IL FATTO/ Lupi, giudizio e pregiudizio

- Paolo Vites

E’ successo qualcosa di anomalo ieri in Parlamento. Per un attimo, un paio d’ore, poteva sembrare di essere in un film, quei film americani tipo “Mr. Smith va a Washington”. PAOLO VITES

senatoaulaR439
Infophoto

E’ successo qualcosa di anomalo ieri in Parlamento. Per un attimo, un paio d’ore, poteva sembrare di essere in un film, quei film americani tipo Mr. Smith va a Washington. Anche lì d’altro canto succedeva che ci si voleva liberare a tutti i costi di un membro del Congresso perché in qualche modo dava fastidio a certe lobby, accusandolo di disonestà e cercando perciò di farlo espellere dal Senato. Non solo, Abbiamo anche sentito Bulgakov ed echi de Il Maestro e Margherita.

Maurizio Lupi non è James Stewart e neanche uno scrittore russo dei primi del Novecento, ma anche nel suo caso si è tentati di sbarazzarsi di lui al di là dei fatti, quei fatti che invece sono la cosa più testarda del mondo. Quel qualcosa che è successo ieri è che forse per la prima volta in un intervento alla Camera dei deputati logiche di parte, schieramenti ideologici, difese politiche sono state superate di schianto dalla posizione umana di un uomo solo che, davanti a poteri di ogni tipo, soprattutto mediatici, senza risultare indagato dalla magistratura, si è cercato di far fuori.

Prima è intervenuto Alessandro Di Battista del M5S che per una volta è sembrato anche lui superare le solite squallide logiche di bottega, imbastendo un discorso che poggiava sul lato umano della faccenda: “L’ho osservata in questi giorni. Ho osservato il suo volto provato dagli eventi, avrà sentito un grande dolore pensando a suo figlio finito in questa vicenda. Avrà avuto difficoltà a prendere sonno o voglia di fuggire, lontano, senza sapere dove. Brutto sentirsi senza via di uscita, abbandonato da tutti gli amici, che poi amici non sono, sono squali, pronti a sacrificarla per mantenere un posto di governo. Alcuni sono seduti accanto a lei, le avranno dato pacche sulle spalle ma hanno venduto le sue dimissioni senza indugio per mantenere in piedi il ‘sistema’. Lei oggi è una pietra che rotola, e mi creda non ne proviamo alcuna soddisfazione” ha detto inizialmente. Di Battista però è ben presto scivolato nell’usuale elenco di colpe presunte, di buoni contro cattivi, di giudizi morali senza appello. La solita manfrina di chi sa già tutto e condanna senza appello: “Restituisca al popolo italiano i suoi compensi dell’ultima legislatura. Non morirà di fame per questo, piuttosto si arricchirà di dignità (…). E’ un atto dovuto verso quei cittadini onesti ingannati anche da lei, da 20 anni di immoralità, di bassa politica ad uso personale, di meeting pubblici e colloqui privati, di ostentazioni di fede cristiana e comportamenti da fariseo, di adunate di Comunione e liberazione e ristrette spartizioni di poteri”.

Per la cronaca, durante il discorso di Di Battista, Lupi si è lasciato sfuggire un gesto di vaffa e anche un paio di simpatiche corna quando il grillino ha invocato i suoi, di Lupi, “ultimi giorni”, il che ce lo ha fatto sentire davvero simile al James Stewart di quel film, cioè molto più che umanamente simpatico. Ma questo non è nulla, perché poi abbiamo sentito parole come non ne avevamo sentite, o quasi, nelle aule del Parlamento almeno in tempi recenti.

“Io sono qui per rivendicare il ruolo decisivo della politica nella guida del nostro Paese” è stata sin da subito un’affermazione che contiene mille risvolti, in un giorno in cui un ministro dà le dimissioni non perché indagato, non perché ha abusato del suo ruolo, non perché ha rubato, ma perché giustiziato da una gogna mediatica spaventosa. Chi frequenta i social network in questi giorni avrà visto schierarsi dalla parte di Lupi molti — tanti — grillini ed esponenti di una sinistra che non ha mai avuto simpatia per lui e per il mondo, cattolico, dalla cui esperienza Lupi proviene, tanto era evidente che l’oggi ex ministro dei Trasporti era stato gettato in qualcosa di più grande, di falso e allo stesso tempo di estraneo a lui.

