SCENARIO/ Folli: in Liguria si gioca il futuro di Pd e governo

- int. Stefano Folli

Per STEFANO FOLLI, se la Paita dovesse perdere, il cammino verso la nascita e la costruzione del partito di Renzi si troverebbe inevitabilmente di fronte a un punto di arresto

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Raffaella Paita e Matteo Renzi (Infophoto)

“Le Regionali in Liguria sono una resa dei conti all’interno del Pd, il terreno sul quale la minoranza ha la possibilità di infliggere una sconfitta al suo segretario. Se la Paita dovesse perdere, il cammino verso la nascita e la costruzione del partito di Renzi si troverebbe inevitabilmente di fronte a un punto di arresto”. E’ l’analisi di Stefano Folli, editorialista di Repubblica, a una settimana dal voto in sette Regioni italiane. Le due sfide considerate più a rischio sono quelle tra Raffaella Paita (Pd) e Giovanni Toti (FI) in Liguria e tra Stefano Caldoro (FI) e Vincenzo De Luca (Pd) in Campania. Ma anche la frattura della Lega nord in Veneto, con Luca Zaia e Flavio Tosi entrambi in campo contro Alessandra Moretti (Pd) comporta qualche incognita. Mentre il Pd è dato per vincente nelle altre quattro Regioni: Toscana, Umbria, Marche e Puglia.

Renzi ha detto che la vittoria di Podemos in Spagna, dopo quella di Tsipras in Grecia, significa che il vento è cambiato. Ma quello spagnolo non è un partito più vicino all’M5S che al Pd?

Podemos è un partito di sinistra, sia pure per certi aspetti assimilabile all’M5S. Ciò cui stiamo assistendo indica il fatto che in Europa c’è un malessere molto forte, e che questo sta modificando la geografia politica in molte nazioni. In Italia i partiti euroscettici e populisti hanno un consenso piuttosto ampio, con una forte tenuta dell’M5S e un’ascesa della Lega nord, che insieme prendono più del 30%. Questo è un elemento che ci avvicina a quanto sta avvenendo nel resto d’Europa.

L’Italia è il primo Paese creditore verso la Grecia dopo Francia e Germania. Perché questo fatto sta passando in secondo piano?

L’Italia sta cercando di evitare che la Grecia fallisca, perché le conseguenze sarebbero pagate in primo luogo proprio dal nostro Paese. E’ naturale quindi che l’Italia svolga un ruolo di pontiere, in quanto c’è la necessità di evitare che Atene esca dai binari.

Le Regionali in Liguria sono un referendum su Renzi?

Le Regionali in Liguria sono una resa dei conti all’interno del Pd. Non so dire se siano un referendum su Renzi, ma sono il terreno sul quale la minoranza del Pd ha la possibilità di infliggere una sconfitta al suo segretario.

Con quale significato nazionale?

Una sconfitta della Paita in Liguria determinerebbe un indebolimento del governo. Se le Regionali finissero 5-2, con Veneto e Campania al centrodestra, sarebbe una conferma della situazione precedente e quindi non cambierebbe nulla. Ma un 4-3 con una vittoria di Toti in Liguria sarebbe indubbiamente un colpo per Renzi: vorrebbe dire che dentro al Pd ci sono molte cose che devono essere regolate.

Con quali conseguenze?

Una certa mortificazione della minoranza Pd effettivamente c’è stata, e se in Liguria dovesse vincere il centrodestra vorrebbe dire che l’opposizione interna è in grado di rivalersi. Il cammino verso la nascita e la costruzione del partito di Renzi, che dovrebbe cambiare i connotati del Pd, si troverebbe inevitabilmente di fronte a un punto di arresto.

Quanto conta invece il voto in Campania?

La Campania dal punto di vista nazionale conta di meno della Liguria, perché se anche De Luca dovesse perdere non cambierebbero gli equilibri in quanto la Regione era già governata dal centrodestra. Mentre la Paita in Liguria è incoraggiata dalla segreteria, De Luca al contrario è un candidato scomodo per Renzi. Una sua sconfitta non danneggerebbe troppo il premier, a meno che alla Campania si unisse anche la Liguria.

 

Quanto rischia Zaia in Veneto?

I rischi ci sono sempre, ma nessuno finora ha azzardato una vittoria della Moretti o ha visto Tosi salire oltre una certa quota. Il sindaco di Verona è al 10-11%, se salisse molto al di sopra sarebbe un problema ma finora non è avvenuto. Se Zaia fosse sconfitto sarebbe un fatto clamoroso e rappresenterebbe un grande problema per la spavalderia di Salvini.

 

Alla luce di quanto ha detto a “Che tempo che fa”, che cosa ha in mente Berlusconi?

E’ evidente che il Cavaliere non si appresta realmente a lasciare il campo. Ha in mente di non cedere di un passo e di evitare il 4% del Trentino. Berlusconi continuerà a tenere i fili di quello che rimane di Forza Italia, sia pure cercando di favorire una persona che possa essere formalmente intesa come una novità.

 

Per chi votano gli scontenti di Forza Italia e Pd?

La prima scelta di questi scontenti sarà l’astensione. Quanti dal Pd volevano passare all’M5S e da Forza Italia alla Lega nord lo hanno già fatto da tempo.

 

Come ne uscirà la Lega di Salvini?

Se Zaia perde in Veneto, la carriera politica di Salvini si ritroverà di fronte a un ostacolo molto grosso. Se invece vince, da lunedì il leader della Lega si presenterà come il federatore del centrodestra e come il vero anti-Renzi. E così impedirà a Berlusconi di fare il gioco che ha in mente, cioè di tirare fuori dal cilindro un candidato sotto il suo pieno controllo. Anche se resta il fatto che Salvini non rappresenta l’intero schieramento del centrodestra, tanto è vero che finora l’ala più moderata non lo ha votato. Essendo un personaggio radicato e caratterizzato, difficilmente potrà rappresentare una galassia più complessa.

 

(Pietro Vernizzi)

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