RENZI vs PARTITI/ Leoluca Orlando: è Mattarella l’antidoto ai “mali” di Renzi

- Francesco Inguanti, int. Leoluca Orlando

LEOLUCA ORLANDO, sindaco di Palermo, è amico di lunga data del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Renzi ha fatto un capolavoro, ma non conosce Mattarella”

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Sergio Mattarella (Infophoto)
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L’elezione a capo dello Stato di Sergio Mattarella ha destato viva impressione e grande soddisfazione a Palermo. Molti lo conoscono, malgrado la sua proverbiale riservatezza; altri gli sono stati compagni all’inizio della sua vicenda politica, che comincia nel gennaio del 1980, all’indomani della morte del fratello Piersanti, allora presidente della Regione. Tra quei compagni, Leoluca Orlando è certamente quello che in questo momento ricopre un importante ruolo politico, essendo il sindaco di Palermo.

Sindaco Orlando, come vede l’elezione di Sergio Mattarella a capo dello Stato?
Il 31 gennaio segna uno spartiacque nel dibattito politico di questi ultimi anni. La scelta di Sergio Mattarella, prima e al di là delle sue capacità e dei suoi meriti, è la scelta di uno che sta fuori dalla mischia politica, quindi in grado di costituire un’alternativa culturale, prima ancora che politica.

Si spieghi.
Perché Mattarella è la risposta ai tre mali della politica di oggi: l’eccesso di leaderismo, la mortificazione del Parlamento e l’attacco ai corpi intermedi. Il primo è il frutto della tentazione di un rapporto diretto tra elettori ed Eletto, con la e maiuscola, e non tra elettori ed eletti. Il secondo è il risultato della legge elettorale che ha portato a un Parlamento di nominati e dell’abuso da parte del governo dei decreti legge. Ma il fondamentale è il terzo.

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Perché?
Lo dico con una battuta: la Camusso è antipatica, ma i sindacati servono, Bersani è antipatico, ma i partiti servono, Orlando è antipaticissimo, ma i Comuni servono. La cultura cattolica democratica di Sergio, che come il vero cattolico democratico è capace di coniugare fede privata e laicità pubblica, per storia, formazione ed esperienza lo pone dall’altra parte rispetto a questi tre eccessi. La rivitalizzazione dei corpi intermedi è di importanza vitale in questo momento.

E perché questo sarà un elemento di rottura?
Oggi non c’è più differenza fra Renzi, Berlusconi e Grillo su questi tre elementi, perché tutti e tre ne vogliono sminuire la portata. Dal punto di vista politico questa elezione è per Renzi un capolavoro: se Renzi l’ha fatto consapevolmente merita due applausi, se l’ha fatto inconsapevolmente ne merita almeno uno. Tuttavia bisogna precisare, per dirla con il nostro dialetto, che Si misi l’acqua rintra, cioè si è fatta entrare l’acqua in casa; vale a dire che non si è reso perfettamente conto della portata e del valore della figura di Mattarella. Però gli si deve riconoscere un grande merito.

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Quale?
C’è stato in quest’azione politica un misto di tattica e di strategia che gli ha consentito di conseguire un grande risultato: la riunificazione del Pd. Mattarella era il suo candidato, quindi il merito è suo. Se fosse stato eletto ad esempio Giuliano Amato, il merito sarebbe stato di Bersani, e via dicendo. Quindi questo merito è suo. Teniamo conto anche del fatto che Renzi non ha alcun interesse personale, perché non è interessato neanche alla prossima elezione del presidente della Repubblica, non avendo nemmeno l’età per essere eletto.

Ma la novità politica dell’elezione di Mattarella sta tutta qui?

No. Come ho detto, Mattarella esprime anche il ritorno alle radici cattoliche democratiche del nostro Paese. 

E tutto questo che cosa c’entra con quello che sta accadendo da noi?
Parliamo di noi e dei tedeschi. La differenza fra la Germania e l’Italia sta tutta qua: in un sistema dei partiti che lì funziona e da noi no. La Merkel non è l’eletta con la e maiuscola, ma è eletta dai partiti. Questo significa che c’è un sistema partitico che non “aspetta con fiducia la chiusura dei processi”, con una frase farisaica usata in genere da chi delega ai magistrati la selezione dei gruppi dirigenti, che è il nostro vero peccato. Quando un paese elimina la dimensione etica, lasciamo perdere per ora quella morale, e la trasforma in questione giudiziaria, è la fine della democrazia. Sia chiaro, non è colpa dei magistrati; manca un filtro precedente. Io rivendico il mio diritto di parlare bene dei condannati: mi riferisco a Nelson Mandela, a Gandhi, a Gesù Cristo, condannato e giustiziato dai tribunali dell’epoca. Questo è il tema: chiedo a tutti: “Potrò parlare bene di Gesù Cristo”? In Germania c’è un sistema sindacale che funziona e che anche Landini apprezza, c’è un sistema di Comuni che consente di amministrare le popolazioni locali. Da noi c’è sempre qualcuno o qualcosa che si oppone.

