CAOS SENATO/ Il piano di Renzi? Riforma e poi elezioni

- int. Antonio Polito

Aperture e chiusure a ripetizione tra maggioranza e minoranza del Pd mettono in discussione l’approvazione della riforma del senato, ecco cosa ne dice ANTONIO POLITO

matteorenzi_guai_zoomR439
Infophoto

Riforma del senato: discussione, aperture, chiusure, nuove aperture. Come dice Antonio Polito, vicedirettore del Corriere della Sera, “siamo davanti a un ping pong di dichiarazioni che lasciano intatta la discussione”. Lunedì prossimo, proprio nel mezzo di questo confronto, Renzi ha convocato la direzione del partito: “Cercherà una legittimazione offrendo magari qualche compromesso alla minoranza, in modo da poter dire in caso di voto contrario che la minoranza ha disubbidito alla linea concordata dal partito”.

Polito, qual è allo stato delle cose il suo punto di vista?

E’ certamente una riforma importante, quella del senato. Cambia completamente il regime parlamentare in cui viviamo dai tempi della Costituzione. Meglio dire “cambierebbe”, ma proprio per la sua importanza possiamo capire l’animosità che anima il dibattito in corso.

A proposito di animosità, Renzi ha convocato la direzione del Pd lunedì prossimo, proprio a metà del guado della discussione. Perché? Che cosa ha in mente secondo lei?

Credo che Renzi punti a farsi dare dalla direzione del partito il mandato a chiudere la questione nel modo che vuole lui. Probabilmente offrirà qualcosa che possa presentare come un’offerta di compromesso alla minoranza, anche se onestamente non so immaginare che cosa. Siamo davanti da giorni a una specie di ping pong tra maggioranza e minoranza, ma che non tocca mai il punto cruciale della questione.

Con il mandato della direzione però sarà ancora più legittimato.

Sicuramente, infatti la sua è chiaramente una mossa politica per ottenere il via libera dalla direzione e poi, in caso di un eventuale scontro in aula, poter dire che la minoranza ha contraddetto la decisione del partito.

Si continua da parte dei renziani a fare dichiarazioni pro-accordo, a dire che è insensato non trovarlo, però dall’articolo 2 non ci si smuove. Secondo lei Bersani cos’ha in mente?

Infatti non mi riesce di capire in cosa consista questo presunto disgelo tra Bersani e Renzi di cui si è parlato nelle ultime ore. Bersani anzi mi sembra abbia ribadito anche duramente la sua linea, cioè che i cittadini devono eleggere i senatori. Per quanto riguarda la senatrice Finocchiaro, ha espresso un auspicio per un’ipotesi di compromesso. A me pare comunque che le posizioni di maggioranza e minoranza Pd siano sempre le stesse.

Proprio per questo, visto che la riforma del senato si basa sulla non eleggibilità dei senatori , qualcuno potrebbe pensare che siamo davanti a una guerra interna del Pd in cui la riforma stessa conta fino a un certo punto…

In effetti, a minoranza spinge sin dall’inizio di questa discussione verso l’eleggibilità diretta dei senatori, così come Renzi spinge in senso opposto. Va anche detto che sulle future funzioni del senato si sta ancora discutendo, e la stessa maggioranza si è detta d’accordo a riaprire il dibattito su altri punti della riforma. Alcuni punti sono già stati cambiati alla Camera. Visto che la decisione relativa all’elettività dei senatori è stata presa sin dall’inizio, ribaltando il discorso si potrebbe dire che anche la maggioranza ha interesse a alimentare una guerra interna piuttosto che pensare all’articolo 2.

 

Lei crede al ruolo potenzialmente cruciale di Grasso?

Certamente il ruolo del presidente del Senato è cruciale. Stiamo parlando di emendare l’articolo 2 che il governo insiste a non voler toccare. Il presidente della Commissione affari costituzionali del Senato non ha ammesso emendamenti mentre le opposizioni e le minoranze del Pd dicono che l’articolo 2 è emendabile. Ecco perché la figura di Grasso diventa decisiva in questo contesto di scontro costituzionale. 

 

Su questa riforma si gioca tutto o quasi, è d’accordo?

Non sono d’accordo che si gioca tutto su questa riforma. Il governo è impegnato su fronti molto più importanti e delicati ,ad esempio i rapporti con l’opinione pubblica e il versante economico. Non credo all’ipotesi che questa vicenda possa portare a crisi di governo o elezioni anticipate.

 

Renzi teme il voto in Senato?

Lo teme, e lo provano queste continue offerte di compromesso, che non si trasformano in vero compromesso, o le continue affermazioni che i numeri in Senato ci sono. La preoccupazione sui numeri c’è tutta, lo dimostra il fatto che il governo si sta premurando di conquistare il beneplacito di un po’ di parlamentari spuri dell’opposizione, dai verdiniani ai tosiani e magari anche qualcun altro dentro Forza Italia. Si è poi aperta una frattura nel Ncd dove ci sono una quindicina di senatori che per tutt’altri motivi non vorrebbero votare la riforma. Insomma la maggioranza al Senato è fragile, come si temeva a inizio legislatura.

 

E se Renzi volesse la riforma per poi votare al più presto, nel 2016, voltando così completamente pagina?

Certamente in caso la riforma venga approvata come la vuole il capo del governo, la strada per le elezioni diventa più facile e spianata. Perché si voti con l’Italicum è indispensabile che si applichi la non eleggibilità dei senatori, però è difficile votare prima del 2017. Tra l’altro nella nuova legge c’è una clausola anche se superabile in caso di emergenza che dice che la legge elettorale non possa entrare in vigore prima del giugno del 2016.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori