MATTARELLA DI FINE ANNO/ Il paese reale di Sergio e quello virtuale di Matteo

- Gianluigi Da Rold

Sergio Mattrella ha rivolto il suo primo messaggio di fine anno agli italiani. Senza ottimismo di maniera. Una preoccupazione su tutto: il lavoro. GIANLUIGI DA ROLD

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Sergio Mattarella (Foto dal sito del Quirinale)

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, compare in un ambiente ben diverso da quello del suo predecessore, Giorgio Napolitano. Niente scrivanie poste quasi come una “barriera” che se non divide, in un certo senso allontana. Mattarella sceglie una scenografia che gli è più consona. Siede su una poltrona elegante ma sobria, c’è una grande “stella di Natale” sullo sfondo vicino alla parete che conferisce aria di festività e di vissuto in una salotto di casa.

Il presidente non usa toni alti, non cerca immagini retoriche. Nella sua sobrietà, che gli è congeniale più che ricercata, va subito al dunque della questioni che gli premono.

Apre il suo discorso, dopo i saluti e i ringraziamenti agli italiani, con un problema che si vive drammaticamente nelle famiglie italiane: il lavoro, la ricerca di lavoro, la disoccupazione, il frutto tragico della crisi che si è abbattuta sul mondo e che investe l’Italia in modo particolare.

Con parole secche, Mattarella spiega: “L’anno che sta per concludersi ha recato molte novità intorno a noi: alcune positive, altre di segno negativo”. Poi continua: “Stasera vorrei dedicare questi minuti con voi alle principali difficoltà e alle principali speranze della vita di ogni giorno”. E’ come se il presidente volesse attirare l’attenzione di un messaggio che punta su un problema che sta diventando drammaticamente cronico: “Il lavoro anzitutto”.

Punto e a capo. In controtendenza contro ogni ottimismo di maniera. Dice il presidente: “L’occupazione è tornata a crescere. Ma questo dato positivo, che pure dà fiducia, l’uscita dalla recessione economica e la ripresa non pongono ancora termine alle difficoltà quotidiane di di tante persone e di tante famiglie. Il lavoro manca ancora a troppi dei nostri giovani. Sono giovani che si sono preparati, hanno studiato, posseggono talenti e capacità e vorrebbero contribuire alla crescita del nostro Paese. Ma non possono programmare il loro futuro con la serenità necessaria”.

E sul lavoro, Mattarella insiste: “Accanto a loro penso a tante persone, quarantenni e cinquantenni, che il lavoro lo hanno perduto, che faticano a trovarne un altro e che vivono con la preoccupazione per la propria famiglia”. Infine, aggiunge: “In particolare penso all’insufficiente occupazione femminile” e al lavoro “che manca soprattutto nel Mezzogiorno”.

Con questo taglio, Mattarella caratterizza il suo discorso di fine anno. Il lavoro, in Italia, diventa un’emergenza, anche se il presidente non usa questa parola. Ma il messaggio è chiarissimo, sia alle persone che ascoltano, sia ai rappresentanti delle istituzioni. Il lavoro, la disoccupazione, in Italia sono il problema prioritario.

Il secondo punto che il presidente sottolinea è quello dell’evasione fiscale. Secondo un calcolo di Confindustria, l’evasione arriverebbe in Italia a 122 miliardi: 7 punti e mezzo di Pil. Basterebbe ridurla della metà per creare 300mila posti di lavoro.

Mattarella dedica più tempo del suo stringato discorso a questo tema del lavoro e dell’evasione fiscale, vista come mancanza di solidarietà e senso civico, piuttosto che alle riforme costituzionali. Forse non vuole interferire, forse non vuole condividere sino in fondo. Dice secco: “Rispettare le regole vuol dire attuare la Costituzione, che non è soltanto un insieme di norme ma una realtà viva di principi e di valori”. Mattarella sembra volerlo precisare: “Tengo a ribadirlo all’inizio del 2016, durante il quale celebreremo i settant’anni della Repubblica”.

L’impressione è quella di un richiamo forte alla Costituzione, quella che c’è adesso. Poi c’è il resto del saluto di Mattarella, dedicato all’immigrazione, da attuare, dove riassume il suo pensiero con una frase nitida, ma secca anche questa: “Serve accoglienza, serve anche rigore”.

Poi ricordi drammatici, come quello del piccolo Aylan, annegato in mare e protagonista di un’immagine struggente, che diventerà un pezzo di storia.

C’è infine un ringraziamento alle donne italiane. Ne cita tre per nome, legate a grandi centri di responsabilità e di successi personali. Esce bene, sobriamente, il residente da questo suo primo saluto ufficiale. Non ama il protagonismo, tanto meno quello mediatico, ma quello che dice lo fa con chiarezza.

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