SCENARIO/ Il nuovo anti-Renzi non sarà Toti, ma Di Maio (M5S)

Per FABRIZIO D’ESPOSITO, il 10% di Forza Italia alle elezioni regionali consente a Berlusconi di sopravvivere, anche se l’anti-Renzi non sarà né Toti né Salvini, ma Luigi Di Maio

06.06.2015 - int. Fabrizio d'Esposito
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Luigi Di Maio e Beppe Grillo (Infophoto)

“Il 10 per cento avuto da Forza Italia alle elezioni regionali consente a Berlusconi di sopravvivere e di non consegnare il centrodestra alla Lega nord. Anche se alle prossime politiche l’anti-Renzi non sarà né Toti né Salvini, ma Luigi Di Maio dell’M5S”. E’ l’analisi di Fabrizio D’Esposito, giornalista politico de Il Fatto Quotidiano. A differenza dei fittiani, che hanno lasciato il partito prima del voto, Denis Verdini sembra essere meno intenzionato a formare un suo gruppo parlamentare, anche se le tensioni all’interno di Forza Italia restano molto alte.

Forza Italia ha vinto in Liguria ma ha perso milioni di voti. Come vede la posizione del partito in Parlamento?

Forza Italia ha perso dei voti, ma il suo dato nazionale è intorno al 10% contro il 12,5% della Lega nord e consente certamente a Berlusconi di sopravvivere. Pur facendo una campagna elettorale minima, il Cavaliere di default ottiene il 10%. Questo significa che il simbolo di Forza Italia e quel che resta del carisma di Berlusconi valgono ancora qualcosa e soprattutto contano di più delle varie forze scissioniste che si stanno organizzando.

Quanto possono contare Fitto e Verdini?

Quella di Fitto è una forza regionale limitata alla Puglia. Non sappiamo invece quale sia la forza di Verdini né se lascerà o meno il partito. Verdini non ha promesso ai suoi che li avrebbe portati nel Partito della Nazione o che avrebbe garantito loro la rielezione, ma che fino al 2018 rimarranno seduti in Parlamento.

Come cambia la situazione del centrodestra dopo il voto?

Cambia notevolmente, e non tanto perché Forza Italia abbia avuto un successo elettorale. I dati che emergono dal voto sono due: l’astensionismo al 50% e il fatto che Renzi non è invincibile. Le elezioni regionali dimostrano che il premier ha preso meno di Bersani alle politiche del 2013, e ciò sposta gli equilibri di forza all’interno dello stesso centrodestra. Chiunque vuole ricostruirne il futuro deve dunque fare i conti con Matteo Salvini, ma anche con Silvio Berlusconi.

Qual è la vera natura del patto tra Renzi e Verdini?

Verdini e Renzi si conoscono da almeno dieci anni, ed è noto a tutti che il primo ha dato una mano al secondo a vincere le primarie decisive per diventare sindaco di Firenze. Può darsi che nel loro legame di amicizia ci sia qualcosa che noi non conosciamo, ma quello stretto da Verdini è essenzialmente un patto di potere. Anche se nel 2018, nella prospettiva della nascita del Partito della Nazione, i verdiniani, una parte degli alfaniani e gli ex di Scelta civica andranno in lista con il Pd.

Toti può ricostruire il partito di Berlusconi ed essere l’anti-Renzi?

No. Toti ha portato il centrodestra alla vittoria, un centrodestra che va da Forza Italia alla Lega, passando per Fratelli d’Italia e Ncd, ma esprime il modello Liguria e questo non sarà riproducibile su scala nazionale. Toti può cercare di capitalizzare la vittoria per diventare coordinatore di Forza Italia, ma al momento l’unico vero anti-Renzi è Di Maio dell’M5S.

 

Berlusconi sembra voler puntare al logoramento di Renzi. Ce la può fare?

No. La forza di Renzi è in un Parlamento di nominati che sa di essere all’ultimo giro e vuole soltanto salvare il vitalizio. Questo rende di fatto impossibile un logoramento del governo.

 

Il caso Mafia capitale può aiutare Berlusconi contro Renzi?

Fino a un certo punto. Mafia capitale esprime un consociativismo politico-criminale rosso e nero, che va da Gianni Alemanno a pezzi del Pd. Semmai il vero scandalo è che Renzi non può dire “chi ruba paga”, e allo stesso tempo tenersi un sottosegretario indagato come Giuseppe Castiglione.

 

Quanto rischia Renzi?

Su Mafia capitale Renzi rischia di scoppiare per tanti motivi, magari per la stessa scelta di non sciogliere il Comune di Roma perché sa che potrebbe perdere e per il fatto stesso che abbia ricevuto De Luca a Palazzo Chigi. Mafia capitale può far male al governo ma soprattutto al Pd, perché può confermare ancora di più la delusione di tanti elettori di sinistra che già non votano per il partito del premier.

 

Alfano si ritrova nella stessa situazione che spinse il ministro Lupi a dimettersi?

Il capro espiatorio alla fine sarà individuato nel sottosegretario Giuseppe Castiglione. Poi certamente in questa vicenda ci sono delle responsabilità politiche di Alfano, ma la posizione più imbarazzante che emerge leggendo le carte è quella del sottosegretario. Se da domani dovessero emergere altri dettagli è un altro discorso, ma la posizione di Alfano è molto diversa da quella in cui si era trovato Lupi.

 

(Pietro Vernizzi)

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