Ha poi messo sul tavolo dei fatti quello che ha fatto o cercato di fare nei 22 mesi del suo ministero. Non è qualcosa di scontato oggi giorno, parlare di fatti: “Questo è il fatto — ha detto Lupi citando Bulgakov e il suo Il maestro e Margherita — e il fatto è la cosa più testarda del mondo”. Ha citato quanto ha fatto — fatti, non parole, verificabili da tutti — nel bene e nel male, che non sembra poco, in questi 22 mesi, ma ha rivendicato soprattutto una cosa. 

“Diventando ministro non mi sono dimesso da padre e da marito” rispondendo a chi nei giorni scorsi in un articolo piuttosto squallido lo consigliava di andarsene, sulla base di ridicole accuse come quelle di un vestito ricevuto in regalo da persone che Lupi conosce da decenni o un Rolex, piuttosto scarso anche come valore economico, visto quanto costano i Rolex, quelli fighi davvero, regalato da queste persone al figlio Luca per la sua laurea. Le colpe che sostanzialmente la stampa gli ha imputato come colpe capitali, sufficienti a definirlo un corrotto. “Siamo uomini politici, ma uomini è il sostantivo, la sostanza, politico è l’aggettivo, e l’uomo agisce sempre per uno scopo e per la politica lo scopo è servire il bene comune” ha detto poi l’ex ministro. Ha finalmente smascherato la banalità manichea di certi parlamentari forcaioli, ridicolizzandoli con una battuta che, per citare ancora Bulgakov, è un dato di fatto: “A voi giovani deputati che urlando fuori dalla realtà e agitando demagogie a brandelli mi avete insultato in questi giorni auguro dal profondo del cuore di non trovarvi mai dentro a bolle mediatiche difficili da scoppiare. Vi auguro di non aver mai qualcuno che con potenza di fuoco entra nella vostra vita di affetti e di intimità, vi auguro di non avere mai nessuno che tiri in ballo la vostra famiglia”. Non è stata una minaccia, questa, non una maledizione di chi si sente gettato nella fossa dei leoni. E’ sembrato quasi un augurio affettuoso, segno di un bene più grande a cui Lupi ha dimostrato di guardare davvero.

Ha quindi sottolineato il realismo di quello che è una autentica esperienza umana: “Per stringere amicizia su Facebook basta un tasto, farlo nella vita è più difficile ma è anche più bello e nessuna intercettazione pubblicata e decontestualizzata può togliermi ciò che per me vale più di tutto: dare la propria vita, il proprio impegno, le proprie capacità al servizio della tua comunità”.

E con un colpo alla James Stewart, ha concluso indicando la bellezza che è dentro ogni momento della vita, anche quei momenti che appaiono come i più oscuri e negativi: “Tommaso Moro diceva, scrivendo alla figlia: ‘Nulla accade che Dio non voglia, e io sono sicuro che qualunque cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in realtà sempre per il meglio’. Lascio il governo a testa alta guardandovi negli occhi. Continuerò a farlo dai banchi del Parlamento. Onorevoli colleghi, so che il tempo sarà galantuomo, spero sia altrettanto galantuomo in futuro chi oggi ha speculato sul nulla. Perché oggi il pregiudizio ha vinto sul giudizio“.

Sono tempi duri quelli in cui il pregiudizio vince sul giudizio, ma forse dopo questo discorso comincerà a cambiare qualcosa in Italia. Certi processi mediatici di bassa lega potrebbero avere una inversione di tendenza. La gente in fondo ne è stufa. Guardate sui social network. Questa volta l’accusato ha suscitato più simpatia degli accusatori.

Qualunque cosa abbia fatto, Maurizio Lupi è uscito vincitore da questo scontro e alla fine ha vinto il giudizio, il suo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori