SPILLO/ Da Guareschi a D’Alema le bottiglie che portano guai

- Gianni Foresti

GIANNI FORESTI ricorda come Giovanni Guareschi fu condannato per una vignetta dove apparivano delle bottiglie di vino, che oggi metttono nei guai Massimo D’Alema

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Massimo D'Alema (Infophoto)

Giovannino Guareschi fu condannato per una vignetta de “Il Candido” disegnata dal suo sodale Carletto “Fildiferro” Manzoni (umorista da rivalutare) in cui una schiera di bottiglie/corazzieri salutava il Presidente della Repubblica. L’etichetta riportava la dicitura “Nebiolo – Poderi del Senatore Luigi Einaudi”  e fu ritenuta lesiva dell’onore del Presidente. Arrivò poi Sting con Message in a bottle: “Spedirò un S.O.S. al mondo  Spero che qualcuno riceva il mio S.O.S.”.

In tempi recenti abbiamo letto “Le parole che non ti ho detto” di Nicholas Sparks da cui è stato tratto un film con Kevin Costner. Adesso è arrivato il giudice Woodcock, che non so se è astemio, ma dalla sua indagine è uscito fuori il nome di Massimo D’Alema. Le coop rosse inquisite per tangenti hanno acquistato 2000 bottiglie di vino prodotte dai poderi della moglie dell’ex leader comunista.

D’Alema non è indagato, come non lo è Lupi, ma il vino dà alla testa se bevuto in gran quantità, e i media han tirato a Baffino bottiglie vuote a volontà (forse perché ai giornalisti non ne ha mai regalate).

Morale: l’acqua fa male, il vino fa cantare, non lasciare mai il bicchiere vuoto.

Nota finale: contro Woodcock si vince sempre.

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