CASO MILANO/ Ambrosoli: sarà l’Expo (e non il Pd) a decidere il dopo-Pisapia, e io…

- int. Umberto Ambrosoli

La decisione di Giuliano Pisapia di non ricandidarsi a sindaco di Milano ha innescato una forte accelerazione politica. Parla UMBERTO AMBROSOLI, leader dell’opposizione a Roberto Maroni

ambrosoli_ppiano1R400
Umberto Ambrosoli (Infophoto)

La decisione di Giuliano Pisapia di non ricandidarsi a sindaco di Milano ha innescato una forte accelerazione politica in tutti gli schieramenti. La città dell’Expo fa gola ai renziani e nel centrosinistra già di discute di primarie, naturalmente senza essere d’accordo; mentre nell’area di centrodestra è Salvini a dirsi pronto a correre per la poltrona di sindaco. Umberto Ambrosoli, avvocato, leader dell’opposizione in consiglio regionale della Lombardia, è stato componente del Comitato Antimafia voluto proprio da Pisapia e ha guidato la sinistra alle ultime elezioni regionali, vinte da Roberto Maroni. Ambrosoli declina l’invito ad entrare nel toto-nomi, ribadisce la sua disponibilità ad impegnarsi e mette alcuni paletti, come il profilo del nuovo sindaco: “Quello che saprà meglio interpretare le esigenze della città del dopo Expo. Sapendo allargare la base sociale e politica anche rispetto a quella della giunta Pisapia”.

Secondo lei qual è il senso della scelta di Pisapia di non ricandidarsi proprio in un momento come questo?

Lo ha detto lui stesso: per un senso di coerenza con gli impegni assunti all’inizio del suo mandato. E per coerenza con la sua concezione del far politica: non per mestiere ma per spirito di servizio, per dedizione alla città che lo ha eletto, senza alcun attaccamento alla poltrona. Naturalmente si può essere d’accordo o no con questa posizione, ma non la si può irridere, come qualcuno ha fatto nei commenti: a mio parere è una posizione che gli fa onore.

Gabriele Albertini spiega la scelta di non ricandidarsi con il fatto che “Pisapia si sarà reso conto che la sua compagine non è così compatta”, come dimostra la cancellazione del piano del territorio imposto dai verdi. Lei che cosa ne pensa?

Dall’esterno tutti possono dare le proprie interpretazioni. Ma restano interpretazioni. Punto e basta. A me sembra che la squadra che Giuliano ha messo insieme, non solo gli assessori più competenti, ma anche quelli più giovani, abbiano svolto tutti assieme, con un grande affiatamento, un lavoro egregio sulla città. Certo ogni squadra può avere momenti di tensione e di discussione: succede persino nel calcio, figuriamoci nel confronto delle idee e dei progetti che è l’ambito della politica. Ma questo confronto per la squadra di Pisapia è stato un arricchimento e un maggiore stimolo a portare passione ed innovazione nell’amministrazione della città.

Pisapia è stato “logorato” dalle frizioni tra renziani, civatiani, dalemiani, dalle ambizioni di Majorino e dalle altre tensioni interne al Pd?

Questa è una lettura che dà il centrodestra, il quale applica a tutto il mondo della politica le dinamiche che vive al suo interno.

Come valuta l’operato di Pisapia in questi anni da sindaco?

Ha indubbiamente portato una ventata di innovazione in una città che nel 2011 il centrodestra aveva lasciato nell’impasse totale. Oggi Milano è tra le città al top nel mondo. Su tanti punti Milano è al massimo. Lo riconoscono in tante parti, da New York a Shanghai. E questo è l’indubbio merito di Giuliano Pisapia e della sua idea di governo, con cui ha saputo imprimere una trasformazione visibile di  Milano, rendendola finalmente attrattiva nel marketing urbano globale.

 

Per il Pd il fatto che Pisapia non si ricandidi è un vantaggio o uno svantaggio?

Il Pd è parte integrante della giunta Pisapia. Credo perciò che ne condivida i meriti. Come partito di riferimento dell’amministrazione, penso che esso saprà comunque gestire al meglio la fase che si è aperta adesso, facendosi carico delle difficoltà ma anche sapendo cogliere le opportunità che possono venirne per lo sviluppo di Milano.

 

Tra i nomi che circolano c’è anche il suo. Lei se la sentirebbe di correre?

La ringrazio per la domanda perché mi permette di precisare alcune cose importanti. Innanzitutto vorrei tranquillizzare quanti ci leggono e tutti i cittadini milanesi: alle elezioni mancano più di 14 mesi! Io penso perciò che non sia la cosa più giusta approfittare di questa situazione per fare una campagna elettorale così lunga ed estenuante: sarebbe un massacro per la città. Credo invece molto giusto darsi da fare — per quanto mi riguarda qui in consiglio regionale e ciascun altro nel proprio posto di responsabilità — per portare avanti i progetti e le cose più urgenti di cui la città ha bisogno. 

 

Quali sono secondo lei?

Ci sono le esigenze più impellenti dei milanesi: le periferie da sistemare; la casa e un buon funzionamento dell’Aler; i cantieri aperti per migliorare i trasporti pubblici, per esempio. E poi ci sono manifestazioni internazionali importanti per l’industria, la moda, il design. Tra pochi giorni avremo il Salone del mobile e il Fuori Salone; poi comincerà l’Expo: un’occasione più che unica per consolidare il posizionamento nel mondo di Milano (ed oserei dire dell’Italia intera). 

 

E dopo? 

A seguire dovremo pensare, già da subito, a come risistemare quell’area: evitando che diventi un cumulo di rovine e invece vedendo se è possibile farla diventare un’area di eccellenza nella ricerca universitaria e nell’attrattività per industrie innovative. Questo, io credo, sarebbe davvero un bel modo di dare valore a tutti gli sforzi e gli investimenti fatti finora. E forse permetterebbe ai tanti giovani che sono costretti ad emigrare di trovare una speranza di rientro. Infine c’è la Città metropolitana da costruire: trovando innanzitutto soluzioni immediate per tanti ex dipendenti della provincia in ansia per il loro futuro.

 

Sì, ma il tot-nomine è cominciato.

Io penso che perdere tempo nel toto-nomine sarebbe un errore grave. Il gossip sui nomi non mi interessa, come credo non interessi ai cittadini. E’ urgente invece lavorare per la città affinché si risolvano i tanti problemi aperti e si ritrovi quello spirito di servizio che ha richiamato anche Pisapia: su questo io ci sono. 

 

Come vede le primarie? C’è chi le mette in discussione…

Certamente il sindaco di Milano, a tempo debito, è bene che venga scelto dai cittadini. E forse anche per lo strumento primarie, l’esperienza di Milano potrà essere l’occasione buona per far riacquistare a questo strumento di partecipazione quello smalto che altrove ha un po’ perduto. Ma, ripeto, non sono discorsi di oggi. Quando ci saranno le primarie vedremo. Oggi dobbiamo lavorare con dedizione e passione in un anno che sarà davvero tanto importante, quanto duro ed impegnativo. E sarà questo ciò che cercherò di fare.

 

A parte lei, chi sarebbe il suo candidato ideale per il centrosinistra?

Quello che saprà meglio interpretare le esigenze della città del dopo Expo, sapendo allargare la base sociale e politica anche rispetto a quella della giunta Pisapia. Parlo di un allargamento necessario al sostegno di una città che deve traguardare i prossimi 20-30 anni con progetti capaci di competere in Europa e nel mondo con molte, tante, aree metropolitane più attrezzate e dinamiche di quello che siamo noi oggi. Questa è la vera sfida che avremo di fronte tra un anno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori