RENZI vs BOLDRINI/ Fini: anche io attaccato dal premier, ma non siamo dei notai

- int. Gianfranco Fini

E’ scontro fra la presidente della Camera Laura Boldrini e il capo del governo Matteo Renzi sul ruolo istituzionale della prima. Il commento di GIANFRANCO FINI

Laura Boldrini
Laura Boldrini, parlamentare di LeU (Infophoto)

Uscire dal perimetro costituzionale è una accusa che, secondo Gianfranco Fini intervistato da ilsussidiario.net, mira a dare una lettura molto limitativa del ruolo del presidente della Camera (o del Senato). La frase in questione è stata pronunciata da un indispettito Matteo Renzi nei confronti di Laura Boldrini. Nel corso di un incontro pubblico l’attuale presidente della Camera aveva criticato, senza fare nomi, l’attitudine dell’uomo solo al comando “contro tutti e in barba a tutto”. Il riferimento era ovviamente a Matteo Renzi, accusato da molte parti di infischiarsene del Parlamento, il quale non ha gradito e ha accusato Laura Boldrini – appunto – di essere uscita dal suo “perimetro costituzionale”. Secondo Gianfranco Fini, il premier ha ecceduto nelle critiche, forse più preoccupato che il presidente della Camera stia pensando a dar vita a un partito di sinistra alternativo al Pd. Un caso che ricorda quanto accaduto allo stesso Fini.

Cosa significa “uscire dal perimetro costituzionale” per un presidente della Camera? Esiste davvero questo pericolo?

Significa che devi fare il presidente, far rispettare il regolamento e non commentare quello che succede nel dibattito politico. E’ una lettura molto, molto limitativa del ruolo del presidente della Camera. Non a caso è stata fatta spesso questa lettura, è un fenomeno che si ripete negli anni.

Sta dicendo che i capi di governo sono spesso e volentieri infastiditi dalle prese di posizione dei presidenti del Parlamento?

Bisogna capire la ragione per cui un presidente della Camera o del Senato, chiunque egli sia, interviene solo in apparenza nel dibattito politico, ma in realtà nell’ambito delle sue prerogative istituzionali.

Ci spieghi cosa intende.

Una valutazione sull’opportunità o meno di un decreto legge non c’è dubbio che spetta per quel che dice la Costituzione unicamente al capo dello Stato, che ha potere di firmarlo o no. Personalmente però non trovo nulla di disdicevole se il presidente della Camera fa presente, nel rispetto della Costituzione che prevede requisiti di straordinaria importanza o urgenza, che su un provvedimento non è opportuno l’uso del decreto.

Un uso che ritiene sia stato fatto in modo esagerato?

Sappiamo che negli ultimi anni si è fatto ricorso in innumerevoli circostanze all’uso del decreto, c’è stata una vera e propria inflazione del suo uso.

Dunque i presidenti del Parlamento hanno diritto a dire la loro, è così?

E’ chiaro che il confine tra le prerogative istituzionali, e quindi difesa del ruolo del Parlamento, e il dibattito politico è molto labile, io per primo me ne rendo conto. 

Ritiene che ci siano analogie tra quanto successo a lei quando era presidente della Camera, e il momento attuale? Anche a lei fu detto da Berlusconi di non fare dichiarazioni politiche.

Sì, ma si tratta di due casi ben diversi, il paragone mi sembra un po’ tirato per i capelli.

Perché?

Secondo me da parte di Renzi la polemica è stata eccessiva, arrivando ad accusare la Boldrini di fare politica, o anche – forse – sospettando che domani l’esponente di Sel voglia guidare una sinistra più radicale e alternativa a quella renziana. Il confronto tra me e Berlusconi era del tutto diverso. Io ero uno dei fondatore del Pdl e le critiche che muovevo a Berlusconi erano interne a una riunione del Pdl. La Boldrini non è nemmeno iscritta al Pd. 

 

Però siamo sempre sul confine di un’azione che al presidente della Camera non dovrebbe essere concessa, non crede?

Il mio è stato un caso unico anche se in precedenza c’erano state polemiche tra il presidente della Camera e il premier di turno, ma che io ricordi non erano casi analoghi a quello che mi ha visto contrapposto a Berlusconi. Il Pdl era nato dalla fusione di due partiti, di cui uno, An, era il mio. Tra l’altro sono certo che non sia qualcosa che riguarda solo la seconda Repubblica, sono certo che anche durante la prima ci sono stati casi di contrasto tra uno dei presidenti delle Camere e il capo del Governo. In sostanza, non si può pretendere che i presidenti delle Camere siano solo dei notai.

 

Che sviluppi crede possa avere il confronto tra Renzi e la Boldrini?

Si ricomporrà rapidamente. E’ chiaro che il presidente della Camera è sempre una personalità politica e perciò se ne ravvede la possibilità interviene nel dibattito. E’ un po’ analogo a quanto succede quanto il presidente della Repubblica interviene pubblicamente: la storia è piena di esempi.  

 

In conclusione, che cosa ci dice questo ennesimo confronto?

Per quanto possa essere acceso il confronto, i presidenti sanno perfettamente che il dovere al quale non possono venire meno è l’imparzialità. Il corto circuito può accadere solo se in qualche modo viene violato il regolamento per ragioni di parte e in contrasto con il governo, ma è teoria, perché il presidente le decisioni le prende nell’ambito dell’ufficio di presidenza dove se non c’è maggioranza decide personalmente, quindi senza andare contro i suoi doveri.

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