GIURAMENTO NUOVO GOVERNO GENTILONI/ Lista Ministri, i nomi: out Boschi-Giannini, dentro Finocchiaro, Fedeli, Lotti (oggi 12 dicembre ultime notizie)

- La Redazione

Governo Gentiloni: via al Toto-ministri, chi sono? I nomi tra conferme e novità: Fassino per gli Esteri, Boschi resiste? Le ultime notizie di oggi, 12 dicembre 2016, e gli aggiornamenti.

gentiloni_zoomR439
Paolo Gentiloni (Lapresse)

Paolo Gentiloni ha diramato la lista dei nuovi ministri del nuovo Governo formato dopo le dimissioni dell’ex premier Renzi: praticamente ben poche sorprese, se si eccettua l’uscita dal novero dei ministri dell’ex ministro per le Riforme Maria Elena Boschi che paga la sconfitta del referendum costituzionale come il suo ex Preisdente del Consiglio Matteo Renzi. Ecco i ministri del nuovo governo annunciati dal premier Paolo Gentiloni. Senza portafoglio: Anna Finocchiaro Rapporti Parlamento, Marianna Madia Semplificazione e Pa, Enrico Costa Affari Regionali.Claudio Devincenti alla Coesione Territoriale e Mezzogiorno, Luca LottiSport. Con portafgolio Angelino Alfano agli Esteri, all’Interno Marco Minniti, alla Giustizia Andrea Orlando, alla Difesa Roberta Pinotti, all’Economia Giancarlo Padoan, allo Sviluppo Economico Carlo Calenda. Alle Politiche agricole Maurizio Martina, all’Ambiente Gian Luca Galletti. Ai Trasporti Graziano Del Rio. Al Lavoro Giuliano Poletti. All’Istruzione Valeria Fedeli. Ai Beni Culturali Dario Franceschini. Alla Salute Beatrice Lorenzin. Sottosegretario di stato alla presidenza del consiglio Maria Elena Boschi. Scelte conservative, se si eccettua i cambi all’Istruzione e alle Riforme (che scompare), con la nascita del Ministro dello Sport e della Coesione del Sud.

Sul Nuovo Governo Gentiloni che sta per nascere con il giuramento già questa sera scoppia la grana-Verdini: con una tempistica certamente “sospetta” mentre Gentiloni è chiuso al Quirinale a discutere della lista dei nomi per i Ministeri, esce una dichiarazione firmata Denis Verdini (Ala) e Enrico Zanetti (Scelta Civica) che minaccia la non fiducia al nuovo governo qualora non ci fossero alcune garanzie nella lista dei ministri. Questa la nota ufficiale: «In coerenza con un’azione che in questi ultimi diciassette mesi ha assicurato al Paese la governabilità e la realizzazione di importanti provvedimenti senza alcuna contropartita, non voteremo la fiducia a un governo che ci pare al momento intenzionato a mantenere uno status quo, che più dignitosamente sarebbe stato comprensibile con un governo Renzi-bis». In poche parole viene richiesta una maggiore rappresentanza di Ala e di Scelta Civica, ma il fatto che sia uscita in questi minuti significa forse che la lista dei ministri non convince per nulla in area Ala. Probabilmente si tratta di una “classica frizione” di trattative ministeriali, e potrebbe essere risolto con la considerazione e nomina in un secondo momento di vice ministri e sottosegretari (la prossima settimana visto che queste nomine sono in carica del premier e non del Capo dello Stato). Di certo questi ultimi momenti prima del giuramento vengono messi “in discussione” da questa ennesima nuova grana in questa pur breve crisi di Governo.

