CROCETTA STORY/ Violante: intreccio mafia-massoneria c’è da sempre, ma quella telefonata…

Per LUCIANO VIOLANTE, il caso Crocetta mostra il livello d’isterismo cui è arrivata la politica del nostro Paese. Siamo di fronte a un atteggiamento nevrotico che non riflette e non ragiona

24.07.2015 - int. Luciano Violante
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Rosario Crocetta

“Il caso Crocetta mostra un preoccupante livello di nevrosi della politica del nostro Paese. Siamo di fronte a un atteggiamento nevrotico, che non riflette e non ragiona, al punto che si chiedono le dimissioni di un governatore sulla base di una telefonata che nessuno ha sentito tranne, sembra, il giornalista de L’Espresso”. Lo afferma Luciano Violante, ex presidente della Camera dei Deputati ed ex presidente della commissione Antimafia. Ieri il governatore della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, ha dichiarato che dietro gli attacchi contro di lui c’è “il vero cerchio magico, quello degli affari che a volte collude con la massoneria e con la mafia che non è più stragista ma intarsiata nella cose della Regione“.

Che idea si è fatto della vicenda che vede come protagonista il presidente Crocetta?

Tanto per cominciare vorrei capire se questa conversazione c’è davvero o no. In quale contesto è stata effettuata. Cosa si dicevano i due prima e dopo. Più di una Procura ha escluso che ci fosse. Potrebbe trattarsi di una interercettazione “privata”, illegale. A questo punto spetta a L’Espresso dare una dimostrazione oggettiva, reale e credibile. Conosco il direttore de L’Espresso, e lo ritengo una persona seria. Da lui mi aspetto un comportamento adeguato alla gravità del caso. Non basta dire che l’intercettazione è stata ascoltata dal cronista, anche perché ci possono essere tanti modi per falsificare una voce e far cadere il cronista in una trappola. Se la telefonata esistesse, nei termini raccontati da L’Espresso, si porrebbe una insuperabile questione morale e politica per il presidente della Regione Sicilia.

Ha senso che si chiedano le dimissioni sulla base di un’intercettazione che non esiste?

Non sappiamo se esiste o se non esiste. Questa vicenda mostra il livello di nevrosi cui è arrivata la politica. Il dato di fondo, se c’è o non c’è la telefonata, è scomparso. Siamo di fronte a un atteggiamento nevrotico che non riflette e non ragiona, al punto che si chiedono le dimissioni sulla base di una telefonata che non si sa se esista. Francamente credo che si debba avere molta più calma e riflettere di più. Altro discorso è se Crocetta abbia fatto bene o male il presidente della Sicilia. Ma qualora se ne dovesse andare, lo faccia perché ha governato male, ma non per una telefonata che non sappiamo se ci sia stata o meno.

Anche Hollande in Francia è molto in basso nei sondaggi, ma nessuno chiede le sue dimissioni. Non sarebbe meglio rispettare la durata naturale del mandato?

La nevrosi italiana porta a fare in modo che la vita politica sia fatta da un’alternanza tra primarie ed elezioni, in base a cui si vota in continuazione e non si governa mai. Basta vedere su che cosa si giocano le campagne elettorali, cioè su chi vince 4-3, 5-2, 6-1, ma poi quale sia l’obiettivo di governo dei candidati esce dal circuito dei dibattiti.

Come valuta questo presunto intreccio tra mafia e massoneria richiamato da Crocetta?

Una parte della massoneria e una parte della mafia, quelle dei piani alti per intenderci, sono sempre state intrecciate. Storicamente questo è avvenuto in città come Trapani e Palermo. Non so poi se questo intreccio stia o meno tramando contro Crocetta. Io andrei a capire innanzitutto se questa telefonata esista o meno.

Il New York Times ieri ha attaccato Marino. Lo scandalo romano inizia ad avere una dimensione internazionale?

Roma è una città non governata. Non tutte le colpe saranno di Marino, ma non c’è un solo aspetto che sia migliorato nella vita della città da quando lui è sindaco. Dopo di che uno può essere un ottimo parlamentare e un pessimo sindaco o viceversa, un ottimo medico e un pessimo politico, ma non parlerei di “debolezza” di Marino come un dato generale, quanto piuttosto di una visibile difficoltà di governo.

 

Lei che cosa ne pensa del conflitto in corso tra segreteria e sinistra Pd?

E’ una battaglia democratica, legittima e giusta. E’ giusto che Renzi indichi qual è la sua idea di partito e che chi non è d’accordo lo dica. Questa finalmente è una battaglia delle idee, non dei posti. Personalmente sono favorevole a un Pd ricalcato sul modello dei partiti socialdemocratici europei, non al partito della Nazione, però questa è la mia opinione. E’ legittimo che Renzi la pensi diversamente e che si faccia uno scontro ideale.

 

Non trova naturale che Renzi cerchio di rubare voti al centrodestra?

Sì, ma la politica non va fatta per rubare voti. Il grande obiettivo della sinistra deve essere quello dell’uguaglianza e del merito che viene sacrificato proprio per la debolezza del principio di uguaglianza. Se oggi c’è maggiore disuguaglianza, in Italia come altrove, il problema c’è. Poi Renzi dirà che la responsabilità non è sua, e probabilmente è vero.

 

Il piano per il taglio delle tasse è un programma di destra?

Perché sarebbe un programma di destra? Pagare meno tasse è di destra? Io lo ritengo un programma civile, che consiste nel ridurre la pressione fiscale. Qui non stiamo a giudicare se dobbiamo pagare il 19% o il 20%, siamo quasi al 50%. C’è dunque una pressione enorme dal punto di vista, cui non corrisponde una qualità di servizi adeguata. Giustissimo quindi porre il problema. Che in passato lo abbia posto anche Berlusconi non significa che non sia giusto.

 

Renzi vuole andare al voto nel 2016?

No, da tutti i segnali sembra che voglia andare avanti fino a chiusura normale della legislatura. Poi sono le vicende nazionali e internazionali che potranno decidere in un senso o nell’altro.

 

(Pietro Vernizzi)

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