IL CASO/ Cosa c’entra il referendum con i 50 mln tolti ai bambini malati dell’Ilva?

- Mara Maldo

Renzi rompe la tregua con Emiliano e toglie 50 milioni ai bambini malati dell’Ilva. Il governatore vuole riaverli? Gli conviene votare Sì al referendum. MARA MALDO

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Del voto di scambio si è discusso fin troppo in questa dissennata campagna referendaria. Non solo i comportamenti degli amministratori Pd della Campania sono apparsi poco trasparenti e al limite del grottesco: “dategli una frittura ma fategli votare Sì”. Quanto ancor più desta sconcerto un presidente del Consiglio che impegna il governo in patti territoriali per decine e decine di miliardi senza avere da parte neppure la minima parte delle risorse che promette. Il ricatto di scambio però è una novità assoluta.

Prima il blitz, poi la retromarcia. La commissione Bilancio della Camera ha cancellato l’emendamento alla manovra finanziaria che avrebbe consentito alla Puglia di spendere 50 milioni di euro per fronteggiare le emergenze sanitarie causate dall’inquinamento a Taranto: un problema drammatico per i bambini di quella città martoriata. Una mossa che ha scatenato immediatamente la protesta del governatore Michele Emiliano: “Tutta la Puglia deve mobilitarsi al fianco dei tarantini per pretendere dal governo ciò che loro spetta. Da anni la città subisce un inquinamento di Stato che ha spaventosamente aumentato ogni sorta di malattie”, ha scritto su Facebook.

Una mezza marcia indietro da parte del governo arriva ma con troppe ambiguità. Prima la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, ufficializza l’istituzione di un tavolo di lavoro dedicato alla situazione sanitaria di Taranto previsto per il prossimo 12 dicembre. Aggiunge il sottosegretario De Vincenti: “Il governo italiano — dice il rappresentante del governo — è fattivamente impegnato da tempo a individuare le soluzioni ai tanti problemi di Taranto e del suo territorio”. Cioè per ora state sulla corda, vediamo cosa fa Emiliano sul referendum e al Senato ci regoliamo… Bicameralismo differenziato pare che si chiami.

Quanto alla deroga al piano di riordino, “il passaggio della legge di bilancio al Senato — conclude De Vincenti — consentirà di approfondire ulteriormente le modalità per far fronte alle criticità della sanità tarantina”. La deroga al piano di riordino darebbe a Taranto una boccata d’ossigeno in tema sanitario, sbloccando 50 milioni di euro utili per assumere 1.800 tra medici e infermieri negli ospedali di città e provincia a corto di personale, in un territorio che vive difficili condizioni ambientali e di salute a casa dell’inquinamento dell’Ilva, come confermato dai recenti studi epidemiologici che nei prossimi giorni dovranno essere validati dallo stesso ministero della Salute.

Nei giorni scorsi la stessa Lorenzin, in visita a Bari col capogruppo alla Camera di Area Popolare Maurizio Lupi, aveva lasciato ben sperare con dichiarazioni di apertura alla richiesta della Regione: “Da parte del governo c’è sicuramente apertura ad aiutare la Puglia”. Per questo la bocciatura della notte scorsa in commissione parlamentare ha sorpreso sia i parlamentari dem pugliesi sia lo stesso presidente Emiliano. Il governatore ha lanciato un primo attacco: “Avevo creduto molto al rapporto con il governo sia per la costruzione del processo di decarbonizzazione che per il potenziamento del sistema sanitario. Credo che questo rapporto sia stato spezzato e non riesco a capire perché”.

Il riferimento di Emiliano è anche alla tregua stabilita tra lui e il premier Matteo Renzi due settimane fa a Palazzo Chigi. In quella sede Emiliano aveva confermato di voler votare No al referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo, ma promettendo di non impegnarsi a fare campagna elettorale a favore del comitato per il no. In cambio il governatore chiedeva l’apertura del governo alle istanze della Regione, prima fra tutte l’emergenza tarantina. Stava sereno insomma.

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