SCUOLA & ICI-IMU/ Forte: la Costituzione è dalla parte delle paritarie cattoliche

- int. Francesco Forte

Per FRANCESCO FORTE, l’intero dibattito non tiene conto di un elemento fondamentale: la prima norma da applicare in questo caso sono i Patti lateranensi cui fa riferimento la Costituzione

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Immagine di archivio

“L’intero dibattito sul fatto che le scuole cattoliche debbano pagare o meno l’Imu non tiene conto di un elemento fondamentale: la prima norma da applicare in questo caso sono i Patti lateranensi cui fa riferimento espressamente la Costituzione italiana”. Lo afferma il professor Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie. Lunedì il Primo presidente della Cassazione, Giorgio Santacroce, aveva sottolineato che sono “in larga parte fuor d’opera le polemiche suscitate dalla sentenza che obbligherebbe le scuole paritarie cattoliche al pagamento dell’Ici”, in quanto si tratta di “una questione oggetto di indagine Ue per sospetti aiuti di Stato agli enti della Chiesa”.

Professore, le scuole cattoliche sono enti non profit o commerciali?

Le scuole cattoliche non si caratterizzato come realtà non profit né come enti commerciali, bensì in quanto enti religiosi. Mentre gli enti non profit per definizione non hanno fine di lucro, i soggetti ecclesiastici possono avere un lucro il cui scopo è caritativo. Quando si tratta di un ente religioso, quest’ultimo può avere un incasso che pareggia il bilancio o lo supera. Ciò non cambia però la sostanza delle cose. Il suo fine è di religione, e quindi quel lucro non lo caratterizza in quanto attività commerciale.

Altrimenti dove prende i fondi per finanziare le sue attività?

Non dobbiamo pensare che basti l’8 per mille. Normalmente la Chiesa si finanzia con i soldi dei fedeli.

In che senso ritiene che c’entri la Costituzione?

L’articolo 7 della Costituzione afferma che “lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi”. L’interpretazione della legge sulle scuole paritarie spetta dunque alla Chiesa cattolica, e quindi è il vescovo a dover dire se si tratti di un ente religioso o non profit. Si applica cioè la sovranità della Chiesa cattolica nell’interpretazione delle caratteristiche della scuola stessa.

Da dove nasce la confusione di chi è intervenuto nel dibattito?

Dal fatto di non avere approfondito l’aspetto di diritto tributario. I magistrati spesso non hanno studiato diritto tributario, e quindi emettono delle sentenze che non ne tengono conto. Non è del resto nemmeno vero che a essere in gioco sia la parità tra le scuole di tutte le religioni e quelle laiche. La religione cattolica nello Stato italiano ha infatti una “posizione privilegiata”.

In che senso?

E’ indubbio che ci sia una parità tra enti religiosi non cattolici e scuole laiche dal punto di vista del diritto a competere. Ma per la Chiesa cattolica non c’è lo stesso trattamento giuridico previsto per le altre religioni, in quanto le altre pur avendo magari un concordato non lo hanno visto riconosciuto nella Costituzione.

Il presidente Santacroce però ha ricordato che è aperta un’indagine Ue per aiuti di Stato…

L’indagine Ue nel caso dell’Italia non cambia la questione. Resta sempre il fatto che i Patti lateranensi sono stati riconosciuti dalla Costituzione italiana, e quindi questo “aiuto di Stato” è previsto dalla Costituzione stessa. L’adesione dell’Italia all’Ue non comporta la modifica della Costituzione. Anzi affinché ciò avvenga occorre una procedura molto più complessa di quella per aderire all’Ue.

 

E quindi?

Quindi tutte le norme Ue che non collidono con la Costituzione italiana sono automaticamente applicabili. Qualsiasi istituzione europea però non può imporre all’Italia una norma che confligga con la Costituzione italiana perché ciò implica una rinuncia alla sovranità nazionale che hanno invece gli Stati membri dell’Ue. L’Italia è uno Stato sovrano, che si riunisce agli altri Paesi in relazione a determinati compiti.

 

Come si risolve la questione degli aiuti di Stato?

Nei casi in cui l’adesione all’Ue sia stata data a prescindere dal fatto che ci fossero divergenze nelle strutture degli aiuti di Stato, è evidente che si accetta che ci sia un limite alla possibilità europea di intervenire. Lo documenta il fatto che la Corte costituzionale tedesca è stata più volte chiamata a decidere se applicare o meno le decisioni Ue anche in Germania.

 

(Pietro Vernizzi)

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