CASO ROMA/ Fassina: un errore le dimissioni in massa, Marino va sfiduciato

- int. Stefano Fassina

Per STEFANO FASSINA, senza l’appoggio del Pd Marino non può andare avanti. “Occorre però che la soluzione non passi dalle dimissioni dei consiglieri, bensì da una presa d’atto politica”

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Ignazio Marino (Infophoto)

“Senza l’appoggio del Pd Marino non può andare avanti, ma spero che la soluzione non passi dalle dimissioni dei consiglieri comunali bensì dal fatto di prendere atto che non ci sono le condizioni politiche per proseguire”. Lo afferma Stefano Fassina, deputato del gruppo misto da quando ha lasciato il Pd ed ex viceministro dell’Economia nel governo Letta. Ieri il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha ritirato le dimissioni presentate il 12 ottobre scorso. In tutta risposta il vicesindaco marco Causi e l’assessore ai Trasporti, Stefano Esposito, si sono dimessi a loro volta. Martedì Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, aveva affermato che Milano si è riappropriata “del ruolo di capitale morale del Paese, mentre Roma sta dimostrando di non avere quegli anticorpi di cui ha bisogno e che tutti auspichiamo possa avere in vista del Giubileo che aprirà i battenti il prossimo 8 dicembre”.

Marino ha ritirato le dimissioni. Ora la partita è in Consiglio.

Spero che i consiglieri del Pd non si dimettano ma motivino le ragioni della sfiducia verso Marino in aula consiliare. A quel punto il sindaco dovrebbe prendere atto che non può andare avanti. Si dovrebbe quindi concludere con una discussione chiara e trasparente, con Renzi e Orfini che si assumono le responsabilità di avere determinato il caos di queste settimane.

E se il sindaco tirasse dritto per la sua strada?

Le amministrazioni comunali non sono organi monocratici, in quanto le delibere sono approvate dal consiglio comunale. I compiti difficilissimi che avrebbe di fronte Marino non potrebbero essere affrontati in modo efficace.

Marino ci ha abituato alla sua imprevedibilità…

Spero che nel momento in cui si riuscirà ad avere una discussione politica in consiglio, prenda atto che non ci sono le condizioni per andare avanti.

Eppure c’è uno scontro in atto e Marino è sembrato rafforzarsi…

Marino è stato eletto nel Pd e per un progetto di governo con il Pd, e quindi non vedo separabili le sorti dell’uno e dell’altro. Senza un Pd convinto e determinato a sostegno del sindaco, Marino non può governare né vincere le sfide enormi che Roma ha di fronte. Anche un’eventuale sopravvivenza istituzionale lo consegnerebbe all’impotenza e all’impossibilità di affrontare i problemi di Roma.

Per Orfini sono mancate le “condizioni politiche” per andare avanti, ma Marino è sembrato non voler capire. Secondo lei perché?

Perché è in corso un gioco delle parti. E’ evidente che Matteo Renzi e il commissario del Pd di Roma, Matteo Orfini, hanno utilizzato Marino come scudo morale quando è emerso il caso Mafia capitale. Dopo di che, anche a causa di limiti che Marino ha mostrato, si è arrivati alla normalizzazione renziana della giunta e alla marginalizzazione del sindaco. 

Perché questo voltafaccia?

Anche per gli attacchi di interessi molto forti a Roma, che Marino stesso aveva rimesso in discussione con scelte amministrative coraggiose e di discontinuità, si è arrivati alle dimissioni e a un braccio di ferro che non può avere una soluzione costruttiva. Si è rotta infatti quell’unità convinta che è necessaria per governare una città così complicata.

 

Sarà la politica o la giustizia a liquidare Marino?

La politica. La giustizia anche questa volta è stata utilizzata in modo strumentale, in particolare da quei media le cui proprietà hanno rendite che a Roma sono state colpite coraggiosamente da Marino.

 

Se Marino si ripresentasse alla guida di una lista civica lei lo voterebbe?

A Roma c’è bisogno di discontinuità. Marino ha fatto delle scelte molto positive e di grande discontinuità nell’interesse della Capitale, ma ha manifestato anche dei limiti rilevanti. A Roma si deve voltare pagina, occorre dare protagonismo alle tante energie civili, amministrative, politiche e di qualità che vi sono.

 

E se il problema a Roma non fosse Marino bensì il Pd?

Non ci sono dubbi sul fatto che il problema principale è il Pd: l’ho detto nei mesi scorsi e lo continuo a dire. All’origine di tutto c’è la linea scelta dal segretario Renzi e dal commissario Orfini, che hanno voluto gestire in modo autoreferenziale i problemi del Pd romano, invece che aprire alla partecipazione delle tante energie sane e di qualità che ci sono in città. Il problema prioritario quindi riguarda i vertici nazionali del Pd.

 

Renzi si è rifiutato di incontrare Marino e ha sostenuto a oltranza Orfini. Secondo lei perché?

Orfini è stato nominato commissario, ma sulle scelte più importanti deve intervenire in modo incisivo il segretario del partito.

 

Che cosa ne pensa delle affermazioni su Roma fatte da Cantone?

Il grande errore politico del commissario Orfini è stato quello di alimentare la lettura che oggi propone Cantone. Mi riferisco all’idea di un partito inutilizzabile in quanto largamente compromesso. A differenza però di quanto afferma Raffaele Cantone, il Pd romano e Roma in generale hanno gli anticorpi per un riscatto. Bisogna però voltare pagina.

 

Le inchieste su Expo a Milano durante la manifestazione sono state congelate. Come vede il dopo Expo?

Spero innanzitutto che possano essere capitalizzati i risultati positivi in termini di riconoscimento internazionale che ha avuto l’Expo. Lo stesso vale per le competenze e le esperienze positive che si sono strutturate intorno a Expo in termini di risorse umane, nonché per tanti lavoratori in condizioni di precarietà assoluta che hanno svolto un lavoro di qualità. Spero che non arrivino sorprese dai fronti giudiziari che non sono conclusi.

 

(Pietro Vernizzi)



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