Torniamo ai partiti. Qual è il rapporto con gli elettori oggi, in questo contesto così mutato?
Il popolo oggi non va a votare e quello che resta divide il consenso tra i vari partiti. Nell’assenza dei partiti ha governato il popolo. Nel mio caso io ho avuto il 74% di consensi e la coalizione che mi ha espresso, il 14%. Ricordo che feci la mia prima uscita pubblica da sindaco durante una cerimonia in cattedrale. Il cardinale Romeo mi chiese di parlare ed io dopo aver ringraziato e promesso che avrei servito la città, dissi che per i prossimi cinque anni avrei avuto un solo obiettivo: far crescere il mio partito. Grande sconcerto tra i banchi, ma subito aggiunsi: “Il mio partito si chiama Palermo”. 

E l’elezione di Mattarella che rapporto ha con tutto ciò?
Mattarella ha un impianto culturale che è correttivo degli eccessi, di quegli eccessi di cui abbiamo parlato. Un cattolico democratico non può non rispettare le regole interne dei mondi vitali. La complessità chiede la mediazione. La mediazione era la filosofia morotea, Moro era il teorico del compromesso. Poi ci hanno appiccicato “storico” e tutto è finito. Il compromesso non è storico, è permanente. Faccio un esempio: ritorno alla centralità del Parlamento significa che la politica economica non può essere racchiusa solo nella legge finanziaria, che fa il Governo. 

Ci vuole anche una politica industriale che deve fare il Parlamento. Questo da molti anni manca. Tutto ciò non riguarda le stanze del potere, ma la vita quotidiana di tutti noi. Quando papa Francesco ci ha ricordato che il denaro non deve diventare il dio maggiore, ha voluto dirci che la crisi finanziaria è diventata economica. Riguarda la vita di tutti, dalla massaia all’impiegato, fino alla possibilità di ciascuno di fare la spesa.

E tutto ciò che conseguenze potrà avere?
Con la presidenza Mattarella sarà possibile giungere ad un Parlamento che non blocchi, ma esalti la governabilità; ma bisogna prima interiorizzare i tre capisaldi di cui ho detto prima. La Camera dei deputati non può essere riempita di “nominati” dalle segreterie dei partiti; la politica deve esaltare e non mortificare i mondi vitali. Non a caso Landini è l’unico che parla bene dei corpi sociali e della Germania. Il vero articolo della Costituzione che dobbiamo esaltare è l’articolo 2, quello che riguarda le formazioni sociali. Non esistono più. Non si sente più parlare delle Acli, dell’Azione cattolica, dell’associazionismo in genere; ed anche a Confindustria e sindacati si vuole mettere la sordina. I due soggetti che hanno una visione simile a questa sono Salvini e Landini che sostengono che lo stare insieme non è il frutto di un’azione mediatica. All’incontro di Salvini con i palermitani di qualche giorno fa non c’erano i nostalgici della Dc, ma dei partiti, persone che desideravano avere una formazione sociale di riferimento. Salvini sta sfondando dove ha fallito Bossi, perché ha stabilito un rapporto non virtuale ma reale con i cittadini.

Le ha lavorato con Piersanti e con Sergio. Qual era il rapporto che legava i due fratelli?
Preferisco parlare di quanto accaduto nei 35 anni successivi. Sergio non ha mai parlato di Piersanti in pubblico, non lo ha fatto nemmeno nel discorso di  insediamento davanti alle Camere. E in privato lo ha ricordato pochissime volte. Vale più di ogni commento quanto abbiamo fatto scrivere con alcuni amici e a nostre spese in un semplicissima lapide posta sul luogo dell’omicidio lungo il marciapiede di Via Libertà a Palermo: Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede”. Dopo l’elezione di Sergio qualcuno ha lasciato sul muretto un mazzo di fiori di campo. Questo è il miglior segno della stima e dell’affetto che i palermitani nutrono per Sergio Mattarella. Sono certo che ben presto sarà così anche per tanti italiani.

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