SCENARIO/ Senato e Italicum, il mix esplosivo che porta l’Italia nel caos

- int. Stelio Mangiameli

La minoranza Pd ha presentato 17 emendamenti per modificare il nuovo Senato. Ma per STELIO MANGIAMELI occorre tornare allo schema dell’agosto scorso e cambiare l’Italicum

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La minoranza Pd ha presentato 17 emendamenti per modificare il nuovo Senato. I firmatari (da 26 a 28 senatori) chiedono l’elezione diretta da parte dei cittadini insieme al mantenimento di altre prerogative di garanzia costituzionale. Dopo la lettera al Corriere di giovedì dell’ex capo della Stato Giorgio Napolitano (“Non si può tornare indietro sulla riforma del Senato”) è di nuovo scontro, con Renzi che intende andare avanti a tutti i costi (“Non ci faremo fermare da nessuno”). Tutto rinviato all’8 settembre, alla ripresa dell’attività parlamentare. Per il costituzionalista Stelio Mangiameli occorre tornare allo schema dell’agosto scorso e cambiare l’Italicum. “La minoranza dem? La sua è solo rivalsa politica, non ha un vero progetto costituzionale”. 

Professore, come commenta la richiesta della minoranza dem?
Nel merito non hanno né ragione né torto. E’ un’opzione completamente diversa rispetto a quella originaria. Nel ddl uscito dal Senato un anno fa prevedeva una Camera direttamente elettiva con nelle mani il circuito fiduciario del governo, e un’altra camera, il nuovo Senato, rappresentativa delle entità territoriali, legislativa per alcune materie, come la legge costituzionale, le leggi elettorali, le leggi di interesse regionale e per il resto avente funzioni di controllo. 

Tutto sommato una buona ipotesi di razionalizzazione del Senato, una volta che si voleva uscire dal bicameralismo perfetto. 
Sì. Era il disegno figlio del patto del Nazareno, al quale in più aveva collaborato anche la Lega.

E adesso?
Dal punto di vista strutturale, imputare direttamente all’elettore la formazione del Senato vuol dire cambiare tutto. O il Senato è rappresentativo degli enti territoriali, quindi delle regioni in modo particolare, o lo è degli elettori. Se è rappresentativo degli elettori, non c’è motivo che sia escluso dal circuito fiduciario e dalla rappresentanza generale come avviene nel bicameralismo perfetto; ma allora sarebbe stato più serio lasciare il bicameralismo perfetto e ridurre del 50 per cento i membri della Camera e fare altrettanto per il Senato. Il problema ancor più grave però è un altro.

Quale?
Se il Senato ha da essere una camera di controllo, può essere organizzata anche in modo proporzionale. Ma se è una camera elettiva, non vi può essere una Camera dei deputati formata con un sistema elettorale iper-maggioritario, e un Senato eletto con sistema iper-proporzionale. Si creerebbe un grosso problema di funzionalità. O si rimette mano all’Italicum, o si dà una caratura maggioritaria anche al Senato. 

Altrimenti?
Gliel’ho detto: le due camere sono destinate ad avere punti di contatto, ma se fossero costituite in modo diametralmente opposto, non giungerebbero mai a una intesa. Il ddl approvato dal Senato l’8 agosto 2014 aveva una sua coerenza, le nuove proposte di modifica vanno un po’ a tentoni.

Perché? 

Perché sono prive di un progetto complessivo riguardante le regioni e la rappresentanza politica generale. Occorre consegnare al paese delle istituzioni che funzionino, con una solida logica interna. Che questa possa nascere da un compromesso non è un problema, ma il compromesso dev’essere alto, ragionevole, nitido sotto tutti i profili, altrimenti la Costituzione non può svolgere il suo ruolo.

In buona sostanza, quali sono le vere preoccupazioni che animano la minoranza dem?
Dimostrare di avere un peso nel condizionare il presidente del Consiglio. Ma per fare questo occorre un progetto serio e chiaro di riforma. Dovrebbe essere la forza della ragione a imporlo e non la rivalsa politica.

Quali sono le differenze tra l’impianto del nuovo Senato approvato l’estate scorsa e la versione sulla quale ci si confronterà a settembre?
Allora il Senato aveva reali poteri di controllo dell’attività del governo e delle politiche pubbliche, nel testo licenziato dalla Camera questi poteri sono ridotti. Prima aveva diritto a nominare due giudici costituzionali, adesso questi vengono eletti tutti in seduta comune. Con un collegio di 730 rappresentanti, a fronte di 630 deputati qualunque sia la maggioranza al Senato 100 senatori valgono poco o nulla e quindi tutta l’idea che ruotava intorno alle garanzie su autonomie territoriali e Corte costituzionale è venuta meno.

Di recente è stato anche in audizione, che cos’ha detto?
Ho consigliato di tornare al vecchio testo del Senato (quello del 2014, ndr), introducendo alcuni miglioramenti nella semplificazione dei possibili conflitti tra le due camere. Anziché 4 procedimenti legislativi principali e 6 secondari, ho proposto di farne solo due: uno paritario, in cui Camera e Senato legiferano alla pari, e l’altro in cui la Camera legifera e il Senato controlla.

Lei, anche su queste pagine, ha criticato aspramente l’Italicum. Conferma tutte le sue riserve.
Certamente. Quello che nessuno sembra vedere è che i problemi più gravi stanno proprio nella nuova legge elettorale, non nel nuovo Senato. Che sia una legge iper-maggioritaria e perciò in contrasto con la sentenza della Consulta è una realtà, ma ora prendiamola per quel che è. La lista vincente al ballottaggio avrà 100 eletti nominati dal leader e 240 eletti con i voti di preferenza. A me viene facile immaginare che alcuni di questi si crederanno figli degli elettori, non delle segreterie di partito. Ne basterebbero una cinquantina per rendere la vita impossibile a chi governa.

Cosa bisognava fare?
Scegliere una sola regola per legittimare i deputati: o tutti nominati, e dunque figli del leader, o tutti con il voto di preferenza, dunque indipendenti da leader e nondimeno rappresentanti eletti, coi quali fare politica. L’Italicum presenta un’evidente contraddizione tra le premesse di voler raggiungere una piena governabilità e la composizione della maggioranza. 

Altro che nuovo Senato, dunque. Bisognerebbe rimodificare l’Italicum.

Sì, altrimenti il giorno dopo le elezioni non si sa chi comanda in Italia. L’esatto opposto di quello che voleva Renzi.

Facciamo finta che non ci sia una minoranza Pd. Lei come modificherebbe l’attuale Senato così come è nell’attuale versione del ddl?
Dal punto di vista della composizione eliminerei i 5 senatori di nomina presidenziale e i 21 sindaci. Non hanno senso, perché i sindaci non hanno potestà legislativa. E potenzierei il numero dei senatori per ovviare ad un palese squilibrio tra le due camere nell’elezione del presidente della Repubblica. Per quanto riguarda le funzioni, restituirei al nuovo Senato la nomina dei giudici costituzionali, i poteri di controllo delle politiche pubbliche, il voto sulla legge elettorale nazionale, la valutazione delle nomine dei direttori generali e dei membri dei cda delle varie società pubbliche.

(Federico Ferraù)

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