CAMBIA IL SENATO?/ Il giurista: l’apertura di Renzi non è seria, ecco perché

Per ALESSANDRO MANGIA, qualsiasi modifica rispetto all’attuale riforma del Senato rappresenta un miglioramento ma bisogna vedere se ci siano le condizioni per farlo senza cambiare l’Italicum

18.04.2015 - int. Alessandro Mangia
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Matteo Renzi (Infophoto)

“Cambiare la riforma costituzionale? Tornare al Senato elettivo? Per me si può fare”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al momento di partire per gli Stati Uniti dove ha incontrato Barack Obama. L’idea è quella di ottenere in cambio il sostegno della minoranza del Pd sulla legge elettorale. Il senatore del Pd, Vannino Chiti, ha commentato: “Vedremo se all’apertura politica fatta oggi da Renzi — certo positiva — seguiranno atti coerenti. Come è noto la mia preferenza è quella di far eleggere i senatori dai cittadini, in concomitanza con le elezioni dei Consigli regionali”. Anche per Alessandro Mangia, professore di diritto costituzionale nell’Università Cattolica di Piacenza, “qualsiasi modifica rispetto all’attuale riforma del Senato rappresenta un miglioramento. Ma bisogna vedere se ci sono le condizioni per farlo”.

E’ meglio modificare la riforma del Senato o a questo punto una modifica peggiorerebbe soltanto gli effetti della riforma?

La proposta di Renzi è soltanto un tentativo di ricompattare il Pd di fronte all’approssimarsi delle scadenze che il governo si è  imposto sulla approvazione della legge elettorale. Accettando questo scambio la minoranza del Pd oggi dovrebbe approvare l’Italicum e, in cambio di un  voto di cui il governo ha assoluto bisogno, Renzi si dice disposto a riaprire domani un dibattito, già chiuso da tempo, sul Senato. E’ una proposta che si commenta da sè, se non altro per il fatto che questa legge elettorale è stata progettata partendo dal presupposto che il Senato non dovrebbe essere eletto dai cittadini. 

Quali conseguenze avrebbe riaprire la discussione sulla riforma del Senato?

Riaprire la discussione sulla riforma costituzionale — e sul testo già votato in prima lettura — sarebbe solo un bene. Però non so se è chiaro che riaprire il discorso sulla elezione del Senato significherebbe automaticamente riaprire il discorso su una legge elettorale costruita sul presupposto che ad essere eletta dai cittadini dovrebbe essere solo la Camera.. E che, proprio in ragione di questo fatto, è destinata a spiegare effetti solo  partire dal luglio 2016, in attesa che si approvi una riforma della Costituzione che trasforma il Senato in un organo che non viene eletto dai cittadini. E’ per questo che  ricominciare a discutere di un Senato elettivo — o, meglio, di un Senato eletto dai cittadini — significa ricominciare a discutere delle funzioni e del ruolo di questo Senato.  

In che senso?

Nel senso che rimettere in campo l’ipotesi di un Senato eletto dai cittadini significa automaticamente ricominciare a discutere delle funzioni di questo Senato e del suo ruolo all’interno della forma di governo. Significa, in poche parole, ricominciare da capo. C’è un problema di coerenza tra meccanismi di elezione e competenze. Se si riapre il discorso sulla elezione del Senato bisogna ripensarne anche le competenze.

Renzi intanto minaccia di andare al voto anticipato…

Non fa molta paura. Ha ragione D’Attorre quando afferma che la minaccia di Renzi di sciogliere le camere se non si approva l’Italicum è priva di senso. Se si andasse a votare oggi si andrebbe a votare con un proporzionale, da cui non potrebbe che uscire un governo di coalizione. E un governo di coalizione in cui ci fosse dentro di tutto segnerebbe la fine della parabola politica di Renzi e del Partito della Nazione che governa e riforma nel nome dell’Europa.

 

Allora la proposta di Renzi è soltanto un “baratto” politico?

Forse anche qualcosa di meno, nel senso che non so fino a che punto ci sia davvero la volontà di riaprire il discorso sull’intelaiatura complessiva della riforma costituzionale. Di fatto Renzi sta chiedendo alla minoranza del Pd di votare oggi la legge elettorale e di discutere domani del Senato, per poi arrivare, fra qualche tempo, a far dire a qualcuno del suo governo, tra un sorriso e uno sbattito di ciglia, che c’è un tempo per discutere e c’è un tempo per decidere. E quindi bisogna approvare la riforma del Senato che c’è. Chi ci casca è proprio perché ci vuole cascare.

 

E’ lo stesso trucchetto che è stato utilizzato con Berlusconi?

Non so che trucchetti siano stati usati con  Berlusconi.

 

E’ davvero così difficile scrivere una legge elettorale anche per il Senato?

Scrivere una legge elettorale per il Senato non è impossibile. Però bisognerebbe avere le idee chiare su cosa dovrebbe essere il Senato. L’aspetto surreale della proposta di Renzi è che per chiudere sulla legge elettorale propone di riaprire sul Senato. Ma se si riapre sul Senato bisogna riscrivere una legge elettorale pensata per eleggere soltanto la Camera. Per usare una immagine colorita è soltanto il gioco delle tre carte, non una proposta di trattativa.

 

Quindi è troppo tardi per mediare sulla riforma del Senato?

La mediazione ci può essere tranquillamente sul contenuto della legge elettorale, perché adesso sul tavolo c’è l’Italicum. Parlare ora di riforma del Senato e di riforma costituzionale è solo un diversivo. 

(Pietro Vernizzi)

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