SCENARIO/ Formica: è la Chiesa l’unico “contropotere” a Renzi

- int. Rino Formica

Per RINO FORMICA, nell’entrare in conflitto con il governo la Chiesa svolgerà un’azione simile a quella che fu nella Polonia comunista, dove si identificò con lo stesso sentimento nazionale

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Matteo Renzi (Infophoto)

“Renzi non ha più avversari in grado di contrastarlo né nell’opposizione né nella sua stessa maggioranza. L’unico potere popolare in grado di opporsi a lui è rimasta la Chiesa”. Lo afferma Rino Formica, ex ministro socialista alle Finanze e al Lavoro, secondo cui “l’unico vero potere popolare presente nel Paese è quello che sta costruendo la Chiesa. Un potere che, si badi bene, non è religioso bensì popolare”. Per Formica, “nell’entrare in conflitto con il governo, la Chiesa farà un’azione simile a quella che fece nella Polonia comunista degli anni 80, quando si identificò con lo stesso sentimento nazionale del popolo polacco”.

Ritiene che Renzi in questo momento sia in grado di esprimere una strategia o abbia in mente soltanto una tattica?

E’ difficile entrare nell’intimità del ragionamento renziano, se di ragionamento si tratta. Il premier ha scelto un metodo di lavoro politico: attaccare per non argomentare. Gli argomenti sono difficili da elaborare, mentre attaccare è molto più facile anche perché il campo di insoddisfazioni e ritardi è vasto.

Vuole dire che Renzi sta giocando al ribasso?

Il punto è che attaccare significa obbligare la minoranza Pd a una sfida sul terreno di gioco di quest’ultima. D’altro canto gli oppositori interni non hanno grande voglia di affrontare Renzi sul proprio terreno, in quanto quello della minoranza Pd è molto franoso.

Come giudica quindi l’attuale situazione per Renzi?

Quello per il premier è un momento oggettivamente facile per le condizioni all’interno del suo partito e schieramento, ma di difficoltà crescente nella risoluzione dei problemi del Paese. Questi ultimi si complicano, le soluzioni non ci sono e soprattutto a mancare sono le risorse. Renzi vive una stagione facile dal punto di vista delle difficoltà politiche immediate, ma difficile per quanto riguarda i problemi di carattere generale. D’altra parte il premier è prigioniero di se stesso, perché non può fare nulla di diverso da quanto ha fatto finora. Il metodo è sempre uguale: attaccare per non argomentare. Fin quando sarà possibile continuerà su questa strada.

Le Regionali rappresentano un pericolo per Renzi?

No. Le liste e gli schieramenti territoriali sono la fotografia della debolezza generale di sistema. Le opposizioni nello schieramento di centrosinistra sono frantumate, e al di fuori del Pd lo sono ancora di più. Le Regionali andranno valutate sulla base dello scostamento che ci sarà nella raccolta dei consensi del Pd nelle elezioni regionali di fine maggio rispetto alle elezioni europee dell’anno scorso: sono sicuro che i consensi diminuiranno. In secondo luogo bisognerà valutare se i votanti saranno superiori o inferiori al 50% degli elettori. Naturalmente la situazione delle Regioni precipiterà per conto suo, perché le difficoltà nella soluzione dei problemi della vita dei cittadini aumenteranno.

Renzi deve temere un ritorno in campo di Enrico Letta, magari appoggiato da Prodi?

Il problema non sono né Letta né Prodi né Delrio, cioè la “democristianeria” diffusa nell’area di centrosinistra. Il problema è in che misura, sui problemi veri del popolo, il governo entrerà in conflitto con la Chiesa. L’unico vero potere popolare presente nel Paese è del resto quello che sta costruendo la Chiesa. Un potere che, si badi bene, non è religioso bensì popolare.

 

In che modo la Chiesa potrebbe entrare in conflitto con il governo Renzi?

Potrebbe entrare in conflitto su molti temi. Mi riferisco alle politiche sociali, a quelle sull’accoglienza, alla dissacrazione di tutti i valori. Questo è un governo che quando non è ostile ai valori, è superficiale e approssimativo nel dare una sostanza ideale alla propria azione.

 

Con quali conseguenze?

In Italia si va creando lentamente una situazione di tipo polacco. Durante la crisi del comunismo che avvenne negli anni 70-80, la Chiesa fu tutto per la Polonia. Vescovi e sacerdoti rappresentarono il ritorno allo spirito della nazione, ai valori e alle idealità di fondo del popolo polacco, insomma impersonarono il “contropotere popolare”. Anche oggi ci sono segnali significativi che vanno in questa direzione.

 

A che cosa si riferisce?

Per esempio allo stesso Grillo, che domenica ha fatto la marcia per il reddito di cittadinanza partendo da Assisi. Insomma si sta creando una situazione di potere popolare nella quale tutto converge. Per il popolo di sinistra pesa infinitamente meno una parola avventata, ottimistica e inconsistente di Renzi, rispetto a una dichiarazione di Raul Castro che dice: “se il Papa continua così tornerò alla Chiesa cattolica”.

 

(Pietro Vernizzi)

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