Il Premier incaricato Gentiloni è salito poco fa al Quirinale per presentare la lista dei nomi dei Ministri per il nuovo Governo, e il giuramento potrebbe addirittura essere già questa sera con la presenza di Mattarella. In questo modo, rispettano le volontà del Capo dello Stato, i tempi vengono ridotti per arrivare già domani al passaggio di consegne con Renzi (il famoso rito della campanella) e probabilmente la fiducia alle Camere. In attesa di vedere sciogliere gli ultimi nominativi nel toto-ministri che ancora impazza, al Quirinale è tutto un via vai di giornalisti per attendere le ultime decisioni del nuovo Presidente del Consiglio. Intanto sorge una clamorosa indiscrezione dai palazzi romani della politica che vedrebbe Maria Elena Boschi, titolare del Ministero delle Riforme e dei Rapporti con il Parlamento (nonché firmataria della Riforma Costituzionale bocciata alle urne e apripista della crisi di governo) non ottenere una riconferma in un Dicastero, bensì prendendo le deleghe per la Presidenza del Consiglio nel ruolo di sottosegretario. In pratica sostituirebbe Claudio De Vincenti, che invece andrebbe a prendere la guida di un nuovo ministro ad hoc sul Sud Italia.

Il nuovo Governo Gentiloni sarà reso noto dopo le 17.30, quando cioè il premier incaricato da Mattarella salirà al Quirinale a presentare l’esito del lavoro svolto in questi due giorni di consultazioni interne e con soprattutto la lista dei nomi del prossimo Consiglio dei Ministri. Così ha detto Gentiloni all’uscita dall’ultimo colloquio con i capigruppo Pd Rosato e Zanda: «Ho cercato di conciliare l’esigenza di tempi stretti, così come indicato dalle parole di Sergio Mattarella, con quella di ascoltare tutti. Ho chiesto al presidente della Repubblica di essere ricevuto per illustrargli il lavoro svolto. salirò al Quirinale alle 17.30». Intanto gli ultimi due dubbi che agitano la maggioranza sul toto-ministri sono legati alle figure di Esteri-Interni e sulla Riforme: Maria Elena Boschi verrà confermata o bocciata dopo la sconfitta al referendum? E in secondo luogo, chi sarà il successore di Gentiloni alla Farnesina? Potrebbe essere Alfano, con lo spostamento di Minniti agli Interni, ma gli ultimi dubbi saranno sciolti dallo stesso Gentiloni dopo la salita al Quirinale.

Sono stati sciolti gli ultimi dubbi sulla composizione del nuovo governo dopo la crisi apertasi con le dimissioni di Matteo Renzi, tanto che il giuramento del nuovo esecutivo potrebbe avvenire già stasera. Facciamo allora il punto della situazione sugli appuntamenti imminenti del nuovo governo: domani ci sarà il passaggio di consegne con l’ex premier, quindi il primo Consiglio dei Ministri e poi la presentazione in Parlamento, partendo dalla Camera. Il via libera al nuovo esecutivo, come riportato da Sky Tg24, è arrivato in maniera unanime dalla Direzione del Partito democratico, anche se la minoranza ha chiesto “discontinuità” rispetto al governo Renzi e ha annunciato di voler valutare le singole misure in base “alla capacità di ascolto delle esigenze del Paese”. Intanto Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, ha chiesto al nuovo premier Paolo Gentiloni di “non occuparsi solo della legge elettorale”, mentre il Financial Time rilancia l’ipotesi, definita comunque “molto improbabile”, dell’uscita dell’Italia dall’eurozona.

Si sono chiuse le Consultazioni del Nuovo Premier Paolo Gentiloni: la crisi istituzionale volge al termine con la lista dei nomi dei ministri che in serata dovrebbe essere presentata al Quirinale, mentre a breve sono attese le prime dichiarazioni del Presidente del Consiglio a Palazzo Chigi. Renzi ora in Direzione Pd conferma l’appoggio pieno di tutto il Partito Democratico al nuovo governo che sta per nascere (e lancia il nuovo congresso dopo l’Assemblea Nazionale di domenica), con l’appuntamento delle elezioni che sarà il vero punto di indirizzo dell’intero prossimo semestre di governo, come ha rilanciato lo stesso Renzi. «Alla Camera Michele Nicoletti ha depositato, con anche la mia firma, una riproposizione del Mattarellum. Io credo sia da lì che dobbiamo ripartire per dimostrare agli elettori la nostra intenzione di andare al voto», lo ha annunciato Sandra Zampa nel corso della direzione del Pd. Si pensa alla Legge Elettorale, questa la vera cifra che lega la Crisi di Governo al nuovo esecutivo Gentiloni.

