SCENARIO PD/ Caldarola: dopo il patto del “tortellino”, Renzi ascolti Marchionne

- int. Peppino Caldarola

Per PEPPINO CALDAROLA, Renzi ha impostato il suo discorso sulla crescita, ma perché non siano solo parole occorrono investimenti sull’educazione e incentivi alla produzione

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Renzi e Marchionne (Infophoto)

Renzi protagonista alla Festa nazionale dell’Unità a Bologna, dove ha rimarcato riferendosi al Pd: “Siamo un partito che è visto come una speranza in tutta Europa, è un risultato che deve lasciarci i brividi e darci responsabilità”. E ha aggiunto: “Insieme dobbiamo cambiare l’Europa e costruire un’Europa più legata alla crescita e meno al rigore, più al lavoro, alle famiglie e meno alle banche”. Quindi riferendosi agli incontri previsti con gli altri leader socialisti europei proprio a Bologna ha detto: “Oggi portiamo tutti a mangiare i tortellini, oggi facciamo il patto del tortellino con i leader della sinistra europea”. Abbiamo chiesto un’analisi a Peppino Caldarola, ex direttore de l’Unità ed ex deputato dei Ds.

Che cosa ne pensa complessivamente dei contenuti del discorso di Renzi?

Il discorso di Renzi è l’apoteosi della sua visione della politica. E’ un discorso ottimista, soprattutto su di sé, e che nasce dalla convinzione di non avere avversari che possano contenderne la leadership. Le parole di Renzi sono inoltre quelle di chi si appresta a fare cose importanti. Non ha fatto annunci particolari, ma il tono del discorso è quello di chi sta entrando nella fase più realizzativa del suo mandato.

Il “patto del tortellino” può rilanciare l’Europa all’insegna della crescita anziché del rigore?

Dentro una riaffermazione della centralità europea, Renzi per la prima volta ha tenuto un discorso organico di critica alla cultura dell’austerità, impostando tutto su una filosofia di crescita. Nello stesso tempo il presidente del Consiglio ha radunato a Bologna i leader dei partiti socialisti europei. Sono tutti leader di formazione più liberaldemocratica che socialisti in senso tradizionale, e c’è quindi una modifica strutturale del socialismo europeo. Non a caso Renzi oggi con il suo 41% è il leader del partito principale, e con il suo discorso di oggi ha dimostrato di avere un’ambizione non solo nazionale.

Renzi ha radunato la segreteria del Pd per venerdì, per la prima volta da febbraio. Qual è il significato di questa mossa?

La convocazione della segreteria del Pd è letteralmente ininfluente per la vita del Paese. Riguarda solo la modalità del rapporto fra Renzi e la minoranza del partito, ma il premier non vi dà una particolare importanza, tanto è vero che ha detto che vuole fare una segreteria unitaria, che nella tradizione del linguaggio di sinistra significa una segreteria che non conta niente.

Il premier ha detto che andrà avanti con le riforme. Quali sono le priorità?

Il tema delle riforme comincia a diventare un po’ stucchevole. Sono più importanti i riferimenti all’economia reale, ieri per esempio Renzi ha parlato della banda larga. Vorrei capire se il premier mette al centro il tema della scuola, che è l’investimento in capitale umano più importante che possa fare il Paese. Lo stesso vale per gli incentivi alla produzione, indispensabili per la nostra economia…

 

Marchionne a Cernobbio ha invitato Renzi a dire tre cose che vuole fare e a farle. Lei che cosa ne pensa di questo invito?

Prima di parlare con Renzi, Marchionne dovrebbe decidere se la sua impresa ha ancora qualche traccia di italianità. Dal punto di vista generale della Fiat, il binomio con Chrysler può farle raggiungere la massa critica di automobili senza cui si esce dal contesto internazionale e quindi è un fatto positivo. E’ innegabile però che oggi la Fiat è molto meno italiana, e quindi le osservazioni critiche di Marchionne sono assolutamente accettabili. Il punto di vista dell’italianità dipende però anche da quello che lo stesso Marchionne fa per il Paese, e non solo da ciò che si aspetta che il governo italiano faccia per la Fiat.

 

(Pietro Vernizzi)

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