DIREZIONE PD / Diretta streaming video, Renzi: “presto elezioni e Congresso, ma decide l’Assemblea di domenica” (oggi, 12 dicembre 2016)

- La Redazione

Direzione Pd, diretta streaming video: Renzi vs minoranza dem nel Partito Democratico su crisi di governo, leadership e futuro. Congresso, chi saranno i candidati alle primarie?

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Immagini di repertorio (LaPresse)

Matteo Renzi ha chiuso la Direzione Pd alle ore 14.30 dopo due ore di discussioni e relazioni, molti contro la segreteria attuale e le scelte di queste ultimi tre anni di governo a guida Renzi. Le conclusioni del segretario non erano attese ma sono arrivate appena prima delle prime dichiarazioni del nuovo premier Gentiloni a Palazzo Chigi dopo la fine delle consultazioni (salirà al Quirinale alle 17.30 per presentare la squadra di Governo). «Credo che sia un bel giorno quello nel quale diciamo tutti insieme ‘buon lavoro’ a Paolo Gentiloni», ha iniziato così l’intervento l’ex premier dimissionario Matteo Renzi, prima di concentrarsi sui prossimi impegni e scenari nel Pd. «Noi ci siamo assunti come Pd il compito della responsabilità e le modalità con cui il Pd ha agito in questa fase credo debbano essere chiare a tutti: è di una trasparenza cristallina e segno di responsabilità verso il Paese. Cosa si apre adesso? Dobbiamo ragionare sul nostro futuro partendo da un assunto: ci sono elementi molto positivi, ma anche negativi. Il 59% è voto politico? allora lo è anche il 41? Noi avevamo un disegno chiaro: semplificazione e legge elettorale maggioritaria. Quel disegno lì è stato bocciato dagli elettori. Dobbiamo prendere atto di questo». Qualche rumore in sala ma tutto sommato non arrivano particolari contestazioni, dato che erano già state espresse dagli interventi di Speranza, Cuperlo e Migliore. Ecco dunque il capitolo atteso sul Congresso, «Nel momento in cui il presidente Gentiloni giurerà, nostro compito è decidere la linea del Pd per il futuro. Io sono dell’idea che occorre rispettare lo Statuto e che domenica l’Assemblea debba decidere se fare o no il congresso», con però l’importante aggiunta della scadenza elettorale, che deve essere immediata. «Se si fa un congresso, e io vorrei, si fa sapendo che c’è un appuntamento importante: le elezioni. Io sono sorpreso da alcuni toni, io inviterei a vivere questo momento con maggiore leggerezza. O noi riusciamo a dare una speranza all’Italia, e in questo momento milioni di persone affidano questa speranza a noi mentre altri si affidano alla rabbia».

Il documento già importante della Direzione Nazionale Pd è stato votato: il nuovo premier Gentiloni è stato votato all’unanimità da tutto il Partito Democratico con fiducia per la formazione del nuovo governo. Con questo documento, firmato anche dalla minoranza dem, si scioglie il possibile pericolo di una mancata fiducia alle Camere nei prossimi giorni di insediamento del Governo Gentiloni. Ma questo forse al momento è l’unico ambito in cui il Pd si vede unito, con la pietra dello scandalo che resta ancora Matteo Renzi: mentre la Direzione Pd va verso il termine, con altri tre interventi, il Segretario in carica è stato annunciato dal presidente Orfini come ultimo relatore con le Conclusioni dei lavori. Svolta a sopra dopo quanto annunciato fin qui, dove infatti non avrebbe dovuto parlare ma solo ascolane le varie anime del partito per preparare l’Assemblea Nazionale di domenica prossima. «La direzione del Pd ha approvato all’unanimità l’ordine del giorno che esprime il sostegno del partito alla scelta del presidente della Repubblica di conferire l’incarico di formare il nuovo Governo Paolo Gentiloni», in questi termini il voto per Gentiloni è pronto mentre prosegue l’attacco alla segreteria Renzi, con Francesco Boccia solo ultimo della serie. «Non possiamo non interrogarci sul perché 20 milioni di italiani hanno detto che non erano d’accordo con noi. Dobbiamo interrompere questa sorta di Truman Show permanente. Se il Paese dopo 3 anni ci dice no in questo modo, dobbiamo chiederci perché».

