CASO LUPI/ Ora che l’inchiesta “grandi opere” è archiviata, chi deve dimettersi?

- Gianluigi Da Rold

Il gip di Firenze Antonio Pezzutti ha archiviato l’inchiesta a carico di Incalza, Perotti, Cavallo e Pacella per infondatezza delle notizie di reato. Lupi si era dimesso. GIANLUIGI DA ROLD

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Maurizio Lupi. Si è dimesso da ministro dei Trasporti il 20 marzo 2015 (LaPresse)

Nulla di nuovo sotto il sole, in fondo. Chissà se ormai qualcuno si ricorderà ancora dell’inchiesta del marzo 2015, che aveva portato a quattro ordinanze di custodia. E, in un susseguirsi di indagini, con il consueto “grande lavoro” dei celebri giornalisti “pistard” della “nuova Italia che cresce”, e della complicità di una classe politica imbelle, che ormai supera le comiche di Buster Keaton, questa inchiesta aveva sollevato un “polverone” sul governo portando alle dimissioni del ministro alle Infrastrutture, Maurizio Lupi.

Un noto settimanale, quelli che ormai non legge più nessuno, ma le cui copertine vengono riprese in televisione (sic!) per compassione, titolò: “Maurizio Lupi, il ministro tradito da se stesso”. Il sottotitolo era più conturbante: “Milano, Cl, Don Giussani, il ministero delle Infrastrutture e ora le dimissioni. La parabola di un uomo colpevole di semplicioneria”.

Ora che cosa succede? Un attimo di storia. Il principale dossier dell’inchiesta si basava su associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta, e indebita influenza ai pubblici ufficiali. Roba che se va avanti così, tra qualche anno, potrebbe portare ai lavori forzati.

Alle quattro ordinanze di detenzione (che ora vengono chiamate “misure restrittive”) si aggiunsero altri sette indagati.

La repubblica era ancora una volta “scossa” dallo scandalo! Ora i quattro maggiori imputati erano il più importante dirigente al ministero delle Infrastrutture, Ettore Incalza (personaggio, nel suo campo, di livello mondiale), l’imprenditore Stefano Perotti, il lobbista Francesco Cavallo, il funzionario ministeriale Sandro Pacella.

Per questa inchiesta, Lupi non era affatto indagato, ma era finito nel “tritacarne” delle intercettazioni telefoniche (grande strumento che garantisce la libertà personale, accipicchia!) per un regalo che suo figlio avrebbe ricevuto da Perotti, l’imprenditore.

La tesi accusatoria prevedeva che ci fosse un accordo per spartirsi gli appalti. Incalza avrebbe messo alla direzione dei lavori l’impresa di Perotti per favorire alcune aziende, mentre Cavallo faceva da intermediario. Un intrigo quasi giudaico-massonico.

Quindi, se il figlio di Lupi aveva ricevuto un regalo da Perotti (accipicchia: un Rolex, il cui reale valore è sempre cambiato nel corso di questi due anni), per questioni di “opportunità politica” Maurizio Lupi si doveva dimettere.

E così avvenne, secondo una giurisprudenza che potrebbe ispirarsi ai “grandi principi” degli ayatollah iraniani. Il diritto sciita deve essere ormai, senza dubbio, considerato migliore del diritto positivo occidentale, soprattutto se di ispirazione common law, anche se in Italia molti pubblici ministeri hanno forti dubbi: accipicchia, ci sarebbe la responsabilità personale del reato e magari si finirebbe con il parlare della separazione delle carriere, quella che volevano Montesquieu, Tocqueville, anche il nostro Calamandrei. Ma qui non se ne parla!

Ma, a parte questi incisi, che cosa è successo del grande scandalo? E’ accaduto che il gip di Firenze, Antonio Pezzutti, ha archiviato l’inchiesta per infondatezza delle notizie di reato. Scommettiamo che non faranno nessuno “speciale televisivo”, nemmeno dalle 2 alle 4 di notte? 

L’archiviazione fa soprattutto decadere la tesi dell’associazione a delinquere. Cade anche l’impianto accusatorio in cui gli inquirenti ravvisavano la corruzione, tra cui quello relativo all’alta velocità di Firenze, al consorzio Cavet per l’alta velocità Bologna-Firenze, al collaudo portuale di Trieste.

Senza l’associazione a delinquere, il resto delle inchieste prende una piega da bar sport. Ma comunque staremo a vedere. Gli ayatollah sono sempre pronti, dopo aver raggiunto uno scopo, a perseguirne subito un altro.

E i regali di Perotti? Gli avvocati hanno sufficientemente spiegato le ragioni di una lunga amicizia. Ma intanto “chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto”.

Del resto, questo non è il Paese che ha assicurato una grande carriera al pm del caso Tortora? Non è sempre questo il Paese che ha accusato Lorenzo Necci (dopo averlo prelevato in casa e portato in galera) per 40 volte e poi ha dovuto assolverlo 40 volte? In fondo, di che cosa ci stupiamo?

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