TOGHE E POLITICA/ Expo & Sala, lo “scambio” tra Renzi e i pm di Milano

- int. Frank Cimini

Renzi ha ringraziato per due volte Bruti Liberati per la sensibilità istituzionale: una sensibilità che consiste nel fatto che le indagini su Expo non sono state fatte. FRANK CIMINI

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Edmondo Bruti Liberati (Infophoto)

Il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, lascia il suo incarico dal 16 novembre. Mercoledì si è congedato pubblicamente nel corso della presentazione del quinto “Bilancio di responsabilità sociale” della Procura. Bruti Liberati ha ricevuto il plauso e le parole di elogio del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, del sindaco Giuliano Pisapia, del presidente dell’Ordine degli Avvocati, Remo Danovi, e del rettore del Politecnico, Giovanni Azzone. Il magistrato era stato nominato sostituto procuratore a Milano nel 1986, per poi fare carriera fino al massimo livello. Ha quindi vissuto in primo piano la stagione di Tangentopoli e i 20 anni successivi segnati dalle inchieste su Silvio Berlusconi. Nel 2006 è stato inoltre presidente di Magistratura Democratica. L’ultimo anno è stato caratterizzato dallo scontro tra Bruti Liberati e il pm Alfredo Robledo. Quest’ultimo voleva continuare le inchieste su Expo, ma è stato trasferito a Torino ed è stato interdetto dal continuare a fare il pm. Abbiamo chiesto un commento a Frank Cimini, decano dei cronisti giudiziari al tribunale di Milano e direttore del blog Giustiziami.it.

Bruti Liberati è stato elogiato da tutte le massime autorità nazionali e milanesi. Lei è d’accordo?

No.

Perché?

Perché Bruti Liberati è un magistrato che agisce in base alla discrezionalità e fa valutazioni politiche. Non è soltanto una mia idea, è stato scritto dai pm di Brescia. Questi ultimi, nel chiedere l’archiviazione dell’accusa di abuso d’ufficio a suo carico, hanno spiegato che non c’è reato penale, ma che è evidente che il procuratore aveva fatto valutazioni politiche. In questi casi avrebbe dovuto seguire un’iniziativa disciplinare del Csm che non c’è stata.

Ritiene che Bruti Liberati rappresenti un’eccezione?

Il procuratore di Milano non è l’unico magistrato a fare valutazioni politiche: questa è una vecchia storia su cui non si riesce a voltare pagina. E il motivo è che la politica non ha la forza per abolire l’esercizio obbligatorio dell’azione penale, che ritengo una vera ipocrisia. Il fatto è che il Pd è sotto ricatto da parte delle procure.

In che senso il Pd è sotto ricatto?

Il Pd ha problemi giudiziari in tutte le Regioni italiane. Non può quindi fare una riforma che abolisca l’obbligatorietà dell’azione penale.

Torniamo a Bruti Liberati. Qual è stato il suo ruolo rispetto a Expo?

Come ho scritto più volte su giustiziami.it, le indagini su Expo si sono fermate alcuni mesi prima dell’inaugurazione, e secondo me si sono fermate per sempre. E’ comunque inusuale che Renzi abbia ringraziato per due volte Bruti Liberati per la sensibilità istituzionale. Una sensibilità che consiste nel fatto che le indagini non sono state fatte.

Con l’eccezione di quattro arresti…

Ci si è fermati all’arresto di Gianstefano Frigerio e Primo Greganti, e di due manager, Acerbo a Paris, che comunque erano stati portati dentro a Expo da Giuseppe Sala. E’ quest’ultimo il vero miracolato dell’inchiesta di Expo, e presto farà il sindaco di Milano dopo essere stato candidato dalla Procura di Milano e dal centrosinistra.

Perché Bruti Liberati ha scelto di fermare le indagini?

Per non disturbare il manovratore, in quanto era diventata una questione di sistema-Paese. Per l’Expo si erano spesi Letizia Moratti e Romano Prodi.

 

In fondo non è stato meglio evitare di smontare Expo con un’altra inchiesta?

Si poteva anche evitare l’inchiesta, ma in un Paese dove l’esercizio dell’azione penale non è obbligatorio. Invece l’Anm ribadisce a ogni polemica che l’esercizio dell’azione penale è obbligatorio. E’ una grande ipocrisia, perché è vero formalmente ma di fatto non è così. I pm scelgono quando indagare e quando non farlo.

 

Resta il fatto però che l’Expo è stato un successo…

Tutti lo definiscono un successo, ma il buco è stato pari a 1,5 miliardi di euro e a pagarlo saranno i contribuenti italiani. Il fatto che l’Expo sarebbe andato in rosso è stato chiaro già con l’avvio della crisi, molti anni prima dell’inizio della manifestazione.

 

Sala come ne esce?

Andavano fatte delle indagini che non sono state fatte. I manager Acerbo e Paris erano stati portati in Expo da Sala. In altre situazioni si fanno indagini per molto meno, mentre in questo caso non si è indagato.

 

Bruti Liberati è stato anche il sostituto procuratore di Mani pulite. Lei come valuta questo periodo?

Tangentopoli è servita alla magistratura per aumentare il suo potere nei confronti della classe politica. Sono stati salvati i grandi imprenditori come Fiat e Carlo Debenedetti, i cui giornali appoggiavano Mani Pulite.

 

Adesso che il procuratore lascia chi lo sostituirà?

Sarà sicuramente un altro esponente di Magistratura Democratica. La corrente ha rinunciato alla battaglia per la presidenza del Tribunale proprio per mantenere la Procura. Il successore di Bruti Liberati sarà uno della sua stessa corrente. L’unica cosa che si può auspicare a questo punto, visto quello che è successo con la guerra interna alla Procura, è che il Csm mandi almeno un magistrato da fuori Milano. In questo modo infrangerebbe la regola assurda, che vige da quasi 40 anni, in base a cui il Procuratore di Milano è sempre designato tra quanti sono all’interno della Procura.

 

Che significato avrebbe il fatto di infrangere questa regola?

Significherebbe fare tabula rasa rispetto a quanto è successo in questi ultimi anni con la guerra interna tra Bruti e Robledo. Il problema è che rischia di diventare capo della Procura un magistrato come Francesco Greco, che è bravissimo ma faceva parte del cerchio magico di Bruti e che è stato parte in causa in questa battaglia contro Robledo. In questa vicenda il grande regista è stato Giorgio Napolitano, che è intervenuto pesantemente dicendo che i capi degli uffici inquirenti possono fare tutto quello che vogliono.

 

(Pietro Vernizzi)

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