SCENARIO/ Salvini (e l’Italicum) preparano un Renzi-bis

- int. Fabrizio Rondolino

L’altolà di Alfano sulla prescrizione? Una burla. Renzi è destinato a rafforzarsi e nemmeno brutte cantonate come la candidatura di De Luca possono impensierirlo. FABRIZIO RONDOLINO

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Matteo Renzi (Infophoto)

Renzi è destinato a rafforzarsi e nemmeno brutte cantonate come la candidatura di De Luca in Campania possono impensierirlo, secondo Fabrizio Rondolino, esperto di comunicazione e commentatore politico, uomo di sinistra — dice di se stesso — con il rammarico “di non vedere una destra capace di vincere”. Non quella di Salvini, che si accontenterà furbescamente di stare all’opposizione, ma nemmeno quella del “defunto” Berlusconi. Renzi è destinato a durare, e solo le promesse mancate o l’avvitarsi della situazione economica potrebbero cambiare lo scenario.

Rondolino, cominciamo dall’altolà di Alfano a Renzi sulla prescrizione.
Il peso politico di Ncd è pari a zero. Sono tante le volte in cui Alfano ha trasformato il no iniziale in sì: il caso più eclatante è l’elezione di Mattarella, quello più recente le dimissioni di Lupi. C’è una ragione strutturale: Ncd non è un partito, ma solo un raggruppamento parlamentare la cui ragione d’essere è sostenere il governo in carica.

Intanto, Renzi ha assunto l’interim delle Infrastrutture. Doveva essere una parentesi breve, sarà probabilmente più lunga del previsto. Merito dell’Expo?
Non credo, perché lì è tutto ormai definito. Penso invece che il probabile allungamento dei tempi sia dovuto alle prossime elezioni regionali, che saranno un test politico significativo anche se su scala ridotta. Renzi conta di fare primo il pieno nelle urne e poi il tagliando al governo, riempiendo le caselle delle Infrastrutture e degli Affari regionali.

La corsa di De Luca in Campania è un problema per Renzi?
Io penso che lasciar correre De Luca sia un errore grave. E’ vero, ci sono state le primarie, guai a metterle in discussione, però da un leader nazionale e forte come Renzi mi sarei aspettato un no secco alla logica dei gruppi di potere locale. De Luca è esattamente un pezzo di quella vecchia classe dirigente che Renzi vuole rottamare. Forse con un po’ più di attenzione politica, le primarie potevano andare in un altro modo.

A proposito di situazioni locali, come valuta la rinuncia di Pisapia?
Ha mantenuto fede a una promessa fatta e questo gli fa onore, ma va detto che il clima politico che portò alla vittoria di Pisapia nel 2011 oggi non è riproponibile. La coalizione arancione, che voleva dire mettere insieme tutte le sinistre, dalle più radicali alle più riformiste, ha finito la sua corsa. Adesso la sinistra di Renzi è una forza a vocazione maggioritaria che non ha bisogno di allearsi con nessuno perché ha le risorse al suo interno.

La minoranza dem ha chiesto e ottenuto un gruppo ristretto di lavoro sui testi dell’Italicum e delle riforme costituzionali. Se ci sarà un accordo soddisfacente per tutti, garantirà il voto. Non è un segno di debolezza per Renzi? 

Resta il fatto che in prima lettura la minoranza Pd ha votato a favore di entrambe le leggi… Se cambia opinione è un problema suo, io credo che comunque in Parlamento si troveranno i voti necessari anche senza Bersani.

Grazie al soccorso di Berlusconi?
Il dato politico fondamentale è che abbiamo di fronte un Parlamento con un leader forte e senza più partiti, o con pezzi di partiti che oscillano senza riferimento. Ci sono decine e decine di parlamentari liberi da vincoli, su posizioni magari diverse ma tutti quanti uniti dalla preoccupazione che non si sciolgano le camere.

Secondo lei quando i bersaniani accusano Renzi di volere un Parlamento di nominati, hanno ragione o hanno torto?
Hanno torto. La riforma di Renzi ha il vantaggio della semplicità e lui lo sa bene. Che cosa significa nominati? Se votiamo con l’Italicum avremo sulla scheda 5 o 6 nomi, se io reputo che Caio sia un criminale o un idiota, do il mio voto a qualcun altro, se voto la lista in cui stanno Caio e Tizio, vuol dire che scelgo un capolista… Non sarà un Parlamento di nominati più di quanto lo fosse con il Mattarellum, perché i collegi uninominali chi li decideva? Le segreterie dei partiti.

Anche Forza Italia è un partito ormai decomposto. Quale futuro vede per Berlusconi e i suoi?
Da convinto bipolarista, penso che una forza di centrodestra ci debba essere, strutturata e paragonabile al Pd, però mi rendo conto che il tramonto di Berlusconi, che ha inventato il centrodestra italiano, porti turbolenza, instabilità… Non so come andrà a finire, posso sperare che venga fuori un soggetto più spendibile di Salvini.

Ovvio che non le piaccia.
Il punto è un altro. Pur essendo io un uomo di sinistra, vorrei che ci fosse una destra capace di vincere, ma sono convinto che Salvini non vincerà mai le elezioni.

Gli spieghi perché.
Salvini è tutto meno che stupido, sa bene che un programma lepenista non può incrementare consensi oltre un certo limite. Può portare la Lega dal 5 al 15 per cento, forse al 20 perché Grillo è un serbatoio di voti abbandonati a se stessi, ma con il maggioritario tra una forza del 20 e una del 5 per cento non c’è differenza, salvo che la prima ottiene più deputati e più soldi pubblici. Le elezioni si vincono al centro, Renzi lo sa e fa vincere la sinistra proprio perché ha capito cosa vuole quella fetta di elettorato.

Nulla a che vedere con il consenso delle formazioni centriste?
No, assolutamente nulla. Il centro è dato dalla maggioranza degli italiani che non hanno una particolare opzione politica ma scelgono di volta in volta l’opzione più ragionevole.

Berlusconi cosa farà? 

Potrebbe essere tentato da una soluzione radicale: dare un colpo di spugna su tutti i fattori di disturbo interni e candidare se stesso ovunque, un Forza Silvio con dietro i giovani di Villa Gernetto. Mi auguro che non lo faccia. Oggi come leader politico non è più credibile. Poteva avere un futuro come padre della patria seduto al tavolo della riscrittura delle regole, per un po’ lo ha fatto ma poi ha rinunciato.

Se le incognite per Renzi non stanno in Parlamento, allora da dove vengono?
La scommessa e l’incognita principale resta la ripartenza dell’Italia, e questa non può che essere un mix tra le riforme che si fanno — o che non si fanno — e la congiuntura internazionale. Molto di quello che ci attende però non è nemmeno nella disponibilità di Renzi.

Che intanto, però, è destinato a rafforzarsi.
Proprio così.

(Federico Ferraù)

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