RETROSCENA/ Il No di Verdini al nuovo Governo? Una mossa di Renzi contro Mattarella

- Mara Maldo

Tutti a dire che Denis Verdini non voterà la fiducia perché non ha avuto da Gentiloni quello che aveva chiesto. Analisi sbagliata. Il suo no è un chiaro avviso a Mattarella. MARA MALDO

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Denis Verdini (Foto: LaPresse)

Chi si ricorda il Matteo Renzi ridanciano che così spiegava la riduzione dei parlamentari con l’ipotetica approvazione della modifica costituzionale: “Ogni tre politici: uno, due, morto; uno, due, morto…”?

Sappiamo come è andata a finire. Ma questo non ha cambiato il modo di ragionare di Renzi che ha pensato bene, una volta pianto lacrime di coccodrillo sulla sua sconfitta, “…sono senza poltrona, senza immunità, senza vitalizio”, …di rilanciarsi nella versione che preferisce, quella del “guappo di cartone”.

Le minacce questa volta sono all’indirizzo del malcapitato neopresidente del Consiglio Paolo Gentiloni, al quale non è bastato riprodurre l’esecutivo del predecessore, fare ministro un “bravo” del calibro di Lotti e promuovere al ruolo di cane da guardia del governo “la più bocciata dagli italiani”, Maria Elena Boschi. Ma soprattutto all’indirizzo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, reo di non aver autorizzato il Renzi bis, nel tentativo di far proseguire fino a scadenza naturale la legislatura, con l’intento di riparare almeno in parte i disastri delle riforme renziane, in particolare quelle nel settore bancario, e mettere toppe ai buchi di bilancio fatti per vincere il referendum costituzionale. 

Renzi mandante e Verdini esecutore: “Ala non voterà la fiducia, era meglio il Renzi bis” ha tuonato l’orco Denis. Chiaro il giochetto. Cari presidenti, questo governo nasce presidiato dai miei guasconi e anche se ha il sapore di una ribollita, in ogni caso io stacco la spina quando voglio e Maria Elena farà l’ordine del giorno del Consiglio dei ministri, nel senso che porterà i miei ordini e Lotti li farà eseguire. Un gruppo straordinariamente preparato per il potere, questi del giglio magico. Affatto per il governo. Se ai guai già fatti si sommeranno altre débâcle, le nomine di aprile alle grandi aziende pubbliche, vera ragione per cui Renzi ha autorizzato la nascita del governo Renziloni, non basteranno a colmare il divario che si sta scavando col popolo. 

E il popolo parlerà di nuovo. E forse Sergio il canuto si salverà, perché alla fine arrivano sempre i nostri. Non certo appunto Verdini o peggio Alfano. Così abituati al ruolo di cortigiani di Silvio Berlusconi non hanno fatto un plissé nel trasferirsi armi e bagagli dal ras di Rignano sull’Arno. Alfano è approdato agli Esteri dopo aver giurato a Porta a Porta che avremmo votato in febbraio per reggere il gioco intimidatorio di Renzi contro Mattarella e scongiurare il rischio Franceschini. Ora appunto tocca a Denis. Che non asseconda Matteo perché, come l’altro, vive di elemosine del potere; no, lui crede nell’uomo nuovo. E se ne sente artefice. Di Silvio come di Matteo. I nostri arriveranno, però… Come un turbine di vento dopo tanta letale mediocrità. Al galoppo dietro una bandiera senza strisce ma con un congruo numero di stelle. E conquisteranno per prima la Sicilia. La terra di Mattarella. Che forse ringrazierà. Con uno sguardo che va oltre le apparenze.



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