Sta per finire la Crisi di Governo, le consultazioni stanno finendo e in serata si dovrebbe avere la lista ufficiale dei nomi (con la fine del lungo toto-ministri di questi giorni). Ebbene, ma Paolo Gentiloni cosa e come deciderà? Il nuovo governo post Renzi rischia di perdere la titolare della riforma che ha determinato di fatto la caduta dello stesso, ovvero Maria Elena Boschi, delusa dal risultato del referendum costituzionale. Il Foglio ha riportato pochi minuti fa una lista ufficiosa che sta circolando a Montecitorio (sede della Camera dei Deputati) e in cui appunto manca l’ingombrante nome della Boschi. Minniti agli Interni, Alfano agli Esteri, Padoan all’Economia, Orlando alla Giustizia, Pinotti alla Difesa, DelRio ai trasporti, Calende allo Sviluppo Economico, Rosato all’Istruzione e Lorenzin alla Salute. Bressa alla Funzione Pubblica, Guerini nei Rapporti con il Parlamento, Bellanova al Lavoro, Zanetti all’Agricoltura, Franceschini alla Cultura, Galletti alla Famiglia e Realazzi all’Ambiente. Ufficiosa, niente più, ma se davvero questa sarà la lista dei ministri del nuovo Governo Gentiloni numerose saranno le polemiche e gli scenari che si apriranno nei prossimi giorni, i primi del Nuovo Esecutivo.

La Crisi di Governo è verso il termine, con il nuovo esecutivo pronto ad insediarsi forse già domani se questa sera Paolo Gentiloni consegnerà come da programma la lista dei nomi di tutti i nuovi ministri e di quelli confermati per poter formare il nuovo Governo post-dimissioni di Matteo Renzi. Sono in corso questa mattina le ultime consultazioni del Presidente del Consiglio incaricato: dopo Fdi, alle 10:15 Gentiloni ha visto la delegazione di Svp, quindi alle 10:30 quella dei Civici Innovatori, alle 10:45 quella del gruppo per le Autonomie, alle 11 quella di Cor, alle 11:15 quella di Ap, alle 11:45 quella di Fi, alle 12:30 quella di Gal e alle 14 quella del Pd. Nel confronto duro con Giorgia Meloni non si è arrivati ad alcun accordo, anzi: «Chiediamo a Gentiloni e al Pd lo stesso rispetto mostrato da noi. Sarebbe intollerabile un gioco delle tre carte a danno degli italiani: cioè Renzi fa finta di dimettersi, mette un suo passacarte che fa le stesse politiche del governo precedente a cui gli italiani hanno detto No. Abbiamo chiesto al presidente Gentiloni che il governo e il Pd si impegnino a fare la legge elettorale che per noi può essere approvata entro la fine di quest’anno. Le elezioni potrebbero essere a maggio». La lista dei nomi per il Consiglio dei Ministri, con praticamente la stessa maggioranza renziana al governo, arriverà davvero questa sera? Forse decisiva potrebbe essere la Direzione Pd delle 12, visto che le tensioni interne al partito potrebbero determinare gli equilibri del nuovo governo Gentiloni.

Luca Lotti, l’uomo renziano per eccellenza, potrebbe essere confermato nel Nuovo Governo Gentiloni: la crisi che ha portato l’ex ministro degli Esteri a Palazzo Chigi vede in queste ore le ultime decisione sulla lista dei ministri in Consiglio, con il toto-ministri che impazza ancora in questa mattina del lunedì. Gentiloni dovrebbe decidere entro la serata la squadra di governo: come dicevamo, molte conferme – qui sotto il focus dedicato – e una possibile riconferma anche dell’uomo più renziano (facente parte del presunto “giglio magico” di Firenze attorno all’ex premier) tra i sottosegretarie. Lotti, protagonista della campagna elettorale per il Sì al referendum, ha non pochi nemici all’interno del Pd e della maggioranza ma dovrebbe essere confermato, ringraziando… Angelino Alfano. Secondo quanto ricostruito da ambienti del Quirinale, la decisione di Alfano di andare agli Esteri, porterebbe Marco Minniti al Viiminale, lasciando libero lo spazio molto importante della delega ai Servizi Segreti che pare essere stata presa proprio da Lotti. Un incastro politico che porterà comunque il governo Gentiloni a poche ore dalla definizione ufficiale.