Il voto per Gentiloni ci sarà, la fiducia dalla Direzione Pd arriverà praticamente da tutti, minoranza compresa: ma il vero problema è ancora una volta Matteo Renzi. Chi è a favore e chi è contro, con la Direzione ancora in corso che ha visto prima Speranza, poi Migliore e poi anche Cuperlo scagliarsi contro una leadership “fallimentare e che deve convocare il Congresso al più presto. «Il clima che si sta determinando non è positivo e non aiuta nessuno di noi, a prescindere dalle scelte fatte nell’ultima fase. Lo dico a Lorenzo Guerini: anch’io non ho paura del voto, ho paura del risultato, e vorrei che ci mettessimo in condizione di predisporci al momento del voto perché il risultato ci dia qualche motivo di conforto e soddisfazione», pone all’attenzione Cuperlo che appoggia in pieno Gentiloni, come Speranza, ma non promette nulla per la continuazione del governo nelle prossime scadenze e riforme. «Sul tema del governo e dell’incarico a Paolo Gentiloni questo organismo deve fornire pieno sostegno per la considerazione della persona indicata, per il suo equilibrio e la sua esperienza e la sua saggezza. Non si configura come un altro tentativo al pari di quelli che li hanno preceduti – ha aggiunto – ha un mandato molto più definito”, anche se “non so se si può definire di scopo”, visto che “ci sono urgenze e impegni internazionali», ha chiuso il suo intervento l’ex presidente del Partito Democratico. Non prima però di aver riferito direttamente contro il segretario Renzi: «Noi stiamo impostando una discussione senza una relazione politica del segretario del partito. E’ un po’ un’anomalia tenere una discussione tra noi, in assenza di una relazione che ci consenta di fare tale riflessione».

Matteo Renzi è alla Direzione Pd e sta assistendo in questi minuti all’intervento di Roberto Speranza e della minoranza dem: un documento che in pochi termini stabilisce quale sarà il ruolo della stessa sinistra dem. «Va bene Gentiloni ma serve una vera svolta politica per evitare il suicidio nelle prossime elezioni: diciamo Sì alla fiducia al governo Gentiloni per “senso di responsabilità verso il Paese e il presidente Mattarella”, pur insistendo sulla richiesta di “discontinuità” nelle politiche. “Ci riserviamo di votare – si legge – contro eventuali provvedimenti che non condividiamo», sono le parole di Roberto Speranza, dopo l’apertura dei lavori emessa da Orfini e Lorenzo Guerini. «Da questa direzione devono emergere chiare posizioni, la prima: che il Pd non ha paura del voto. La seconda : il ringraziamento al presidente del consiglio uscente, Matteo Renzi, per il lavoro svolto e per la promessa mantenuta. Terzo: di dare un’indicazione chiara rispetto all’appoggio pieno, forte e leale nei confronti di Gentiloni», ha riporta la maggioranza renziana all’inizio della Direzione Nazionale del Partito Democratico. Ma la reazione di Speranza e dei bersaniani è stata dura: «Il Paese prima di tutto, questa resta la nostra linea. Non si può ignorare quello che è accaduto il 4 dicembre, serve discontinuità. Vediamo ancora troppo arroganza. Non ci porta lontano la sicurezza di chi crede di avere in tasca il 40%». Serve in congresso secondo la minoranza, in modo da definire davvero il ruolo del Pd: «bisogna capire con certezza se c’è spazio nel Pd per chi ha votato No al referendum», chiude il suo duro intervento uno dei leader della minoranza contro Renzi come Roberto Speranza. Alle ore 14 il Pd espriemerà un voto su fiducia a Gentiloni e non dovrebbero esserci problemi visto che comunque la minoranza ha detto che voterà a favore, almeno in queste prime fasi del nuovo governo.

La Direzione Pd sta per riunirsi – posticipato alle 12.30 l’avvio delle discussioni – e la novità più importante è che Matteo Renzi, dato in dubbio alla vigilia, ci sarà. Attorno alle ore 12 l’ex premier e attuale segretario del Partito Democratico è arrivato alla sede del Largo Nazareno per prendere parte alla Direzione Nazionale del suo partito; si dovrà esaminare il risultato del referendum costituzionale e di fatto anche ratificare l’appoggio dei democratici al governo di Paolo Gentiloni. Da quanto si legge nelle indiscrezioni di agenzia vicini al Pd, non è previsto l’intervento dello stesso Renzi con un discorso, come invece aveva fatto settimana scorsa nella giornata campale che aveva portato la sera al Quirinale le dimissioni dell’ex presidente del Consiglio. Nelle varie discussioni tra maggioranza e varie minoranze nel partito, siamo così certi che non prenderà parte almeno alla chiusura dei lavori?

