REFERENDUM/ D’Esposito (Il Fatto Q.): Grillo è caduto nella trappola del premier

M5s offre il fianco a Renzi e il segretario del Pd ne approfitta due volte. Per FABRIZIO D’ESPOSITO (Il Fatto Quotidiano) Renzi vuole usare Grillo per spaventare i moderati

24.11.2016 - int. Fabrizio d'Esposito
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Beppe Grillo e il M5s (Foto: LaPresse)

M5s offre il fianco a Renzi e il segretario del Pd ne approfitta due volte. A Palermo dieci esponenti del Movimento 5 stelle sono sotto inchiesta per irregolarità nelle firme di presentazione delle liste alle amministrative del 2012. A Bologna un’inchiesta parallela porta all’iscrizione di quattro pentastellati nel registro degli indagati per irregolarità delle firme in occasione delle regionali 2014. Il fronte del Sì è il serial killer dei nostri figli, aveva detto Grillo, che ha rincarato la dose accusando il capo del governo di comportarsi come una “scrofa ferita”, che attacca chiunque veda. Pronta la replica di Renzi: accusa falsa come le firme di M5s, noi siamo per i sorrisi e per il merito, ha risposto il premier. Grillo c’è cascato? Sì, secondo Fabrizio D’Esposito (Il Fatto Quotidiano): Renzi voleva provocare il leader di M5s per spaventare i moderati e il comico ha abboccato. D’Esposito è l’autore dello scoop su Vincenzo De Luca (Pd) e i “fiumi di soldi” fatti arrivare da Renzi in Campania. In due riunioni, De Luca arruola pancia a terra i “suoi” sindaci (eletti da tutti i cittadini) nella campagna per il Sì, intimando loro di trascinare la gente nei seggi a votare la riforma. Ieri la commissione Antimafia (presieduta da Rosy Bindi) ha chiesto alla Procura di Napoli di verificare i presupposti per l’avvio di una inchiesta sul caso De Luca, mentre in serata la commissione Bilancio ha dato via libera all’emendamento (ribattezzato “norma De Luca”) che consente ai presidenti di Regione di diventare anche commissari alla sanità regionale.

D’Esposito, come valuta dal punto di vista dello scontro referendario la grana piovuta sulla testa di M5s?

Non mi sto occupando delle vicende di M5s, ma non ho mai creduto nella giustizia a orologeria e quindi non credo che la vicenda sia stata montata per bilanciare le magagne del Pd. Per quanto possa essere fondato nelle inchieste delle procure che indagano, il caso delle firme grilline è stato molto pompato dall’informazione, questo sì. E’ lo stesso meccanismo distorsivo per cui della vicenda del diversamente renziano De Luca stiamo parlando soltanto adesso, quando Il Fatto ha pubblicato lo scoop il 18 novembre e la stampa ha taciuto per giorni.

Perché c’è un caso De Luca?

I patti territoriali firmati dal governo valgono fiumi di denaro, per questo De Luca manda i sindaci a fare il porta a porta. Sa che se Renzi perde, lui — De Luca — dopo il 4 dicembre potrebbe non avere più un governo amico.

Prima Renzi che chiama il No “accozzaglia”, poi Grillo che dà della “scrofa ferita” al capo del governo. Che ha risposto esortando al “sorriso” e a parlare del merito. Che cosa sta succedendo?

La mia sensazione è che Renzi sappia di essere in svantaggio e stia usando tutte le armi a disposizione per recuperarlo, come alzare i toni dello scontro e provocare Grillo. Lo scopo è quello di spaventare i moderati propensi al No. Un po’ come avvenne alle europee 2014. E Grillo c’è cascato. Da parte di Renzi è comprensibile, perché quando si è in campagna elettorale e si insegue, si è costretti ad alzare i toni per andare a stanare l’avversario. Ricordiamoci di Berlusconi: quando era favorito rifuggiva i confronti, quando era sfavorito doveva inseguire gli altri. In questo caso, però, Grillo ha offerto a Renzi una sponda preziosa. Doveva stare zitto.

 

M5s dà invece battaglia sul voto all’estero, Di Maio insiste molto su questo. Ha ragione?

Certo. Se accreditiamo per un momento i sondaggi, 4-5 punti di distacco tra il No e il Sì equivalgono a circa un milione e mezzo di voti. Alle politiche del 2013 la media dei votanti esteri è stata circa il 30 per cento degli aventi diritto, vuol dire un milione e 200mila voti; oggi gli aventi diritto sono più di 4 milioni. Renzi sa che se dall’estero arrivano 700mila voti e in Italia il Sì guadagna, può recuperare lo svantaggio. Ma all’estero, come noi e tanti altri hanno dimostrato, è facile manipolare il voto.

 

Perché il sistema non è sicuro?

Perché l’elettore riceve dal nostro ufficio diplomatico un plico per posta, fatto stampare da aziende private e non si sa in quale quantità; lo apre, prende la scheda elettorale, vota, infila la scheda in una busta bianca anonima che a sua volta mette in una busta più grande a sacco, con vicino un tagliando che attesta il voto compiuto; e rispedisce la busta per posta ordinaria al nostro ufficio diplomatico. Durante questa fase può succedere di tutto.

 

Quale sarebbe la soluzione?

Far votare gli italiani all’estero usando come seggio gli uffici diplomatici, garantendo la segretezza e la libertà del voto come avviene nei seggi in Italia.

 

(Federico Ferraù) 

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