SCENARIO/ Mattarella, cade il “mito” delle riforme?

- Stelio Mangiameli

Le riforme vanno fatte ma non bastano: occorre un approccio diverso alla politica, improntato ai valori della Costituzione. Il discorso del nuovo presidente commentato da STELIO MANGIAMELI

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Sergio Mattarella - Infophoto

Chi ha ascoltato il discorso del presidente Mattarella ha potuto immediatamente percepire di essere in presenza di una personalità.

Di certo diversa da quella dei due predecessori a lui particolarmente cari: Ciampi e Napolitano, ma pur sempre una grande personalità.

La Repubblica è stata fortunata.

Il valore aggiunto è sicuramente la sua cultura di costituzionalista. Il testo del suo discorso rende merito alla Scienza della Costituzione. 

Il presidente Mattarella sa bene che non è un buon momento per la Repubblica e che anche la Costituzione sembra messa in discussione dalla crisi. E allora spiega che per confermare il patto costituzionale che riconosce i diritti, la libertà e l’eguaglianza ai cittadini, occorrono sì le riforme per adeguare il testo della Carta fondamentale alle sfide del tempo presente, ma soprattutto un approccio diverso alla politica: “come servizio al bene comune”, in modo da riaccostare gli italiani alle istituzioni. Ecco così il primo elemento: le istituzioni repubblicane vivono dell’affezione dei cittadini.

Riformare la Costituzione, per cosa? “Riformare la Costituzione per rafforzare il processo democratico”. E qui il secondo elemento, “la democrazia non è una conquista definitiva ma va inverata continuamente”, come a dire che dipende dai nostri comportamenti: da quelli della politica e da quelli di ogni cittadino nella vita di ogni giorno. Infatti, la garanzia più forte della nostra Costituzione consiste nella sua applicazione quotidiana, in modo concreto e visibile e a questo compito siamo chiamati tutti. 

Vi è poi un terzo elemento nel discorso del Presidente con il quale si capovolge la nozione stessa di unità nazionale. Questa, che è divenuta difficile, fragile e lontana, non è una condizione di fatto che si dà a prescindere dai comportamenti non solo istituzionali, ma anche civici; l’unità nazionale — dice il presidente — è “ridare al Paese un orizzonte di speranza”; la qual cosa significa che l’unità della Repubblica è data dalla proiezione dell’Italia nel consorzio europeo e internazionale con le proprie qualità.

Il presidente Mattarella ha limitato i suoi richiami alle riforme costituzionali in atto e all’approvazione della nuova legge elettorale, così come — accettando la responsabilità dell’arbitro — ha chiamato i giocatori a essere corretti nella loro attività. Tuttavia, ha reso palese il senso della riforma e delle regole del gioco.

Sono esemplari tutte le frasi che egli ha pronunciato con il verbo “significa”: “Garantire la Costituzione significa …” e giù i diritti che devono essere realmente assicurati a giovani, donne, lavoratori, malati, a tutti i cittadini. 

Altrettanto rilevanti sono i passaggi sui “volti”: “Per la nostra gente, il volto della Repubblica è quello che si presenta nella vita di tutti i giorni: l’ospedale, il municipio, la scuola, il tribunale, il museo”; e di seguito, la descrizione dei volti degli italiani che lui deve avere osservato a lungo, ma che nelle ultime 48 ore ha guardato con un occhio diverso, con l’occhio di chi ne deve avere cura.

L’elezione di Mattarella ha suscitato una grande speranza e lui ha legato questo sentimento alla sua visione della Repubblica, della Costituzione e della democrazia. 

Adesso, con il progetto del presidente comincia il lavoro comune per il nostro futuro.

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