L’INTERVISTA/ Vittadini: l’invito a Renzi? Il Meeting dialoga con le istituzioni

- int. Giorgio Vittadini

Il 20 agosto apre i battenti il Meeting di Rimini. GIORGIO VITTADINI in questa intervista al Corriere della Sera, presenta gli elementi principali della kermesse

giorgio_vittadini_conferenza
Giorgio Vittadini

All’insegna di un verso del poeta Mario Luzi (“Di che mancanza è questa mancanza, cuore, che a un tratto ne sei pieno?”) si apre il 20 agosto il Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione. Giorgio Vittadini, fondatore e presidente della Fondazione della Sussidiarietà: cosa significa quell’interrogativo? «Tutti noi abbiamo una mancanza che è strutturale e ci apre al rapporto con gli altri e con la realtà. Ma spesso quella mancanza si tacita col consumismo o, nei casi peggiori, con evasioni mortali. Il vuoto si vede nella la crisi giovanile, nello sballo, nella droga, nell’alcol. Ci vogliono misure repressive. Ma se c’è una mancanza di senso generale, non possono bastare».

E come si cala, per esempio, nella politica quotidiana?

Parleremo di Abramo, della nascita dell’Io attraverso l’incontro con un Dio che si manifesta vivo e offre speranza. Qui è la chiave “politica” del Meeting: affrontare il vuoto proponendo tutto ciò che di positivo appare nella società. Di positivo e di diverso. Di qui la scelta ecumenica, invitando il Rabbino di Francia, o monsignor Nunzio Galantino, il Rettore della Moschea Othmane di Villeurbanne, il Vice Presidente della Suprema Corte Costituzionale d’Egitto, e potrei continuare. La positività è anche nella diversità da noi. È comunque un atto di speranza.

Il 25 agosto sarà vostro ospite Matteo Renzi. Saranno assenti personaggi  da sempre vicini a Cl, come Roberto Formigoni e Maurizio Lupi. Un riposizionamento?

No. Èil prodotto di una scelta coerente: abbiamo invitato solo personaggi istituzionali. Quindi la politica non partitica ma come risposta ai problemi reali. Abbiamo invitato cinque ministri e anche Matteo Renzi ma come presidente del Consiglio. Altri personaggi, come Fausto Bertinotti o Luciano Violante, sono interlocutori di un dialogo culturale. Diversamente, saremmo un meeting partitico. E non è certo quello il nostro interesse.

Pensa che Renzi potrà trovare sintonia con la platea di Cl, magari affascinandola?

Non lo so. Mi aspetto che risponda alle domande della sua tavola rotonda dedicata all’Italia e alla sfida del mondo. Primo: l’auspicio che l’Unione europea metta al centro il fattore uomo per non ridursi all’Europa delle banche. Secondo: l’Italia come motore di sviluppo di un Sud del mondo in una crisi devastante che produce immigrazione. Terzo: l’Italia e la pace, cerniera di dialogo.

Ma cosa pensate della politica attuata da Renzi a partire dalle riforme?

L’anno scorso abbiamo detto che, di fronte a una crisi senza precedenti, non possiamo non sperare che i tentativi istituzionali di riforma possano produrre effetti positivi. Renzi è l’attuale premier e le speranze riguardano lui. Potrei dire che forse ci vorrebbe più federalismo: siamo passati dal “tutto alle regioni” nel 2001 al “tutto centralizzato” oggi. O che la riforma della scuola potrebbe compiere altri passi in avanti, soprattutto sulla parità e l’autonomia. O che sul Jobs act si deve osare di più. Ma sono opinioni, prima di tutto urge la partecipazione al tentativo di cambiamento di una nazione.

 

Monsigno Galantino ha posto con forza la questione dell’accoglienza agli immigrati, contestando sia il governo che le opposizioni. Lei che ne pensa?

Ogni uomo va salvato, ed è ciò che ci dice monsignor Galantino. Non possiamo permetterci ancora centinaia di morti. Ricordo che nell’ottobre del 1927 naufragò, al largo del Brasile, il piroscafo “Principessa Mafalda” pieno di migranti italiani, ci furono 300 morti. Ed erano nostri morti.

 

E cosa pensa dell’azione del governo italiano?

Che non possiamo speculare su quei morti. E che il problema è europeo. Ma il primo gesto, ripeto, è salvarli. Molti di loro diventano poi italiani e si integrano. Altri desiderano raggiungere mete diverse, e qui ci entra in campo l’Europa. E il Sud dell’Italia potrebbe giocare un ruolo chiave come motore di sviluppo del Mediterraneo, sulle orme di Federico II.

 

(Paolo Conti)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori