DIETRO LE QUINTE/ Il “gran rifiuto” di Mattarella su guerra all’Isis e Consulta

- int. Gianfranco Pasquino

Per GIANFRANCO PASQUINO, il silenzio di Mattarella su giudici costituzionali e guerra all’Isis è inspiegabile se non in quanto si è ritagliato un ruolo che non disturba il premier Renzi

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Sergio Mattarella - Infophoto

“Il silenzio di Mattarella su giudici costituzionali e guerra all’Isis è quantomeno inspiegabile. Il presidente della Repubblica si è ritagliato un ruolo che non disturba il premier Renzi, ma su questi due temi sarebbe auspicabile che facesse sentire la sua voce”. Lo evidenzia Gianfranco Pasquino, professore di Scienza politica alla Johns Hopkins University di Bologna, secondo cui “Renzi teme che prendere una posizione esplicita sulla guerra gli possa far perdere voti, ma quando arriva a dire che il terrorismo è un prodotto delle periferie non tiene conto della realtà. L’Isis ha dichiarato guerra all’Italia da tempo e la Costituzione ammette azioni di guerra difensiva, soprattutto se inquadrate nella cornice di realtà internazionali come Nato e Unione Europea”.

Nel momento in cui Renzi sembra voler disarticolare i corpi intermedi, chi dà loro voce non può essere proprio il presidente Mattarella attraverso i suoi appelli su volontariato, disabili e giovani?

In parte certamente Mattarella è il prodotto di una diversità di cultura politica. Pur all’interno del cattolicesimo democratico, il presidente della Repubblica è un interprete autorevole e autorizzato, mentre Renzi di queste tematiche proprio non si interessa per la distanza generazionale che lo separa. Dal momento che il premier vuole disarticolare i gruppi intermedi, queste sono tematiche nelle quali invece i gruppi intermedi si formano, esistono e giustamente esprimono anche delle richieste nei confronti dello Stato.

Lei come vede questo virtuale conflitto tra Renzi e Mattarella?

Personalmente non vedo proprio nessun conflitto. Vedo piuttosto un ruolo che il presidente della Repubblica si è ritagliato e che non è realmente conflittuale, ma semplicemente diverso. Temi come volontariato, disabili e giovani sono un terreno sul quale Renzi non entrerà a meno che non diventi uno spazio sul quale si costruisce un’opposizione. Il problema è che i bersaniani non hanno questo tipo di sensibilità. In realtà i miei interrogativi riguardano un altro aspetto dell’atteggiamento del capo dello Stato.

Quale?

Su due punti molto delicati c’è un silenzio di Mattarella che non è perfettamente spiegabile. Su questa brutta vicenda dei giudici costituzionali, il presidente della Repubblica resta in silenzio pur essendo stato a sua volta membro della Consulta, e la sua recente esortazione (il “basta veti” del 5 dicembre, ndr) non è di sostanza. Il capo dello Stato inoltre capisce benissimo che Renzi vuole scegliere tre giudici che siano molto favorevolmente predisposti rispetto alle sue riforme. Il secondo silenzio riguarda il fatto che tanto Renzi quanto Mattarella si rifiutano di usare la parola guerra a proposito dell’Isis.

Partiamo dalla prima questione. Perché la stupisce il silenzio di Mattarella?

Mattarella sa che Renzi ha puntato moltissimo sull’Italicum e quindi non lo intralcia. E’ però soprattutto il modus operandi del premier che andrebbe messo sotto i riflettori. Il presidente del Consiglio ha operato una reviviscenza del Patto del Nazareno, andando a chiedere a Forza Italia di suggerire un giudice, che è stato poi individuato nella figura di Francesco Paolo Sisto. Quest’ultimo è stato uno dei principali fautori dell’approvazione dell’Italicum.

Non è certo l’unico nome tirato fuori da Renzi …

Infatti. Renzi ha indicato anche Augusto Barbera, un costituzionalista di 77 anni, tra quelli che si sono spesi di più a favore delle sue riforme istituzionali, al punto da criticare i critici. Il premier è inoltre giunto al punto di chiedere a un gruppo che non c’è più, Scelta Civica, di scegliere un terzo candidato: per farlo sono dovuti ricorrere a un esterno come Giovanni Pitruzzella.

 

Come legge invece il duplice silenzio di Renzi sulla guerra?

Renzi teme che prendere una posizione esplicita sulla guerra gli possa costare dei voti. Sa che c’è una parte “pacifista” per partito preso che non vuole in nessun modo che si evochi la parola guerra. E’ inoltre consapevole che nel Parlamento questo sarebbe un tema delicato da trattare, e quindi se ne tiene alla larga.

 

Secondo lei perché Mattarella asseconda Renzi?

Mattarella, che fra l’altro in passato è stato ministro della Difesa, non vuole contraddire il presidente del Consiglio. La ritengo una scelta sbagliata, perché in quanto presidente del Consiglio supremo di difesa ha un ruolo fondamentale. In virtù di quest’ultimo dovrebbe ricordare che abbiamo degli impegni di fronte all’Ue e alla Nato, e che tutto sommato è sempre meglio chiamare le cose con il loro nome. Oggi ci troviamo di fronte a una guerra vera e propria.

 

Lei parla di guerra, ma Renzi ha obiettato che la minaccia terroristica viene innanzitutto dalle periferie e dal disagio sociale…

La guerra contro l’Italia è stata dichiarata da tempo dall’Isis e da altre fazioni jihadiste. Del resto non possiamo fingere di non sapere che “jihad” significa “guerra santa”. Inoltre non sono convinto che il terrorismo nasca dal disagio. Le periferie possono organizzare ribellioni e tumulti, ma quanto è avvenuto a Madrid nel 2004, a Londra nel 2005 e a Parigi il 13 novembre scorso sono veri e propri atti di guerra. Questa guerra è combattuta contro una civiltà che i sostenitori del califfato cercano di distruggere. Il punto è che chiamarla guerra significa mobilitare tutti, mentre definirlo come un conflitto occasionale equivale a rinunciare a difenderci.

 

Renzi e Mattarella sono entrambi di sinistra. La guerra può essere un tema che rientra nelle loro corde?

La questione è evitare che la guerra diventi il tema sul quale la destra mobilita una parte di elettorato. Bisognerebbe compiere una vera operazione culturale, stabilendo quali sono i limiti dell’attività dei governi sullo scenario internazionale. L’articolo 11 della Costituzione del resto afferma che l’Italia non conduce guerre offensive, ma che partecipa a quelle considerate indispensabili da parte delle organizzazioni internazionali di cui noi facciamo parte.

 

(Pietro Vernizzi)

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