SCENARIO/ Folli: ora Renzi è prigioniero (anche) di De Luca

- int. Stefano Folli

L’idea di un partito all’americana ha fatto sì che Renzi non affrontasse questioni locali come quelle della Campania, che ora però hanno pesanti ricadute nazionali. STEFANO FOLLI

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Il nuovo "Migliore"? (Infophoto)

Il capo del governo Matteo Renzi interviene sul caso che vede il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, indagato per concussione. L’ex sindaco di Salerno lo scorso 31 maggio ha vinto le elezioni, sostenuto dal Pd e da altri partiti, pur avendo già subito tre condanne in primo grado non definitive. Il nuovo scandalo è nato da intercettazioni che fanno nascere il sospetto che lo staff di De Luca abbia promesso una nomina di peso nella sanità al marito di Anna Scognamiglio, il giudice che ha bloccato l’applicazione della legge Severino per il governatore della Campania. Il presidente Renzi ha osservato: “De Luca governi. Ho detto in passato, rispetto ad altre persone, se ne è capace. Lo confermo. Ma se c’è una persona che può fare della Terra dei Fuochi e di Bagnoli una sfida decisiva questa è De Luca”. Ne abbiamo parlato con Stefano Folli, editorialista di Repubblica.

Le parole di Renzi sono state lette come una difesa a spada tratta di De Luca. E’ davvero così?

No, Renzi vorrebbe liberarsi di De Luca ma non sa come fare. E’ molto più difficile spingere il governatore a dimettersi di quanto sia stato con Marino. Bisogna capire queste accuse dove portino e in che cosa consistano, e comunque la Regione Campania è una struttura di potere molto ramificata.

Perché allora il premier ha detto che De Luca è la persona giusta per la Campania?

Quella da parte del premier non è una difesa del governatore, vuole piuttosto difendere se stesso dall’immagine negativa che De Luca sta trasmettendo in questo momento. “Governi se ne è capace” è la frase che Renzi usa sempre quando vuole distinguersi da una realtà scomoda.

Quanto il premier è messo in difficoltà dal caso De Luca?

Renzi è molto in difficoltà e altrettanto imbarazzato. L’immagine che vuole trasmettere di se stesso, della forza politica che governa, dell’efficienza modernizzatrice e riformatrice, viene completamente intaccata dal permanere di realtà locali così opache. Il governo non se ne è mai occupato e ora i nodi vengono al pettine. Permettere a De Luca di candidarsi è stato evidentemente un errore: la responsabilità non è solo di Renzi ma anche lui ha contribuito.

E’ una vicenda simile al caso Marino?

Rispetto a Roma, in Campania è tutto più complicato e ramificato. E’ qualcosa che va affrontato, ma evidentemente non c’è una soluzione a portata di mano sul piano politico.

Quali possono essere le conseguenze per le elezioni comunali a Napoli?

Negative. Il vero problema per Renzi non è però Napoli, bensì l’immagine che si trasmette sul piano nazionale. Il premier deve assolutamente distinguere la sua idea di partito da quella delle realtà locali. E’ però molto difficile farlo, perché si tratta di problemi che non sono stati affrontati per tempo.

E’ tutta colpa di Renzi?

Alcune di queste situazioni sono state ereditate dal passato, ma la candidatura e l’elezione di De Luca è avvenuta sotto la gestione di Renzi. Il premier si è affidato troppo a se stesso, alla sua immagine e all’idea che gli italiani votino lui anziché il partito. Non siamo però negli Stati Uniti, dove i partiti non esistono e gli elettori votano la persona. In Italia la struttura che ha ereditato la vecchia rete capillare dei partiti di massa, pur in una situazione degradata, esiste ancora. Si vota quindi la persona ma anche la forza politica.

 

Intanto sulla vicenda della legge Severino è intervenuto anche Berlusconi, dicendo che la sua abolizione era contenuta nel Patto del Nazareno. E’ davvero così?

Questi patti non sono mai così espliciti, ma c’è spazio per un non detto. Sono cose che si lasciano intendere, ma nessuno ti dà delle garanzie. E’ chiaro che ognuno vuole pensare quello che ritiene più conveniente. Nel momento in cui si stringe un patto, ciascuno ha delle aspettative e l’altro non ha interesse a smentirle.

 

Perché Berlusconi esce su questo tema proprio adesso?

Berlusconi ha tirato fuori la legge Severino soltanto perché è rimasto scottato dalla rottura del Patto del Nazareno e voleva dare una spiegazione dei tradimenti di Renzi nei suoi confronti.

 

Il leader di Forza Italia ha un progetto o si sta leccando le ferite?

Il suo unico progetto è sopravvivere, tutelare i suoi interessi e giustificare una serie di comportamenti contraddittori. Berlusconi ancora un anno fa era una figura che contava nella politica italiana, tanto da essere l’interlocutore privilegiato di Renzi. Oggi invece è un signore che conta molto poco, pur avendo ancora un “gruzzolo” di voti personali. Di fatto però è isolato ed è costretto a correre dietro a Salvini. Berlusconi si giustifica agli occhi del suo elettorato, cercando di fornire una spiegazione del perché oggi si trova in questa situazione.

 

La rottura con Renzi ha danneggiato soprattutto Berlusconi?

Su questo non ci sono dubbi. E’ per questo che oggi Berlusconi va cercando altre spiegazioni, come la questione della legge Severino. In realtà tutto era nato dall’elezione del presidente della Repubblica. A distanza di mesi ci si accorge che è stato un errore rompere su Mattarella: c’erano mille modi per gestire meglio quella battaglia politica. Anche perché il primo errore lo ha commesso Berlusconi, quando è passato sopra a Renzi facendo il nome di Giuliano Amato.

 

(Pietro Vernizzi)

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