DIETRO LE QUINTE/ Renzi & referendum, occhio alla trama di Re Giorgio

- Mara Maldo

Estromesso Pasquino da Radio Anch’io. Lotti che infierisce su D’Alema mentre Renzi esorta a svelenire il clima e difende i poveri “perseguitati” del Sì. Il resto lo racconta MARA MALDO

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Giorgio Napolitano (LaPresse)

Basta un Sì. Per esempio il sì di un direttore di rete Rai infingardo, e Gianfranco Pasquino in un primo momento ingaggiato per esporre le ragioni del No viene brutalmente estromesso dalla trasmissione Radio Anch’io perché “Lui” non lo tollera. Basta un Sì. Come il sì ignavo dell’ideatore de “La più bella del mondo”. È’ bastato che l’uomo solo al comando fosse targato Pd e Roberto Benigni ha calato le braghe senza colpo ferire. A un presidente del Consiglio si può resistere come ai tempi di Berlusconi, ma non al segretario comunista del partito democratico. Metti che non ti invita più alle feste dell’Unità come un Anpi qualsiasi. Metti che entri nella lista nera dei Giannini, Guzzanti, Crozza, D’Alema, Pasquino, Mauro, Brunetta, Gandolfini, Salvini. The Owls list. La lista dei gufi.

Quella contro cui scatenare le iene di turno. Non a caso il sotto- (e ci mancherebbe) segretario Lotti si accanisce contro D’Alema che avrebbe risentimento “per non avere ottenuto una poltroncina”. Leninismo puro. Calunniate, calunniate, qualcosa resterà. 

Basta un Sì. Come quello pronunciato da Mario Monti a pranzo a Firenze nel 2013 a casa del Bomba per far fuori Letta e candidarsi al suo posto per la presidenza del Consiglio europeo su assicurazione del solo in Italia in grado di dire a chicchessia “staisereno”. Basta un Sì. E Scelta Civica viene dissolta e trasferita nel Pd. Ma i conti non tornano, lo showman di Rignano punta alla diafana Mogherini e il professor Monti si risente. 

Basta un Sì. Questa volta detto a Napolitano nei banchi del senato, nel giorno in cui anche i senatori a vita sono cooptati da Matteo per la recita su “CasaItalia”. Primo attore Renzo Piano, architetto di grido sempre assente a palazzo Madama tranne quando c’è da espellere Berlusconi. Ma a bordo campo si recita a soggetto, e Re Giorgio chiede aiuto a Monti per far fuori Renzi dopo aver “sistemato” Silvio. Lo sventurato rispose. 

La trama è semplice. La gente vuole riforme, ma non sopporta più arroganza, false promesse, mancette e bugie. Qualcuno, nel Palazzo e fuori, comincia a capirlo — e a temerlo. E allora avvisiamo i soliti noti a livello internazionale che in assenza di una proposta potabile di centrodestra è pronto un rimpasto di riserve della repubblica (ma con molte donnine della corte renziana). Basta un Sì, insomma. Qualcuno riuscirà a dire No per sfuggire non solo all’autoritarismo dei prepotenti, ma anche a quello dei mediocri? Sic semper tyrannis.

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