Matteo Renzi ci sarà alla Direzione Pd in vista oggi alle ore 12 al Largo del Nazareno: la riunione per discutere sui fallimenti, le fatiche e il futuro politico del Pd potrebbe non vedere la presenza del segretario nonché premier appena dimissionario. Mentre proseguono le trattative e le consultazioni di Gentiloni per formare i nuovi ministri, si allarga la possibilità di una non presenza di Renzi alla Direzione del suo partito, in vista invece dell’appuntamento con lui in sella domenica prossime a Milano con l’Assemblea Nazionale. Pare, secondo l’Ansa, che Renzi non voglia prendere parte alla resa dei conti interna prima di quella istituzionale di domenica prossima: la minoranza dem però prepara già i fuochi per “distruggere” il segretario qualora non si presentasse. Un bersaniano all’Ansa riporta la pancia del Pd: «’Sarebbe di una gravità inaudita la sua assenza – dice un bersaniano – un segretario che non va alla direzione del suo partito di fatto è già dimesso». Gli stessi Bersani e Speranza sostengono che se Renzi convoca un Congresso anticipato non può faro se non con le sue dimissioni immediate; replica piccata dell’ala renziana, «la minoranza prova solo a rinviare il congresso perché non hanno ancora un candidato, ribattono dalla maggioranza Dem». Altro che resa dei conti, qui è un battaglia fino all’ultimo “voto”…

Si apre oggi una settimana chiave per i dem: la Direzione Pd convocata per questo primo pomeriggio, alle ore 12, mostrerà i primi capitolo della sfida e resa dei conti tra l’ala di maggioranza ancora in capo al segretari Matteo Renzi e le varie minoranze del Partito Democratico. Ieri è nato il governo Gentiloni, su stretta continuità con quello dimissionario di Renzi e proprio nella giornata di oggi ci dovrebbero essere le conferme sui ministri, molti dei quali dem confermati anche nel nuovo esecutivo. Il mare del Pd si muove dunque in giorni tesissimi con il fallimento del referendum, le dimissioni di Renzi e un nuovo governo Gentiloni tutto in una settimana: in quella che comincia oggi invece si parte con la resa dei conti politica dopo due anni e mezzo di governo a guida Renzi e si chiuderà con l’Assemblea Nazionale del Partito Democratico dove verrà ufficializzata la data del prossimo decisivo Congresso (le ipotesi parlano di marzo, ma può anche arrivare a fine febbraio). Ovviamente, il Congresso culminerà con le primarie per il nuovo segretario del partito, con Renzi intenzionato a ricandidarsi ma contro questa volta un nutrito gruppo di esponenti che forse già domani, se non domenica prossima, scioglieranno le riserve sulla loro discesa in campo. Finora sono Renzi ed Enrico Rossi ad essere sicuri, ma nei giorni scorsi si è resa pubblica la candidatura dell’attuale Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano (vedi focus qui sotto). La Direzione Pd oggi andrà in scena ovviamente come sempre anche in diretta streaming video, dal sito del Pd o da Unità.tv, oppure con il nostro link diretto qui sotto: la resa dei conti per analizzare fallimenti, progetti e intenzioni per il futuro sta per cominciare. Renzi vs Bersani, D’Alema, Orlando, Emiliano, Speranza… forse più un “tutto contro tutti” a ben guardare…

Al prossimo Congresso il Pd vedrà quanti candidati alle primarie? Nella Direzione del Partito Democratico di oggi alle 12 e nell’Assemblea Nazionale Pd di domenica prossima le riserve verranno forse sciolte del tutto: finora è Michele Emiliano ad avere anticipato i possibili rivali, se escludiamo i già candidati Enrico Rossi e l’attuale segretario uscente Matteo Renzi. «Se Renzi vuole gestire la transizione al congresso, dopo le dimissioni da premier dovrebbe presentare anche quelle da segretario Pd», la “tocca piano” il Governatore della Puglia in una intervista ad Agorà. Pochi giorni prima dell’incarico a Paolo Gentiloni, Emiliano ha espresso molto chiaramente il suo intento: «E’ chiaro che ci deve essere il congresso, che per noi significa ampia discussione e primarie. Senza di questo noi non possiamo riprendere come se nulla fosse successo, questo è evidente. Se Renzi ha voglia di guidare la transizione fino al prossimo segretario lo fa, se si vuole dimettere prima ci sono i suoi vice. Non cambia niente. Nella sostanza, dimessosi da premier è come se si fosse dimesso anche da segretario. Perché è evidente che se ha sbagliato in una veste ha sbagliato anche nell’altra». Emiliano ha del resto già chiaro anche il suo slogan, che probabilmente ripeterà oggi in Direzione contro l’eventuale presenza di Renzi (non è ancora data come ufficiale): “Basta uomini soli al comando”. Chi sarà con lui? (Niccolò Magnani)



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