È stata una domenica complicata per Paolo Gentiloni: il nuovo presidente del Consiglio ha lavorato nelle ultime ore per stilare la lista dei ministri, sondando l’umore dei partiti. Dopo le consultazioni del capo dello Stato Sergio Mattarella sono cominciate quelle del nuovo premier nella sala del Cavaliere della Camera dei deputati. Il ricambio dovrebbe essere limitato a pochi ministri e riguardare quelli più esposti e i “renziani”. Poche, dunque, le novità all’orizzonte: dovrebbero essere confermati, infatti, Pier Carlo Padoan (Economia), Angelino Alfano (Interno), il quale però potrebbe traslocare – secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore – al ministero degli Esteri. In tal caso verrebbe sostituito da Marco Minniti, che lascerebbe la delega ai Servizi segreti a Luca Lotti, attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. In sella resterebbe Enrico Costa (Affari regionali). Verso la conferma anche Dario Franceschini (Beni culturali), Andrea Orlando (Giustizia), Graziano Delrio (Infrastrutture e Trasporti), Roberta Pinotti (Difesa) e Maurizio Martina (Agricoltura).

La composizione del nuovo Governo non sarà affatto rivoluzionaria: il nuovo premier Paolo Gentiloni sta pensando a pochi cambi, quindi non possiamo aspettarci molte novità. C’è comunque un gruppo di ministri che è a rischio taglio: questa “pattuglia” è guidata da Maria Elena Boschi, titolare del dicastero delle Riforme. Dopo la batosta subita nel referendum sulla sua riforma della Costituzione è finita in lizza per l’uscita dal governo, ma nelle ultime ore avrebbe riguadagnato terreno e quindi potrebbe conservare – secondo Il Sole 24 Ore – un ruolo all’interno dell’esecutivo: potrebbe, ad esempio, cedere la delega per le Riforma a Emanuele Fiano e mantenere quella per le Pari opportunità e i Rapporti con il Parlamento. In bilico Stefania Giannini che potrebbe lasciare la titolarità del dicastero dell’Istruzione a Francesca Puglisi. In dubbio anche Marianna Madia (Pubblica amministrazione) e Beatrice Lorenzin (Sanità), mentre Gianluca Galletti (Ambiente) potrebbe essere sostituito da Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente. In uscita, infine, Giuliano Poletti (Lavoro), che potrebbe essere rimpiazzato da Teresa Bellanova.

Tra le caselle da riempire per comporre il nuovo governo c’è quella che riguarda il nuovo ministro degli Esteri: in pole c’è Angelino Alfano, ma sta prendendo quota anche la candidatura di Piero Fassino, sebbene qualcuno ipotizzi pure Carlo Calenda. Negli ambienti parlamentari circolano molte voci: in pista sarebbe anche Pier Ferdinando Casini, che si occupa della commissione Esteri, ma non è da escludere una soluzione interna e in tal caso la scelta ricadrebbe su sull’ambasciatrice Elisabetta Belloni, attuale segretario generale della Farnesina. Promozione in vista per Enrico Zanetti, ma Denis Verdini ha proposto anche Marcello Pera e Saverio Romano durante le consultazioni con il nuovo premier Paolo Gentiloni. Ex esponente di Scelta civica ora in quota con i verdiniani di Ala, Zanetti potrebbe fare il cosiddetto “upgrade” e, quindi, il suo ingresso nella formazione della maggioranza che dovrebbe essere costituita da Pd, Ncd e Scelta civica. Per i verdiniani, però, è corsa a tre. Chi la spunterà?

