SCENARIO/ E se fosse l’Italicum a rottamare Renzi?

- Stelio Mangiameli

Nel discorso di fine anno Renzi ha detto che se perderà il referendum, andrà a casa, non solo; ma che vincerà anche le politiche al primo turno. L’analisi di STELIO MANGIAMELI

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Matteo Renzi (Infophoto)

Nel discorso di fine anno il presidente del Consiglio ha esternato due ipotesi sul suo futuro: la prima riguarda il referendum sulla riforma costituzionale, che, se dovesse avere un esito negativo, comporterebbe le sue dimissioni; e la seconda è che nel 2018 lui e il suo partito vinceranno le elezioni politiche al primo turno; pensa, cioè, di superare, in consenso, il 40% dei votanti.

Che rapporto c’è tra queste due dichiarazioni?

La prima è segno che c’è qualche preoccupazione per far passare la riforma del bicameralismo, ed è un atto di civile coraggio dichiarare che la contropartita è la stabilità di governo. La riforma caratterizza la presidenza Renzi ed è giusto che Renzi giochi la sua presidenza sulla riforma. In politica tutto si gioca in una volta e ogni volta. Renzi sa che, per continuare a governare sino al voto del 2018, in assenza di una prima investitura popolare, deve mostrare a ogni momento la sua capacità di concentrare il consenso; ciò legittima il suo potere. E quale migliore occasione del referendum costituzionale, dove non ci sono quorum e vale la maggioranza dei votanti?

Se Renzi, praticamente da solo e quasi contro tutti,  ottiene questo risultato al referendum costituzionale — ecco il nesso con la seconda dichiarazione — è gioco forza che si presenterà nel 2018 in condizione di vincere le elezioni politiche al primo turno. Di conseguenza, se non si ritira nell’ottobre del 2016, ha buone chance di durare sino al 2023.

Ora, qualora Renzi vincesse le elezioni del 2018 al primo turno, farebbe un servizio enorme alla democrazia italiana, perché metterebbe fuori gioco tutti i difetti e le contraddizioni della nuova legge elettorale, dell’Italicum. La vittoria al primo turno comporterebbe una lista oltre il 40% e un premio in seggi contenuto entro il 15%. Una situazione ideale per affermare che governabilità e rappresentatività stanno in equilibrio e che la forma di governo parlamentare, scritta nella Costituzione, resta ancora praticata nella realtà.

L’Italicum, con il suo singolare doppio turno, è un pericolo per la democrazia. Questo è ormai un dato consolidato nel dibattito pubblico anche da parte di coloro che, dopo averlo valutato negativamente tra i sistemi maggioritari, anche misti, lo definiscono il “minore dei mali” (Panebianco), e giustificano la scelta di Renzi solo perché i peones, che occupano il Parlamento, altrimenti sarebbero stati contrari. Renzi non ha mai calcolato i peones e lo ha scelto consapevolmente, applicando il principio del primo ministro francese, Edouard Balladur, per il quale “le pouvoir ne se partage pas” (il potere non si condivide). Lo ha scelto per realizzare il pieno controllo del gruppo parlamentare, anche se questo risultato dipenderà prima di tutto dalla composizione delle liste.

I pericoli per la democrazia, insiti nell’Italicum, poi, sono stati esorcizzati con argomentazioni postdemocratiche (Mieli), non senza confondere il doppio turno francese con quello dell’Italicum. Non basta, infatti, considerare che delle minoranze governano oramai dappertutto per sostenere a cuor leggero che un eventuale risultato anomalo, come un populista al governo, sia preferibile a una modifica della legge elettorale.

Il doppio turno dell’Italicum non si limita a trasformare una minoranza in maggioranza, come il maggioritario nei collegi uninominali (a turno unico o a doppio turno, poco importa), avendo effetto solo sulla rappresentanza; bensì manipola la forma di governo parlamentare, trasformandola in quella del primo ministro, dal momento che sarà applicato il premio di maggioranza. 

Non comprendere questo, o comprenderlo e avallarlo, come il male minore o un rischio calcolato, significa che ciò che si vuole realizzare non è una governabilità a tutti i costi, ma una dipendenza del governo: più minoranza sarà la minoranza che ottiene il governo, più sarà possibile condizionarla o pagarla per ottenere determinati servigi.

Ecco perché saremo grati a Renzi, se vincerà le elezioni del 2018 al primo turno. Quanto meno, con una vittoria di quella portata, potrà esercitare il governo pienamente e legittimamente e resistere tranquillamente a ogni offerta di acquisto.

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