ELEZIONI REGIONALI/ Renzi si è fermato al Garigliano

- int. Antonio Polito

Per ANTONIO POLITO, a emergere è un Pd della peggior risma clientelare, un’alleanza di feudatari locali senza molti rapporti con la politica, con l’idealità, con una proposta innovativa

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Vincenzo De Luca (Infophoto)

“Dal Garigliano in giù si sta svelando un Pd che non ha assolutamente nulla a che vedere con quanto è raccontato a Roma dalla gestione Renzi”. Lo afferma Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera, secondo cui “è un Pd della peggior risma clientelare, un’alleanza di feudatari locali senza molti rapporti con la politica, con l’idealità, con una proposta innovativa e di rinnovamento”. Nell’occhio del ciclone soprattutto le alleanze di Vincenzo De Luca, candidato del Pd in Campania e condannato in primo grado per abuso d’ufficio. L’accordo con Ciriaco De Mita, con “neri” quali Carlo Aveta e con Rosa Criscuolo, compagna di cena di Claudio Scajola, ha sollevato diverse polemiche, al punto che molti quotidiani parlano di impresentabili in lista (ormai senza più neanche l’utilizzo delle virgolette di rito).

Che cosa ne pensa della polemica contro gli “impresentabili” messi in lista da De Luca?

La scelta di De Luca è stata quella di sommare tutti i pezzi possibili di notabilato locale, di voto di scambio, di personaggi che hanno delle loro tribù elettorali sul territorio, piuttosto che puntare esclusivamente sul voto d’opinione. Ciò ha portato a mettere insieme una federazione, tra i quali ci sono personalità più o meno presentabili e altre del tutto impresentabili.

Impresentabili da quale punto di vista?

O impresentabili politicamente, perché di estrema destra, come è il caso di Carlo Aveta, o dal punto di vista della storia della sinistra campana, perché magari sono stati dalla parte opposta a Casal di Principe. Oppure addirittura perché provenienti dal vasto mondo “cosentiniano”, cioè da quel coacervo di interessi politico-clientelari che intorno a Cosentino ha sfiorato anche la malavita dei casalesi. Quella di De Luca è quindi una scelta politica: mettere insieme tutti i segmenti politici in grado di garantire 200 voti come pure diecimila, per provare a vincere.

Quali effetti può avere per Renzi la strategia perseguita da De Luca in Campania?

Effetti non positivi. Dal Garigliano in giù si sta svelando un Pd che non ha assolutamente nulla a che vedere con quanto è raccontato a Roma dalla gestione Renzi. E’ un Pd della peggior risma clientelare, un’alleanza di feudatari locali senza molti rapporti con la politica, con l’idealità, con una proposta innovativa e di rinnovamento. Da questo punto di vista è certamente un colpo all’immagine del presidente del consiglio. Fa capire che il rinnovamento renziano è una finzione, perlomeno per quanto riguarda il partito e certamente al Sud. Oltre che in Campania, anche in altre Regioni l’esito è incerto.

Queste Regionali possono decidere anche della durata del governo Renzi?

No, la durata del governo è decisa da altre circostanze. A deciderla è soprattutto il fatto che c’è un’ampia maggioranza di parlamentari che non vuole andare alle elezioni e che si è convinta che Renzi sia l’ultima spiaggia per evitarle. E quindi farà di tutto per salvare il governo in modo tale da salvare il proprio seggio.

Quale significato politico possono avere dunque le Regionali?

Una tornata regionale può avere un senso quando presenta il maturare di un’ipotesi alternativa rispetto al governo nazionale. Oggi questa alternativa non c’è in ogni caso perché il centrodestra è diviso. Secondo tutti i sondaggi, soprattutto a causa di un alto assenteismo e dello spappolamento del centrodestra, i candidati di centrosinistra sono pressoché ovunque destinati a vincere. Perfino in Liguria, il cui regolamento che non prevede il ballottaggio consentirà una vittoria di Raffaella Paita.

 

E se ad avvantaggiarsene alla fine fosse l’M5S?

Gli M5S possono prevalere dove c’è il ballottaggio come nelle elezioni comunali. In un sistema regionale invece è cruciale la coalizione. In Campania secondo i sondaggi l’M5S è il primo partito, ma il suo candidato governatore si posizionerà terzo in quanto sia Caldoro sia De Luca hanno una coalizione intorno a loro. Quindi il sistema regionale e l’incapacità congenita dell’M5S di costruire alleanze lo condanna a un ruolo marginale.

 

Quali conseguenze può avere la discesa in campo di Berlusconi per le Regionali?

Vedremo se Berlusconi riuscirà a riaccendere a suo favore la campagna elettorale. Una volta era un maestro, in quanto era capace di radunare intorno a sé la fedeltà del popolo di centrodestra anche all’ultimo momento. Non so se questa “magia” si verificherà anche questa volta. E’ lecito essere scettici, perché nel frattempo la sua assenza politica dalla scena è stata troppo lunga, e soprattutto la divisione che c’è nel suo campo è troppo grave perché una nuova proposta di centrodestra possa avere credibilità. Anche se con Berlusconi non si può mai dire mai.

 

Per Berlusconi, le elezioni regionali saranno le prove generali di un Partito repubblicano all’americana?

Non lo sono affatto, perché a queste Regionali il centrodestra va diviso e litigioso. Anzi in molti casi anche più del solito perché in Puglia si presentano due candidati, Francesco Schittulli e Adriana Poli Bortone. La stessa cosa in Veneto, dove ci sono Luca Zaia e Flavio Tosi. Ben lungi dal vedere in atto un Partito repubblicano all’americana, stiamo assistendo alla fase finale delle convulsioni del centrodestra.

 

(Pietro Vernizzi)

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