Nel novero del toto-ministri che impazza in queste ore di Crisi di Governo, il neo premier Paolo Gentiloni sta cercando di ultimare gli ultimi nomi per comporre la lista da presentare domani al Quirinale nell’ultimo incontro con Sergio Mattarella. Come abbiamo già anticipato, i tre ruoli che sarebbero ancora da riempire nelle caselle vuote sono Lavoro, Scuola e Esteri (per evidenti motivi, essendo Genitori passato a Palazzo Chigi). Il ministro Poletti e la ministra Giannini sembrano infatti non aver convinto fino in fondo e Gentiloni sarebbe pronto a “sacrificarli”, ma anche Boschi e Madia, le donne forti del governo Renzi, potrebbero non essere completamente al sicuro nel nuovo Consiglio dei Ministri. «l nuovo governo, terzo della XVII legislatura, va prendendo forma tra continuità e rinnovamento. Nel panorama che si sta delineando accanto a Paolo Gentiloni premier, c’è un totoministri: alcuni confermati, altri esclusi. Tra questi ultimi ci sono diverse donne messe in crisi da una valutazione sommersa e in via di rimozione», sono le parole di difesa per il rischio “rottamazione donne” espressa da Paolo Binetti. «Molte di loro hanno contribuito positivamente alle tante cose buone di questo governo e rottamarle sembra davvero di cattivo gusto!», attacca ancor la Binetti in una intervista al Sole 24 Ore. I nomi saranno resi noti domani, resta il dubbio su chi tra i ministri del nuovo Governo Gentiloni rimarrà e chi no…

Il nuovo Presidente del Consiglio è già al lavoro per la formazione della nuova squadra di governo, quindi è già cominciato il toto ministri: al Viminale dovrebbe restare Angelino Alfano, il quale ha chiesto la conferma di Beatrice Lorenzin alla Salute. Stando a quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, Maria Elena Boschi potrebbe restare con la sola delega per i Rapporti con il Parlamento e per le Pari Opportunità, mentre le riforme dovrebbero essere ereditate da Roberto Giachetti, ex candidato sindaco di Roma. Carlo Calenda e Andrea Orlando, invece, dovrebbero restare rispettivamente al ministero dello Sviluppo economico e della Giustizia. Verso la conferma anche Marianna Madia (Pubblica amministrazione), Padoan (Economia) e Pinotti (Difesa). La novità più grande dovrebbe riguardare l’entrata nell’esecutivo di un uomo di Denis Verdini, ma intanto si sta provando a far occupare la poltrona della Farnesina: in lizza l’ambasciatrice Elisabetta Belloni, ma Dario Franceschini, che avrebbe fatto il nome di Piero Fassino, sarebbe un altro candidato. Giuliano Poletti potrebbe essere sostituito dal vice ministro del Mise Teresa Bellanova al dicastero del Lavoro, Stefania Giannini invece potrebbe lasciare il posto alla senatrice Francesca Puglisi o alla deputata Simona Malpezzi. A rischio anche Gianluca Galletti, che potrebbe essere sostituito al ministero dell’Ambiente dal deputato Ermete Realacci.

Nella Crisi di Governo che va dissolvendosi, il nuovo premier Paolo Gentiloni sta cercando di tessere le ultime trame per portare la lista dei ministri domani al massimo dal capo dello Stato. «Governo in tempi brevi, come detto da Mattarella: tornerò al Quirinale non prima di domani visto che ci sono scadenze e impegni da rispettare, sul piano interno, europeo e internazionale», spiega Gentiloni nel suo primo discorso. Sul piano europeo l’appuntamento da segnare è quello di giovedì 15 dicembre, quando il Consiglio Europeo si ritroverà a Bruxelles, con Mattarella che desidera mandare un Governo nuovo e che ha già giurato. Intanto emergono gli ultimi dettagli sui ministeri ancora in forse – molte conferme, Lavoro e Istruzione i più “fragili” – e sono clamorosi: nel tentativo di ricomporre la frattura di Gentiloni con l’ala di minoranza dem del Pd, pare che il nuovo Presidente del Consiglio abbia proposto a Gianni Cuperlo la poltrona del Miur. Il No secco è arrivato già oggi, anche se impressione è che Stefania Giannini non verrà riconfermata al Ministero della scuola.

