RETROSCENA/ Sapelli: la firma di Mattarella sull’Italicum? L’hanno “voluta” dall’estero

Per GIULIO SAPELLI, Mattarella ha fatto bene a firmare l’Italicum senza porre rilievi, perché così ha ridotto i rischi di un annullamento da parte della Corte costituzionale

08.05.2015 - int. Giulio Sapelli
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Sergio Mattarella (Infophoto)

“Mattarella ha fatto bene a firmare la legge elettorale e ad astenersi da giudizi di merito, evitando i continui pronunciamenti che invece hanno caratterizzato il mandato di Napolitano sia come presidente sia come senatore a vita”. Lo afferma Giulio Sapelli, professore di Storia economica nell’Università di Milano ed editorialista del Corriere della Sera. Secondo Sapelli, “il governo Renzi è privo di una base sociale, ma è sostenuto dai poteri internazionali e questo gli consentirà di durare fino al 2018”.

Che cosa ne pensa della scelta di Mattarella di firmare l’Italicum?

Mattarella ha fatto bene. La situazione italiana è sotto osservazione internazionale, soprattutto per l’attuale instabilità, ed evitando di fare rilievi il capo dello Stato ha ridotto i rischi di un annullamento da parte della Corte costituzionale. C’è un fatto che nessuno ha ricordato. Quando negli anni 30 si propose l’istituzione anche in Europa delle corti costituzionali, i costituzionalisti europei dell’epoca insorsero tutti perché lo ritenevano un pericoloso attentato alla democrazia, proprio in quanto a differenza degli Stati Uniti nel Vecchio Continente non esistono forme di equilibrio dei poteri.

Ritiene che la Corte costituzionale in Italia non sia espressione di un equilibrio di poteri?

Tanto la Corte costituzionale quanto i cittadini dovrebbero comportarsi come se questo equilibrio dei poteri effettivamente ci fosse. Nel sistema di equilibrio dei poteri molto è finzione, ma la finzione può avere un effettivo peso se gli uomini ci credono sul serio.

Vuole dire che dal 1948 a oggi la Corte costituzionale è intervenuta con sempre maggiore incisività sulle scelte della politica?

Sì, è il motivo principale è che c’è una rotazione troppo rapida dei giudici. Un tempo si entrava in Consulta al termine di una lunghissima carriera accademica e spesso senza mai essere entrati nell’agone politico. Lo stesso Giuliano Vassalli, pur essendo stato un parlamentare socialista, aveva un profilo giuridico così elevato da farne una figura indiscutibile.

E oggi invece?

Scorrendo l’elenco degli ultimi anni, si trovano personalità che sono diventate giudici costituzionali dopo avere svolto un ruolo di primaria importanza nella vita politica del Paese, e in alcuni casi essere anche stati ministri.

Esiste anche un rischio di tecnocrazia?

No. Per quanto riguarda gli organismi costituzionali non andiamo affatto verso un dominio dei “principi del diritto” bensì verso una politicizzazione delle sentenze. Sarebbe stato meglio se la Corte costituzionale non avesse formulato una sentenza sul sistema elettorale che è una questione di competenza parlamentare.

Che cosa ne pensa invece dei ripetuti interventi di Napolitano sull’Italicum?

Ritengo che non sia un atteggiamento idoneo a un senatore a vita che è stato presidente della Repubblica. Napolitano avrebbe dovuto tacere.

 

Il ministro Boschi ha lanciato la riforma del conflitto di interessi. Vuole recuperare voti a sinistra?

No, ritengo piuttosto che voglia fare una cosa giusta per il Paese. Su questo tema ritengo che possano convergere tanto la sinistra quando una destra che voglia essere liberale e priva di pregiudizi personalistici. Il ministro Boschi ha sollevato una giusta questione e va incoraggiata.

 

Perché questa riforma proprio nel momento in cui Berlusconi è fuori dal parlamento?

Esistono anche tanti altri conflitti d’interesse oltre a quelli di Berlusconi. Per esempio ci sono stati anche Carlo De Benedetti e Vittorio Cecchi Gori.

 

Lei come vede in questo momento la tenuta di Renzi?

Renzi non ha ancora una precisa base sociale. Oscilla, ma è fortemente sostenuto dal sistema internazionale che è molto preoccupato di come va l’Italia. Il suo merito è stato quello di “sparigliare le carte”, lasciando tutti in un vuoto assoluto tanto che adesso non ha un’opposizione. Il suo governo durerà sicuramente fino al 2018 anche se l’economia non va bene. Anzi, se l’economia peggiorerà ci sarà tanto più la necessità che il governo resti in piedi.

 

Come vede il centrodestra con Berlusconi sul viale del tramonto?

Il tramonto per Berlusconi prima che arrivi voglio vederlo. Anche se d’altra parte un leader può essere al tramonto quando non attrae più ma divide. Il Cavaliere non è più un punto centripeto bensì centrifugo, e quindi in questo senso si può parlare di una sua decadenza. C’è però una grande confusione in tutte le destre europee, tranne che con Cameron in Inghilterra e con Orban in Ungheria, e i populismi alla Le Pen sono molto divisi e privi di una prospettiva chiara.

 

(Pietro Vernizzi)

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