ELEZIONI COMUNALI 2015/ L’Italicum si vendica di Renzi

- int. Antonio Polito

Per ANTONIO POLITO, il vero dato che emerge dalle Comunali è che ai ballottaggi tutti i partiti si coalizzano contro il Pd. Renzi è solo e questo è un grave rischio a livello nazionale

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Luigi Brugnaro, neosindaco di Venezia (Infophoto)

“Il vero dato che emerge dalle Elezioni Comunali 2015 è che ai ballottaggi tutti i partiti si coalizzano contro il Pd. Renzi è solo e questo è un grave rischio a livello nazionale perché l’Italicum si basa proprio sul doppio turno che ha trasformato in sconfitta il vantaggio iniziale di molti candidati sindaci di centrosinistra”. E’ l’analisi di Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera, dopo che il Pd è uscito sconfitto dai ballottaggi a Venezia, Nuoro, Arezzo, Enna e Matera. Il partito di Renzi vince solo a Lecco, Mantova e Trani, mentre ad Augusta e Gela il successo arride all’M5S. A Venezia in particolare Luigi Brugnaro, candidato di centrodestra, ha sconfitto Felice Casson del Pd.

Qual è il significato della sconfitta di Casson a Venezia?

Quella di Venezia è innanzitutto una sconfitta personale di Casson, che si è espressa addirittura con un ribaltamento nel secondo turno rispetto al primo. Ciò avviene però in un quadro generale di natura politica. Ci sono tendenze comuni nel voto di città che fanno pensare che la responsabilità non sia soltanto di Casson. A perdere è anche un renziano doc come il candidato di Arezzo, Matteo Bracciali, nonché un “dannato” del Pd come Vladimiro Crisafulli a Enna, Salvatore Adduce a Matera, Alessandro Bianchi a Nuoro, e lo stesso è avvenuto in Toscana a Viareggio e Pietrasanta.

Casson avrebbe perso anche se non ci fosse stata Mafia capitale?

Sì. Casson è un magistrato, ed era stato candidato con l’idea di riscattare il Pd dalle vicende del Mose che avevano portato in galera Orsoni. Casson era dunque il candidato più “corazzato” contro gli effetti di Mafia capitale, eppure tutto ciò non è bastato.

Come valuta invece la figura del vincitore, Luigi Brugnaro?

Brugnaro è il “prototipo” del futuro gruppo dirigente di un centrodestra post-Berlusconi. E’ un personaggio che non viene dalla politica, è radicato nel territorio, antropologicamente molto diverso dal Berlusconismo, al punto da tenersi anche un po’ distante dal Cavaliere durante la campagna elettorale. Brugnaro ha però un rapporto reale con la sua città, un po’ come Claudio Ricci, il sindaco di Assisi che ha quasi vinto le Regionali in Umbria.

Da Mafia capitale al caso immigrazione, la tenaglia su Renzi si sta stringendo. Queste “mine” sul governo a che cosa porteranno?

Oggi la situazione politica rimane la stessa rispetto a prima di questo turno elettorale. Manca un’alternativa alla maggioranza di governo attuale, e oltretutto nessuno vuole le elezioni anticipate. In Pd e maggioranza cresceranno però le tentazioni di resistere alla spinta di Renzi, sulla base del fatto che il premier ha meno forza elettorale. A cambiare è soprattutto la prospettiva del Pd.

In che modo?

Ne esce ridimensionata l’idea di un Partito della Nazione o “pigliatutto”, in grado di trasformarsi in un grande conglomerato di centro, che sta alla base dello stesso sistema dell’Italicum. Oggi il Pd è più piccolo di quanto Renzi sperasse e soprattutto è molto solo. La vera novità è che tutti gli avversari del Pd si coalizzano al secondo turno. Ai ballottaggi il partito di Renzi perde capacità espansiva e nessuno si allea con lui. A Enna i grillini si sono addirittura mossi contro Crisafulli. Questa debolezza ai ballottaggi certamente per il Pd è un grosso rischio, anche perché l’Italicum prevede proprio un secondo turno.

 

Lei che cosa ne pensa del caso Mafia capitale?

Tutto il male possibile. Nel sistema Mafia capitale c’è un livello abbastanza eccezionale di prassi affaristica abituale, che non riguarda solo casi di appalti particolarmente appetitosi. Quanti pagavano le tangenti controllavano regolarmente tutte le attività, e versavano ai corrotti uno “stipendio” regolare. Questo vuol dire che il sistema in sé era marcio e che ci si poteva accorgere che era così.

 

Secondo lei Renzi dovrebbe “disfarsi” di Marino?

La giunta Marino ha esaurito la sua spinta propulsiva. L’inchiesta sembra confermare che il sindaco non ha responsabilità penali. Il fatto però che sia stato così disattento nei confronti di un fenomeno talmente radicato, e abbia passato due anni a parlare soltanto della questione pedonale invece che della questione morale, mi sembra che sia una colpa politica grave. Difficilmente la giunta Marino arriverà alla fine del mandato. Sul caso migranti,

 

Renzi ha detto: “Se l’Ue non ci aiuta faremo da soli”. Il governo italiano può fare saltare il banco?

Personalmente lo trovo difficile. Questo è uno di quei classici casi in cui più ciascuno fa da sé e più l’Italia si ritrova nei guai. Se si sospendesse Schengen, come chiede la destra di Salvini, il risultato sarebbe quello di chiudere l’unica valvola di sfogo verso il Nord Europa. Più si cercano soluzioni nazionali e più la situazione peggiora, perché il problema è tutto nostro. Non ci sono quindi soluzioni possibili al di là di un’intesa e di una condivisione con l’Europa.

 

(Pietro Vernizzi)

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