Paolo Gentiloni è stato incarico da Mattarella come nuovo presidente del Consiglio e da ora fino massimo verso domani mattina, si prepara la lista dei ministri. Come molte fonti confermato dal Quirinale, pare che nel lungo colloquio tra il Capo dello Stato e il nuovo premier appena incaricato, la lista dei nomi sia già stata presentata e si tratta solo di effettuare le ultime chiamate per le conferme e ipotetici rifiuti dell’ultim’ora. Intanto si ipotizza il nome di Piero Fassino come possibile subentrato al ministero degli Esteri proprio al posto di Gentiloni; altrimenti Calenda o anche Belloni, comunque una personalità vicina a Renzi e al suo successore. Le conferme potrebbero essere molte, anche per mettere a punto i decreti attuativi delle riforme iniziate durante l’esecutivo Renzi: Maria Elena Boschi, Marianna Madia, Dario  Dario Franceschini come ministro della Cultura, Maurizio Martinaall’Agricoltura, Andrea Orlando alla Giustizia e Roberta Pinotti alla Difesa. Anche la compagine di Ncd al governo dovrebbe restare in sella con i suoi tre ministri, Angelino Alfano, Beatrice Lorenzin ed Enrico Costa. In bilico dunque Poletti e Giannini, del Lavoro e della Scuola, ma le scelte verranno sciolte solo nelle prossime ore.

Paolo Gentiloni è il nuovo presidente del Consiglio scelto da Sergio Mattarella per continuare l’opera del governo uscente: l’incarico è stato accettato con riserva dall’ex ministro degli Esteri, ma è la prassi visto che mancano ancora i ministri (in serata la lista sarà consegnata al Presidente della Repubblica). Le primissime parole del nuovo premier sono state molto forti: “un governo in passi rapidi, di cui apprezziamo la coerenza del premier uscente Matteo Renzi di prendere le responsabilità della sconfitta nel referendum”, anche se è un altro passaggio che farà rumore: «il nuovo governo nasce per l’indisponibilità delle altre forze politiche di accettare le responsabilità di questa crisi. Non per scelta ma per senso di responsabilità, nasce il nuovo governo incaricatomi dal Presidente Mattarella». Incarico immediato all’attuale ex ministro degli Esteri che si ritrova a muoversi “con i numeri della maggioranza uscente dal Parlamento”, ovvero senza nuovi accordi ufficiali dagli altri partiti.

E l’ufficialità arriva con la nota del Quirinale: la Crisi di Governo sembra così finire, con la convocazione di Paolo Gentiloni, attuale ministro degli Esteri dell’esecutivo Renzi dimissionario, al Quirinale alle ore 12.30. Non viene riportato il motivo, ma ormai tutti possono accertare con sicurezza che la chiamata al Quirinale coincida con l’incarico affidato dal Capo dello Stato proprio al ministro della Farnesina. «Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha convocato per le ore 12.30 di oggi, al Palazzo del Quirinale, l’onorevole Paolo Gentiloni». Poche parole, scarne, come del resto anche ieri al termine della Consultazioni lo stesso Mattarella aveva dimostrato: «Il nostro Paese ha bisogno in tempi brevi di un governo nella pienezza delle sue funzioni. Vi sono di fronte a noi adempimenti, impegni, scadenze che vanno affrontati e rispettati. Si tratta di adempimenti e scadenze interne, europee e internazionali». Nascerà così il terzo governo dopo Letta e Renzi in seguito alle votazioni delle Politiche del 2013: l’incarico arriverà già in serata? Nelle prossime ore decisiva si saprà di più, ma ormai è certo che il Governo ci sarà e con lo scopo principale di fare la legge elettorale e le più pressanti scadenze dei prossimi mesi.

