De Magistris, abuso d’ufficio, che è di per sé un reato folle.

Quindi De Magistris deve andare avanti?

Faccia il sindaco di Napoli e poi, se vorranno, gli elettori lo manderanno a casa. Per me il fatto che De Magistris sia anche un magistrato non cambia nulla, in questo momento è un imputato e io lo difendo in quanto tale perché sono garantista.

Però il suo caso è un po’ una nemesi storica, no? Chi di spada ferisce…

Questo non sta né in cielo né in terra. Non è che se uno è un mio nemico non lo difendo più, sarebbe troppo facile. Anche i forcaioli hanno diritto al garantismo, e non soltanto chi è a sua volta garantista.

De Magistris ha dichiarato: “Non ci faremo piegare da questa melassa putrida che mette insieme pezzi di Stato che non hanno il coraggio di guardarti in faccia per dirti che ti vogliono abbattere, ma cercano sempre dietro le quinte di fregarti con procedimenti giuridici”. Lei che cosa ne pensa?

Non so esattamente a che cosa si riferisca De Magistris, e i suoi toni sono un po’ eccessivi. Ciò detto, però, fa benissimo a combattere, ha preso i voti ed è stato eletto. Ha tutte le ragioni ad arrabbiarsi perché una forza esterna e in parte eversiva come la magistratura lo vuole abbattere. Che poi De Magistris se ne sia accorto tardi non ha nessuna importanza, io sono contento che l’ex pm sia passato in pieno dalla parte dei garantisti.

Lei come si spiega questa condanna a 15 mesi di carcere?

E’ importante sottolineare che il pm aveva chiesto l’assoluzione di De Magistris. L’inchiesta è partita, poi i magistrati della pubblica accusa hanno cercato in tutti i modi di salvarlo, ed è stato il cosiddetto “giudice terzo” a condannarlo.

 

Lei difende De Magistris, ma intanto chi pensa alle vittime dell’inchiesta Why Not?

Il punto è che io non credo alla legge del taglione, nei confronti di nessuno e tantomeno di De Magistris. Quando era magistrato ha rovinato vite e carriere, e non a caso ieri su Il Garantista abbiamo pubblicato un’intervista all’imprenditore Saladino che è stato annientato da De Magistris. A risarcire Saladino dovrebbe però essere lo Stato, mentre De Magistris è giusto che sconti la sua condanna, ma non più di altri. A colpirmi è piuttosto che un giornale come Il Fatto Quotidiano ci abbia messo tre giorni ad accorgersi che c’è stata la condanna. Se a essere condannato fosse stato il sindaco di Bari o di Roma, ne avrebbe chiesto le dimissioni dopo tre minuti.

 

(Pietro Vernizzi)

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