DISCORSO MATTARELLA/ Violante: Sergio non farà da contropotere a Renzi

- int. Luciano Violante

Per LUCIANO VIOLANTE, il punto di fondo del discorso di Mattarella è che non intende il suo ruolo come un contropotere rispetto al governo, ma vuole mantenere la sua funzione arbitrale

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Luciano Violante (Infophoto)

“Il presidente Mattarella non intende il proprio ruolo come una sorta di contropotere rispetto al governo; vuole mantenere rigorosamente la sua funzione arbitrale”. Lo afferma Luciano Violante, ex presidente della Camera dei deputati, all’indomani del discorso del nuovo capo dello Stato a Montecitorio. Nel corso del suo intervento Mattarella ha osservato: “Nel linguaggio corrente si è soliti tradurre il compito del capo dello Stato nel ruolo di un arbitro, del garante della Costituzione. E’ una immagine efficace. All’arbitro compete la puntuale applicazione delle regole. L’arbitro deve essere – e sarà – imparziale. I giocatori lo aiutino con la loro correttezza”.

Come ha trovato il discorso di insediamento del presidente Mattarella?

E’ stato un discorso fuori dalle ritualità e dai formalismi, molto attento ai profili sociali, e anche ad alcuni problemi della democrazia italiana come il procedimento legislativo e le riforme.

Quale presidente ci possiamo aspettare da questo discorso?

Queste previsioni possono essere persino irritanti per il destinatario. Il suo discorso è frutto di una vita, non nasce oggi, e dalla sua vita ci possiamo aspettare una persona di grande rigore e di grande equilibrio.

Quale idea di Parlamento e di politica traspare da questo discorso?

Al centro del discorso c’è la democrazia parlamentare modernizzata e vista alla luce delle esigenze di oggi. Queste esigenze implicano una maggiore velocità di decisione e una maggiore capacità di decidere.

Che cosa significa in questo momento storico la metafora dell’arbitro e dei giocatori?

Il presidente Mattarella ha detto che lui farà l’arbitro, ma ha invitato i giocatori a essere corretti: sono due cose da considerare insieme. Ma il punto di fondo è che certamente il presidente Mattarella intende mantenere rigorosamente la funzione arbitrale e ha invitato tutti a essere leali nei rapporti reciproci.

Come vede l’accento posto nello stesso tempo sulla democrazia e sulle riforme istituzionali, nel momento in cui queste ultime sono accusate di ledere la democrazia stessa?

Questo è un conflitto che fa parte di qualsiasi vicenda parlamentare. In ogni caso la democrazia può andare avanti soltanto riformando le nostre istituzioni.

Di recente la Corte costituzionale ha “fatto a pezzi” diverse leggi del Parlamento. Va ricercato un equilibrio tra questi due organismi?

La Consulta non ha “fatto a pezzi” le leggi ma le ha dichiarate incostituzionali, ed era suo dovere farlo. La Corte costituzionale ha la funzione di evitare che il Parlamento abusi dei suoi poteri. Non si tratta quindi di tutelare il Parlamento contro la Corte, né la Corte contro il Parlamento. Se ciascuno fa bene il suo mestiere e il Parlamento osserva la Costituzione, non c’è bisogno che la Corte intervenga.

Secondo il sondaggista Piepoli il gradimento di Mattarella è al 75% e quello di Renzi al 50%. Come valuta queste cifre?

Non ho molta fiducia in queste rilevazioni, magari tra sei mesi cambierà tutto: sono gli umori del momento. Il presidente Renzi è al governo da molti mesi ed evidentemente dopo il primo entusiasmo ci sono dei raffreddamenti per qualche scelta non condivisa. Deriva da qui un calo della sua popolarità e del suo consenso. Il presidente Mattarella si è insediato ieri, e immagino quindi che non ci sia nessuna critica da fargli.

 

Mattarella ha sottolineato l’importanza dell’unità nazionale. E’ un valore che negli ultimi decenni è stato trascurato?

L’unità nazionale è stata richiamata dal presidente Mattarella tanto nel discorso alla Camera quanto in quello al Quirinale. L’idea è quella di superare la frantumazione sociale, le contrapposizioni e le divisioni. Richiamare l’unità nazionale è porsi come garante di questo processo, una funzione che spetta del resto al presidente della Repubblica in quanto tale.

 

Lei come legge l’importanza attribuita dal presidente Mattarella ai corpi intermedi?

Sono del tutto d’accordo con il fatto di valorizzare i corpi intermedi. Senza corpi intermedi si va verso posizioni di tipo populistico e demagogico, basate su un rapporto diretto tra il capo e il popolo, che sono poi l’anticamera di processi di degenerazione antidemocratica.

 

Un altro tema del discorso del capo dello Stato è stato quello della coesione sociale. Come va rilanciata concretamente?

In primo luogo occorre richiamare come fa il presidente della Repubblica il tema dell’unità nella solidarietà quale valore fondamentale. Bisogna inoltre venire incontro ai soggetti più deboli, che sono i veri protagonisti del discorso di Sergio Mattarella.

 

(Pietro Vernizzi)

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