QUIRINALE/ 2. Fassina: va bene anche un candidato fuori dal Pd

- int. Stefano Fassina

STEFANO FASSINA (Pd) apre a Renzi sull’elezione del capo dello Stato, dice sì a un accordo con Berlusconi, si mostra disponibile a votare anche figure che non facciano parte del Pd

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Stefano Fassina (Infophoto)

Stefano Fassina apre a Renzi sull’elezione del nuovo presidente della Repubblica, dice sì a un accordo con Berlusconi, si mostra disponibile a votare anche figure che non facciano parte del Pd e, pur preferendo non fare nomi, traccia un identikit del candidato per il Colle in grado di incontrare il gradimento delle minoranze interne. A due giorni dal primo scrutinio per il Quirinale, il deputato del Pd manda segnali distensivi e sembra voler archiviare la polemica di qualche giorno fa, quando aveva accusato Renzi di essere stato il responsabile dell’affossamento di Prodi nel 2013.

Onorevole Fassina, come vede la partita per il Quirinale?

Vedo la possibilità di trovare una convergenza sul criterio di fondo che deve soddisfare il prossimo inquilino del Colle.

Da dove nascono le sue aperture nei confronti di Renzi?

Nell’assemblea del gruppo di ieri il presidente del Consiglio ha riconosciuto l’esigenza di unire il Pd prima di cercare la convergenza con le altre forze politiche. Questo a mio avviso è un passo in avanti.

Il fatto di votare scheda bianca ai primi tre scrutini è un modo per garantirsi da un’eventuale dissenso della minoranza Pd?

Purtroppo dopo le posizioni assunte dall’M5S è inevitabile arrivare alla quarta votazione. L’M5S ha fatto una scelta dannosa per sé e per la democrazia, in quanto una forza importante, che rappresenta milioni di cittadini, si chiama fuori dal gioco. Noi continuiamo a insistere perché l’M5S partecipi alla scelta del presidente della Repubblica, e se nei prossimi giorni i 5 Stelle maturassero una disponibilità a rientrare in gioco siamo pronti ad accoglierli.

Civati ha detto che continuerà a sostenere Prodi. Lei che cosa ne pensa?

In questa fase, proprio perché dobbiamo cercare la massima convergenza possibile, prima che sui nomi dobbiamo trovare un accordo sui criteri. A quel punto passeremo a discutere di nomi.

Quali sono questi criteri secondo lei?

Ci vuole una figura che abbia la forza per garantire l’autonomia del Parlamento nei confronti del governo e che abbia un solido background politico. L’appartenenza al Pd sarebbe un requisito di carattere apprezzabile, ma i fondamentali sono i primi due. Un altro requisito importante è inoltre una certa riconoscibilità sul piano internazionale.

Non crede che Renzi cercherà comunque un accordo con Berlusconi?

Questo non è un problema, è lo stesso obiettivo che abbiamo avuto due anni fa con Bersani. Sul presidente della Repubblica va cercata la massima convergenza possibile, quindi è giusto cercare l’accordo con Forza Italia purché ciò non si traduca in un patto che escluda di fatto una parte del Pd e altre forze politiche. Di per sé però l’intesa con Berlusconi rientra pienamente nel quadro della Costituzione.

 

Alla fine Renzi riuscirà ad avere l’appoggio anche di dalemiani e bersaniani?

Queste categorie interpretano sempre con maggiori difficoltà le posizioni interne al Pd. Il punto è la qualità della proposta, non le correnti interne. Se la proposta sarà soddisfacente incontrerà il sostegno anche delle minoranze del Pd.

 

Dopo la sua elezione Napolitano si è rivelato una figura molto diversa da quella che ci si attendeva. Davvero si può prevedere come sarà un presidente della Repubblica?

E’ difficile prevedere come sarà un presidente della Repubblica. Tuttavia l’equilibrio istituzionale di Napolitano era noto e sperimentato, al di là del fatto che nella fase immediatamente precedente all’elezione al Colle non fosse stato un protagonista di primo piano.

 

E se Renzi proponesse un presidente di un partito diverso dal Pd?

Un’appartenenza politica a questo o a quel partito non sarebbe ostativa. Non considero una condizione strettamente necessaria l’appartenenza del nuovo presidente al Pd.

 

Preferirebbe una figura che di recente abbia assunto una posizione un po’ più defilata dalla politica attiva?

Non è detto. Nel nostro Parlamento per esempio ci sono alcune figure che rispondono alle caratteristiche che ho illustrato e altre che non vi rispondono.

 

Secondo lei il nome del futuro candidato è già girato o lo conosce solo Renzi?

Girano tanti nomi, alcuni che rispondono alle qualità che ricordavo, altri meno, ma la proposta spetta al presidente del Consiglio.

 

I nomi che sono già usciti sono tutti bruciati?

Non penso che siano tutti bruciati, ne sono usciti così tanti che diventerebbe complicato escluderli tutti a priori.

 

(Pietro Vernizzi)

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