LETTERA SUL FAMILY DAY/ Cari politici, perché votare le unioni civili e poi andare in piazza?

- Monica Mondo

Logica vuole che a fronte di un diktat sulla Cirinnà, la libertà di coscienza sussulti, e che compatti i politici discordi si alzino e dicano: se è così, ce ne andiamo a casa. MONICA MONDO

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Senato (Infophoto)

Caro direttore,
una lettera aperta ai parlamentari sedicenti cattolici. Dove sedicenti non è affatto dispregiativo: trattasi di politici che non mancano occasione di dichiararsi cattolici, di dirsi tali, appunto. Vorrei chieder loro se ritengono che il dibattito sul ddl Cirinnà sia importante, fondamentale, oppure no. Non si parla di riconoscimento di diritti, su cui pochi alzano barricate. Diritti che già ci sono, a mio parere, ma che con una legge apposita evitano interpretazioni e discriminazioni di chicchessia, ricordano che le coppie di fatto non  sono solo quelle omosessuali (anche se mi è difficile capire questo rifiuto di un matrimonio come contratto davanti allo Stato, tanto più che ora il divorzio si ottiene in sei mesi). Ma tant’è, apertura massima, però l’adozione! O chiamatela come volete, che l’inglese fa più Europa, e l’Europa si sa, ce lo ripetono continuamente, ci impone, più che invita, ad aggiornarci, a seguire la modernità, l’onda degli altri paesi progrediti eccetera. 

L’Europa non può imporre nulla, ci mancherebbe, stiamo a sgomitare per mantenere quel po’ di sovranità che non ci mortifichi a lacchè, ma la propaganda martellante sortisce i suoi effetti, e dunque ci sentiamo tutti un po’ complessati, vergognosi di non essere tanto all’avanguardia come paesi che ammettono da tempo gli uteri in affitto e, in nome della libertà, l’eutanasia, perfino dei bambini. 

Perché qui sta il punto: la libertà. Che non può essere fare quel che si vuole, soprattutto se questa volontà coinvolge altri soggetti. E il diritto, che non è mai la soddisfazione di un desiderio, di un bisogno, per quanto buono sia. Capisco che due gay possano desiderare la paternità. Bella cosa, da considerare. Ma è sbagliata. Secondo la natura, secondo la dottrina della Chiesa, per chi ci crede, secondo la ragione. Perché un figlio non è un diritto. Abbiamo tuonato fuoco e fiamme contro chi correva in Africa a comprare, più che adottare bambini. L’idea base è la stessa. Voglio un figlio, e ne ho diritto. Questa stortura sta alla base di una legge pericolosa, vieppiù perché spalanca le porte all’abominevole pratica di ridurre la donna a contenitore, ancora una volta. Possiamo vietare in ogni modo in Italia l’utero in affitto, sappiamo bene che basta attraversare le frontiere per confezionarsi un bambino ad hoc, scegliendo seme, ovuli, contenitore, scartando eventuali embrioni sospetti, e portarselo a casa. Voglio vedere se col pericolo di essere arrestati al confine.

Questa legge è sbagliata, anche se risponde a desideri comprensibili, ma pur sempre sbagliati. Dunque, i politici che laicissimamente la ritengono tale hanno il dovere di contrastarla in ogni modo, e rispondere “è una battaglia persa” è inaccettabile; come è insostenibile sottomettersi a discipline di partito su un tema così rilevante, su cui tra l’altro è stata data libertà di coscienza. 

Come si vede, la nobile disponibilità contrasta con la blindatura furbetta messa in atto al Senato, che di fatto obbliga ad accettare il ddl così com’è, pacchetto completo. Una presa in giro per quei parlamentari che hanno avuto l’intelligenza e il coraggio di alzare la testa, in un momento in cui al premier non conveniva affatto avere un altro fronte critico nel suo partito. Determinazione, fermezza. Per una settimana. E adesso? Logica vuole che a fronte di un diktat la famosa libertà di coscienza sussulti, e che compatti i politici discordi si alzino e dicano: se è così, ce ne andiamo a casa. Tutti. Cattodem e Ncd che compongono questa maggioranza di governo. Soprattutto l’Ncd, perché è ben vero che nel programma di governo non c’era il tema delle unioni civili eccetera, ma proprio perché non c’era, e non pareva una priorità, ci perdoni l’Europa, si può far saltare il patto e lasciare Renzi a cavarsela col suo partito e le sue nuove alleanze. Sempre che al tema ci si tenga davvero. 

Era ed è l’unico modo (da subito sarebbe stato più efficace) per attestare una presenza non insignificante. Invece, ci è stato accennato, non si deve spaccare, ragioniamo, opponiamoci e prevarrà un compromesso che migliori la legge, faremo di tutto… Non è stato così, non sarà così. Dunque, amici che vi abbiamo magari votato condividendo le idee e i propositi, perché non ve ne andate via sereni, a costo di creare qualche problema al governo? Non possiamo credere che la vostra permanenza lì sia a tutti i costi, ostinatamente. Tanto più che alcuni hanno fatto sapere via comunicati che saranno presenti al Family day del 30 gennaio. O ancora, hanno fatto sapere che non ci saranno, per impegni precedentemente presi, ma vorrebbero tanto esserci. Spero che quella piazza non si trasformi in roccaforte ostile di riscosse, tanto più se con l’aggettivo “cristiane”. Ma credo che debba fare muro per non far entrare nessuno dei sopraddetti politici eventualmente presenti. Fischi e nient’altro, doppi se ci sono simboli di partito e bandiere. Avevate un solo modo, per opporvi e farvi valere, secondo le idee su cui siete stati votati e che avete detto e ripetuto. Non avete avuto il coraggio di andare fino in fondo. E allora, perlomeno, silenzio.

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