-Erano in tanti, alla vigilia delle consultazioni al Quirinale del Presidente Mattarella per la crisi di governo, a credere che Silvio Berlusconi avrebbe messo in scena l’ennesimo colpo di teatro di una carriera politica piena zeppa di mosse a sorpresa. Il leader di Forza Italia, però, pur rimarcando la propria fiducia nelle decisioni del capo dello Stato, ha tenuto a freno la tentazione di risultare nuovamente decisivo per la composizione di un nuovo governo di scopo e ha rimandato la palla nel campo del Partito Democratico, il soggetto politico che a detta dell’ex premier deve pagare lo scotto di aver voluto giocare la partita referendaria sulla pelle degli italiani. Con questa mossa, però, Berlusconi ottiene soprattutto l’effetto di tenere unito il centrodestra. Tanto la Lega Nord, quanto Fratelli d’Italia, avevano ribadito prima di Forza Italia la propria indisponibilità a partecipare ad un governo di larghe intese che arrivasse fino alla scadenza naturale della legislatura nel 2018. Confermando l’intenzione di non prestarsi a nulla di più che ad una collaborazione che porti ad un’intesa sulla legge elettorale, Berlusconi tiene insieme i pezzi del centrodestra e, vista la tendenza a sparigliare le carte del leader di Forza Italia, questo può significare soltanto una cosa: le elezioni sono davvero vicine.

-Al termine delle consultazioni al Quirinale con tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha annunciato un breve periodo di riflessione dal quale deriverà la fine della crisi di governo. Il nuovo esecutivo, per stessa ammissione del capo dello Stato, “nella pienezza delle sue funzioni” dovrà occuparsi degli “adempimenti, delle scadenze e degli impegni sul fronte interno, europeo e internazionale che vanno affrontate e rispettate”. Ma quale sarà la personalità incaricata da Mattarella per dare vita ad un nuovo governo? Al momento, secondo diversi commentatori politici, la pista più viva è quella che porta a Paolo Gentiloni premier. L’unica ipotesi che attualmente dovrebbe preoccupare il Ministro degli Esteri è quella di un Renzi-bis, opzione questa mai totalmente scartata dal Presidente della Repubblica, ma certamente poco gradita a Matteo Renzi, intenzionato a sottrarsi al logoramento al quale con ogni probabilità andrebbe incontrorestando a Palazzo Chigi. Piano-A e piano-B e nulla più? No, nel caso in cui Mattarella non fosse convinto della bontà di queste due soluzioni, non è escluso che l’inquilino del Quirinale possa fare ricorso ad un nuovo giro di consultazioni più ristretto. Al momento, però, questa strada appare poco percorribile: è stato lo stesso Mattarella, infatti, a ricordare che il Paese necessita di una soluzione alla crisi di governo “in tempi brevi”.

-Nella giornata di ieri, mentre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella era impegnato nelle consultazioni al Quirinale per mettere fine alla crisi di governo, non è passato inosservato il fatto che il premier dimissionario Matteo Renzi conducesse parallelamente una serie di incontri con alcune delle personalità coinvolte dalla discussione relative alla formazione di un nuovo esecutivo. Non può essere un caso, infatti, che il leader di Ncd Angelino Alfano, dopo aver parlato con Mattarella al Colle, si sia recato a Palazzo Chigi per incontrare Renzi; non può essere un dettaglio che la delegazione del Pd composta da Zanda, Rosato, Orfini e Guerini abbia incontrato il premier prima di Mattarella; e non può trattarsi di una coincidenza il fatto che i due nomi in pole position per il dopo-Renzi, Paolo Gentiloni e Pier Carlo Padoan, abbiano incontrato il Presidente del Consiglio diverse volte nelle ultime 48 ore. Una condotta, quella di Renzi, che non è andata giù al grillino Luigi Di Maio, il quale, come riportato da La Repubblica, si è scagliato contro il segretario del Pd:”Le consultazioni di Renzi sul governo in parallelo con quelle del presidente della Repubblica sono un atto di scortesia e arroganza incredibile. Questo signore, dopo la sconfitta al referendum e secondo quanto da lui stesso affermato, ora dovrebbe sparire dalla politica e non continuare a gestire poltrone”. Dello stesso avviso Raffaele Fitto di Conservatori e Riformisti, che spiega:”Renzi, con le sue consultazioni parallele, mostra una sgradevole mancanza di riguardo non solo verso il Quirinale, ma verso un corretto percorso istituzionale: lui è un primo ministro non eletto, sconfitto alle urne referendarie e dimissionario, non il padrone delle istituzioni”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori