RENZI vs UE/ Sapelli: la strada da seguire è quella della Brexit

- Giulio Sapelli

Da Renzi arrivano nuove parole contro l’Ue e la sua politica. Per GIULIO SAPELLI, tuttavia, il Premier deve risolvere i problemi interni prima di poter battagliare con Bruxelles

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Theresa May (LaPresse)

“La risposta dell’Ue, come ha detto Jurgen Habermas, sembra caratterizzata da un ‘frenetico immobilismo’. Dopo i vertici di Berlino, Bruxelles e Ventotene dove avevamo immaginato per Bratislava un significativo programma di riforme, ambizioso per il futuro, abbiamo dovuto realizzare che il frenetico immobilismo portasse poco più che a niente. Un documento banale, somma di tanti riassunti, elenco di buone promesse assolutamente non all’altezza della grande sfida Ue”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi alla Camera nelle comunicazioni in vista del Consiglio Ue, lamentando che “il rilancio dell’Ue è oggi profondamente minato da discussioni di piccolo cabotaggio” e rivendicando il ruolo dell’Italia che oggi ha un “atteggiamento di stimolo, un’ingombrante presenza nella discussione” dell’Unione europea.

Le parole sono pietre, diceva Carlo Levi, e se son tali se rotolano e fan rumore. E queste sono pietre che possono contare, e molto, non solo nei confronti di un’Europa che sempre più pare inconsapevole dell’abisso verso cui ci si avvicina sempre più, ma anche verso i tornanti sempre più faticosi e pericolosi della vita politica italiana. Su entrambi i fronti Matteo Renzi viaggia in salita. In Europa l’ora della verità si avvicina e non è quella delle nuove destre che erroneamente si assimilano ai populismi, poiché il populismo storicamente determinato è ben altra cosa rispetto ai movimenti che rinascono in Europa e che sono la nuova versione della classica destra neofascista e neonazista con un po’ di zolfo social network.

L’ora della verità verrà dal fronte bancario con il colossale fallimento del capitalismo renano che vede sgretolarsi il contrafforte più potente della sua crescita, ossia la vecchia banca mista che si era trasformata in questi anni in imponente banca d’investimento senza avere le capabilities, che sono anglosassoni per eccellenza. Di qui l’indigestione di asset tossici e un dilagare imitativo che sta distruggendo le fondamenta (il crollo è per fortuna ancora lontano) anche del diffuso modello popolare bancario tedesco, se non si prenderanno i provvedimenti opportuni.

Ma è proprio su questo punto: l’execution di una strategia di resilienza e di recovery dinanzi alla crisi da super rischio di deflazione che si sta sgretolando la macchina europea. I richiami accorati di Matteo Renzi sono giusti e coraggiosi dopo gli anni di vassallaggio di Mario Monti e di Giorgio Napolitano, ma non bastano più. Matteo Renzi ha bisogno di cambiare la sua politica verso il mondo politico nazionale e deve chiamarlo all’unità nazionale, perché se continuerà a essere indebolito dalle fibrillazioni del Pd sarà costantemente insidiato dalla perdita di credibilità in Europa.

Aver rotto il Patto del Nazareno è stato un errore gravissimo, anche se misureremo solo nel lungo periodo la benevolenza impareggiabile della scelta di aver eletto presidente della Repubblica Mattarella invece che Amato. Ma bisognava pur costringere i suoi oppositori a venire allo scoperto. Forse occorreva ricordare alle minoranze del Pd che il solo modo per acquistare quella credibilità che non hanno tutti quanti è il fatto ch’essi nelle loro variopinte forme dovrebbero – prima di opporsi a Renzi – fare autocritica per come ci hanno condotti in Europa e per come sono stati attivi castori che hanno costruito la diga disastrosa cha ha fato tracimare le acque velenose dell’Europa dell’euro e del Fiscal compact e della spaventosa sua costituzionalizzazione (una vergognosa imitazione da vassalli dell’ordoliberismus che neppure conoscevano). Solo così potrebbero con dignità opporsi a Renzi e non appoggiare la sua oggi coraggiosa battaglia.

Insomma, deve suonare l’ora del richiamo nazionale all’unione delle forze che l’Europa la vogliono cambiare non con la xenofobia, non con la politica della reazione neoliberista, non con la politica della liberalizzazione selvaggia. Anche i Conservatori inglesi hanno imparato la lezione e la Brexit è veramente la svolta che tutti coloro che vogliono ancora lo Stato sociale e la democrazia non potevano non attendersi. Ancora una volta il modo della Common law e della Magna Carta ci indica la via. 

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